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Diventare o non diventare padre?

Diventare o non diventare padre?

Le considerazioni da farsi a tal proposito sono molte: il nostro sito, come molti altri siti di associazioni di padri in Europa e nel mondo, è colmo d'esempi, valutazioni e sintesi di "casi" concreti, reali, che attestano la complessità e la delicatezza della questione.

Diventare padre, poter fare il padre, è sogno e desiderio ancora oggi di molti uomini, ma ... c'è un "ma", anzi molti!

Osservando l'insieme delle informazioni in nostro possesso, informazioni provenienti direttamente da segnalazioni, mass-media, statistiche nazionali ed internazionali, testi e riviste specialistiche, dalle consultazioni dei siti web nazionali e cantonali che raccolgono dati attinenti ai crescenti casi di separazione e divorzio, omicidi e suicidi ad essi riconducibili, abbiamo potuto maturare una chiara convinzione. Allo stato attuale, con le norme vigenti che regolano la paternità e la maternità, la fanciullezza e la famiglia, rapporti etero-sessuali non "protetti", rapporti fecondi, per l'uomo possono altamente rappresentare un importante fattore di rischio:

1. d'esclusione da un autentico, dignitoso e naturale ruolo genitoriale

2. d'impoverimento economico

3. screditamento in quanto uomo, padre e marito,

4. d'indebitamento

5. depressione

6. isolamento

7. solitudine

8. e, nelle persone più fragili, perfino di suicidio/omicidio!

Fino a quando il diritto di famiglia e la giurisprudenza nei casi di separazione e divorzio non cambieranno in direzione d'un più grande rispetto e d'una più alta considerazione del ruolo paterno, garantendo parità di trattamento fra uomo e donna, tra padre e madre, anche mediante un affido il più possibile paritetico e condiviso (per realizzare la "Bigenitorialità"), e l'osservanza dei trattati CEDU sottoscritti pure dalla Svizzera nel lontano 1989, è fortemente consigliabile non decidersi in favore della paternità e dunque, quantomeno momentaneamente, rinunciarvi. Infatti, il padre che mette al mondo un figlio oggi, ha molte probabilità di non poterlo veder crescere, accudirlo, educarlo, istruirlo, all'interno di una relazione sana, autentica, naturale e spontanea quale dovrebbe essere.

R. Flamminii, Educatore SUPSI.

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