Querela
ritirata per amore dei figli e per non riaprire vecchie ferite che si
stanno lentamente rimarginando. È finito ancora prima di cominciare
ieri mattina il processo alla Pretura penale di Bellinzona a carico di
un 38enne bellinzonese accusato di lesioni semplici, minacce e ingiurie
ai danni della moglie. I due, separati e in procinto di divorziare, in
una precedente udienza avevano optato per la sospensione della
procedura dandosi sei mesi per riflettere sul da farsi in modo da non
recare danno né all’una, né all’altro. Un periodo a quanto pare utile
che ha portato la consorte dell’imputato (patrocinata dall’avvocato
Luca Zorzi) a optare per il ritiro della querela. «La situazione
tra i coniugi si è nel frattempo un po’ stabilizzata anche se molti
problemi non sono affatto spariti. Tuttavia celebrando il processo non
renderemmo un servizio ai figli in primo luogo né alla mia assistita e
nemmeno a suo marito nel caso fosse condannato. Infatti, questo va
ribadito, rimaniamo convinti che i fatti siano andati come riportati
nel decreto d’accusa stilato dal procuratore pubblico Antonio Perugini (che proponeva una condanna a 20 aliquote giornaliere da 70 franchi ciascuna, ndr.)», ha rilevato il legale bellinzonese.
I
fatti sono accaduti due anni fa. Il 38enne minacciò e insultò la moglie
prima di schiacciarla con l’auto contro un muro provocandole diverse
ferite. All’uomo la Polizia sequestrò pure un fucile doppietta (per il
quale è stato chiesto il dissequestro), una pistola, una balestra in
legno e due pistole giocattolo.
Il patrocinatore
dell’imputato, avvocato Stefano Peduzzi, ha accolto di buon grado la
richiesta di desistere dal procedimento della parte civile, ribadendo
tuttavia l’innocenza del suo assistito. «È la soluzione giusta. I vostri figli hanno bisogno del vostro amore, che voi siate uniti»,
ha chiosato il giudice Damiano Stefani. Con la speranza che quello
compiuto ieri sia solo il primo, piccolo, passo verso un rasserenamento
degli animi. Per il bene, come detto, di chi in questi casi non ha
proprio colpe: i figli.