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Da: CdT 12.12.2008 pag 7

Respinta l'iniziativa per un congedo paternità

 Il Nazionale non intende concedere 8 settimane pagate per lavoratori di­pendenti e indipendenti
  Il Nazionale non vuole saperne di un congedo paternità pagato di 8 settimane a livello nazionale. Per 111 voti a 69 ha respinto un'inizia­tiva in tal senso di Franziska Teu­scher
  (Verdi). Per la Teuscher, pos­sono far valere il diritto a un con­gedo i papà che assumono com­piti di cura e che versano le Inden­nità di perdita di guadagno (IPG). Nel periodo di assenza dal lavoro dovrebbero ricevere l'80% del sa­lario. Per l'ecologista «il congedo paternità è sempre più richiesto dai padri, che intendono impe­gnarsi nell'allevamento dei figli». Inoltre «è essenziale che il papà sia presente accanto alla madre dopo la nascita di un figlio». Vi è inoltre il desiderio di una divisio­ne più equa dei compiti.
  Nel marzo del 2007 il Nazionale aveva approvato una mozione che andava nella stessa direzione. Gli Stati avevano però respinto l'idea giudicandola non prioritaria e troppo onerosa.
  A nome della commissione Do­minique Baettig ( UDC)ha ricor­dato che la Confederazione e di­verse imprese hanno introdotto in modo autonomo un congedo simile. A suo parere inoltre il bam­bino ha bisogno di fare una diffe­renza chiara tra i ruoli. «Non dob­biamo trasformare i papà in ma­dri posticce che allattano».

 

Da: La Regione, 15.11.2008, pag 17

È una relazione importante quella che lega ( o allontana) padri e figli. E come tutte le questioni importanti della vita va curata. Certo, storicamente è stata più di frequente la madre a occuparsi delle que­stioni legate alla crescita dei figli ma qualcosa pare stia cambiando: sempre di più i " nuovi" padri determinati a instau­rare una relazione con i figli anche se non sempre sanno come fare. Nasce in questa ottica il ciclo di incontri " Tu e io, uomini - Alla scoperta del legame affetti­vo e dello sviluppo sessuale" - una primi­zia nella nostra regione - che prenderà avvio il prossimo mese di gennaio negli spazi del liceo Lugano 2 di Savosa. A or­ganizzarlo sono il biologo Christian Ri­vera
e lo psicologo Stefano Artaria.
Stefano Artaria, perché questo ciclo d'incontri?
« La figura maschile sta vivendo una fase di rivalutazione. Un nuovo ruolo ca­ricato da richieste, alle quali nel passato non sempre vi è stata un'adeguata e pun­tuale risposta, si sta configurando. I pa­dri di oggi, più interessati rispetto a un tempo a costruire un rapporto autentico basato sul dialogo con i figli, devono co­struire
quelle competenze che storicamen­te non gli sono mai appartenute. I padri vogliono essere presenti ma non sempre hanno gli strumenti necessari perché non gli sono stati trasmessi dalle generazioni precedenti. Dall'altra parte c'è un eviden­te bisogno da parte dei figli maschi di qualcuno che regga il confronto con l'a­dultità » .
Che cosa intendete offrire con il corso
" Tu e io, uomini"?
« Il corso che si articolerà su tre mezze giornate ( sabato 17, 24 e 31 gennaio 2009) vuole essere una riflessione su se stessi in quanto genitori, scoprendo assieme ai pro­pri figli, di un'età compresa fra i 10 e i 12 anni, che cosa succede al corpo nella fase dello sviluppo, quali sono le trasformazio­ni più evidenti. Accanto ai cambiamenti fisici, di cui si occuperà il mio collega Christian Rivera, vi è l'aspetto psicologico legato a tali trasformazioni e a questo de­licato passaggio della vita. Passaggio im­portantissimo perché è a questa età che si iniziano a formulare le ipotesi del mondo, a fare collegamenti e a dare significato a determinate situazioni. È il periodo in cui iniziano a formarsi i propri valori, per
questo motivo gli adolescenti diventano oppositivi nei confronti dei genitori: vo­gliono semplicemente verificare quanto di vero e autentico ci sia in quello che gli è stato trasmesso. Con i tre incontri ci pro­poniamo di aiutare a trovare le giuste coordinate nella relazione padre- figlio, dando un significato al processo educati­vo, indicando gli strumenti per la crescita del rapporto affettivo e amoroso e fornire quelle conoscenze per affrontare con sere­nità la sessualità e i cambiamenti del cor­po. Verranno inoltre affrontati anche i temi della comunicazione interpersonale, dell'anatomia fisiologica e dell'apparato riproduttivo, delle emozioni e dell'inna­moramento. L'obiettivo? Preparare la " va­ligia di sicurezza" per intraprendere l'av­venturoso viaggio della vita » .
Il corso è aperto ai ragazzi nati fra il 1996 e il 1998 accompagnati dal loro papà. Costo 200 franchi per coppia. Formatori e responsabili del corso il biologo Chri­stian Rivera e lo psicologo Stefano Arta­ria. Per informazioni e iscrizioni ( da fare entro il 2 dicembre) contattare Stefano Artaria allo 091/ 921 40 50 o via mail al­l'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. R. B.




Ciclo d'incontri per padri e figli
TI- PRESS

Da: CdT, 4.11.08, pag 40

  I dati statistici rivelano che la parità tra donna e uomo è migliorata su vari fronti nell'ultima ventina d'anni.
  I lavori domestici tuttavia continuano a rimanere una questione essenzialmente femminile

  NEUCHÂTEL Oggi molte più donne sono attive professional­mente, il loro grado di formazio­ne si avvicina sempre più a quel­lo degli uomini ed esse parteci­pano a numerosi organi politici. I lavori domestici però restano una questione prevalentemente femminile.
  Lo sottolinea un opuscolo gratui­to pubblicato congiuntamente dall' Ufficio federale di statistica e dall' Ufficio federale per l'ugua­glianza fra donna e uomo in oc­casione del ventesimo anniversa­rio di quest'ultimo. Nel 1997, la responsabilità dei lavori domesti­ci era interamente della donna in nove su dieci coppie con bambi­ni d'età inferiore ai 15 anni; ora, nel 2007, in otto su dieci. La situa­zione è quindi solo lievemente migliorata rispetto a vent'anni or sono. Conciliare famiglia e lavo­ro rimane difficile, benché vari in­dicatori rilevino un miglioramen­to in tale campo. Le donne, in par­ticolare le madri, partecipano maggiormente alla vita professio­nale, ma il lavoro remunerato e quello non pagato rimangono ri­partiti in maniera diseguale tra i sessi. Benché l'effettiva parità fra uomo e donna non sia stata an­cora raggiunta in molti ambiti di vita, negli ultimi due decenni si sono comunque registrati avan­zamenti degni di nota. Sul fronte della scolarità le donne dai 25 ai 64 anni presentano generalmen­te un grado di formazione inferio­re rispetto agli uomini: un minor numero di esse raggiunge un li­vello post-obbligatorio e raramen­te uno di grado terziario (univer­sità, politecnici federali, scuole universitarie professionali, for­mazione professionale superio­re). Tuttavia, nella tendenza ge­nerale all'innalzamento del gra­do di formazione, lo scarto tra uo­mini e donne si è assottigliato. So­prattutto, le donne hanno guada­gnato terreno e annullato lo scar­to fra i diplomati delle università e dei politecnici federali:nel 1990 il tasso di diplomate era del 4,9%, nel 2007 aveva raggiunto il 15,6%. Anche nell'attività politica c'è sta­to un progresso sensibile nel cam­po dell'uguaglianza. Nel 1984 fu eletta la prima donna nel Consi­glio federale. Poi, dopo la cesura 1989-1993, ci sono sempre state una o due donne fra i sette mem­bri del governo:dalle elezioni del 2007, il loro numero è salito a tre.
 




IN FAMIGLIA Ancora oggi sono soprattutto le donne ad occuparsi dei lavori domestici e della cura dei figli.
  (Key)

 

Da: CdT, pag 37, 3.11.2008

LETTERE AL CORRIERE
 Le nozze possono attendere

 Sotto questo titolo è apparso sul «Ticino Sette» dello scorso 24 ottobre una intervista ad un divorzista riguardante la storia e le conseguenze delle coppie che arrivano a divorziare, i problemi delle famiglie monoparentali. L'intervista conclude che «le statistiche riportano poi un'incidenza di divorzi che va oltre il 50% dei matrimoni» che mi stimola a fare una riflessione. Parecchio tempo fa, quando si sosteneva che potevano divorziare solo i ricchi per cui i divorzi erano pochissimi, si diceva che un ragazzo ed una ragazza che si sposavano normalmente erano consapevoli di diventare consorti, cioè condividere la loro sorte per tutta la durata della vita. Il che consisteva per loro nel fiorire di un amore, che avrebbe poi dato i suoi frutti nei figli che nascevano ed erano accompagnati nella crescita e nell'inserimento nella vita, fintanto che a loro volta avrebbero formato le nuove famiglie costituendo così la rigenerazione della società umana (con una naturale cura di bellezza per rimanere giovani) nell'ottica del cristianesimo. Una sequenza che si ripeteva da millenni.
  L'attuale situazione dei divorzi facili in così alta percentuale pare determinata dal diffondersi soprattutto della mitologia del sesso e della ricchezza, che esalta facilmente la persona e la porta ad un egoismo individualista, creando grandi difficoltà nella disponibilità a condividere in due la sorte per la durata della vita.
  Se questo nuovo sistema di frantumare la famiglia sembra essere una cosa di poco conto, quindi un normale cambiamento di moda, la realtà è ben diversa.
  Da una parte molti protagonisti di queste unioni spezzate non sempre si preoccupano a sufficienza dei problemi dei figli, che crescono piuttosto allo sbaraglio ed è facile che possano cadere facilmente in compagnie poco raccomandabili (i cosiddetti branchi di bulli) e di conseguenza che vengano coinvolti nella violenza e nel consumo di stupefacenti, nell'intento di costruirsi un mondo di libertà.
  D'altra parte viene favorita una preoccupante denatalità, per cui la società tende ad invecchiare non essendoci più un ragionevole ricambio generazionale; anche alle nostre latitudini la società sarà sempre più formata da immigrati; la nostra popolazione sta gradatamente avviandosi alla scomparsa.
  Concludendo, se non si tornerà a costruire le nuove unioni coniugali con lo spirito serio di condividere la sorte tra una donna e un uomo per la durata della vita, ringiovanendo la società come facevano i nostri avi e lasciando perdere il sogno di voler sostituire la coppia di consorti con l'unione di compagni diversi, le prospettive per la nostra società saranno le stesse che hanno relegato molti popoli nella storia delle civiltà sepolte.

 Giacomo Gianolli, Salorino

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