Da: CdT, 25.08.08, pag 10
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Da: CdT, 25.08.08, pag 10
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Da: La regione, 13.06.08, pag 9
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Da: Corriere del Ticino, 13.06.08, pag 7
I padri chiedono di più. Due associazioni rilanciano il congedo paternità
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«Vorrebbero giocare un ruolo più importante in famiglia ma la società odierna non glielo permette» - denunciano Pro Juventute e il forum svizzero Männer.ch |
Da: Il mattino della domenica, 2.12.2007
| Scritto da MDD | |
| domenica 02 dicembre 2007 | |
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I padri separati con figli troppo spesso vengono trattati dalle
autorità giudiziarie (preture) come l'ultima ruota del carro. Non di
rado sono ridotti a semplici portafogli viventi, privi di diritti.
L'unico "diritto" che hanno è quello di continuare a pagare alimenti
all'ex moglie che magari convive con un altro uomo ma fa figurare il
contrario per non perdere i contributi dell'ex coniuge, che magari si
rifiuta di cercarsi un lavoro che la renderebbe economicamente
indipendente (tanto paga l'ex marito) e per tutto ringraziamento
diffama il padre davanti ai figli. Capita che il padre in questione si trovi dunque, dedotti alimenti e spese legali, sotto il minimo vitale. Questo mentre il pretore la tira per le lunghe e, invece di decidere una volta per tutte, continua a tergiversare accogliendo tutti i cavilli più assurdi della controparte. La quale, nel caso in cui benefici del gratuito patrocinio (ossia pagato dai contribuenti), non ha evidentemente alcuna remora nel tirare le procedure più alla lunga possibile, sperando di ottenerne sempre maggiori vantaggi. A scapito dell'ex coniuge. Naturalmente si verifica anche la situazione contraria: ossia, il padre di famiglia benestante che se ne va con la brasiliana 20enne lasciando l'ex moglie da sola e senza soldi; e che si arrangi a crescere i figli mentre lui se la spassa con la nuova compagna. Queste situazioni di litigiosità sono fomentate da avvocati azzeccagarbugli che ci lucrano. E a soffrirne di più sono proprio i figli. Soprattutto quando - come capita sempre più spesso - le schermaglie si susseguono per anni, mentre le delegazioni tutorie, lungi dal fare il loro lavoro, si preoccupano solo di trovare scuse per piazzare i figli in istituto in modo da far lucrare gli amici del $ociale cosiddetto no-profit che invece il profit lo fa eccome. Tuttavia, se per le donne, a parte la questione dell'anticipo alimenti che va assolutamente corretta, le difficoltà, quando ci sono, più che dal quadro legale difettoso, derivano dalla personalità dell'ex coniuge, per gli uomini la situazione è diversa. La legge sfavorisce i padri in maniera inaccettabile, e questo già di principio. Li riduce, per l'appunto e di fatto, a dei semplici pagatori senza diritti. Ebbene questa situazione non può continuare. Il disagio è palpabile come dimostra la nascita di associazioni a tutela dei genitori non affidatari. Quindi è ora che la politica intervenga! |
Da: Il mattino della domenica
| Scritto da MDD | |
| domenica 16 dicembre 2007 | |
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La Lega inoltra una mozione al Consiglio di Stato Qual è la parte meno tutelata in caso di divorzio? L'ex marito. Si moltiplicano infatti i casi di padri divorziati che si trovano in condizioni disastrate. Padri che si stanno sempre più organizzando in associazioni; e questo è un segnale chiaro. Se si esclude la questione assurda del taglio all'anticipo alimenti, in caso di separazione la legge attuale tutela di principio l'ex moglie. Se si tratta di una persona litigiosa, o animata da sentimenti di vendetta, la catastrofe è dietro l'angolo e la legge le mette su un piatto d'argento tutti gli strumenti per rendere la vita impossibile all'ex marito. I figli vengono di principio affidati alla madre senza guardare tanto per il sottile, e c'è purtroppo chi li usa come arma ricattatoria senza dover, per questo, temere delle conseguenze, ad esempio sul diritto agli alimenti, per il suo comportamento scorretto. Se l'ex moglie è a beneficio del gratuito patrocinio, potrà poi tirare la causa di divorzio il più a lungo possibile. Ciò che non è il caso dell'ex marito il quale, anche se dopo aver pagato gli alimenti che spesso raggiungono la metà dello stipendio, gli resta solo il minimo vitale, non beneficia del gratuito patrocinio e non può nemmeno dedurre fiscalmente le spese legali. Oltretutto in Ticino gli alimenti vengono calcolati secondo le tabelle di Zurigo, cosa che non sta né in cielo né in terra, vista la differenza tra i costi della vita in Ticino e a Zurigo! Quindi per pagarsi l'avvocato l'ex marito e padre deve incidere sul suo minimo vitale. E se la causa di separazione viene tirata per le lunghe, grazie anche alla compiacenza di pretori che non sanno fare il loro lavoro e non sono in grado di arginare la cavillosità di una delle parti in causa, le spese legali raggiungono rapidamente cifre fuori misura. Senza contare i vari trucchetti messi in campo dell'ex dolce metà che magari convive con un altro partner ma naturalmente non lo fa figurare per poter continuare a "mungere". Oppure - succede anche questo - che bellamente si rifiuta di mettersi a cercare un lavoro perché tanto l'ex deve provvedere a mantenerla. Non parliamo poi delle Kommissioni tutorie, il cui obiettivo non è il benessere dei minori, ma procacciare lavoro e introiti agli istituti del cosiddetto $ociale, e così queste Kommissioni entrano a piedi pari in situazioni familiari già delicate provocando sfracelli. I tempi sono cambiati ma la legge come al solito è in ritardo. In caso di divorzio, tanto più se sono coinvolti dei figli, la legge deve tutelare in modo equo gli interessi dei due ex coniugi, impedire lungaggini ingiustificate fatte per spillare più soldi possibile alla controparte magari abusando del gratuito patrocinio e quindi dei soldi del contribuente. Vanno impedite "guerre dei Roses" in cui a soffrire di più - e non si sa con quali conseguenze future - sono i figli. Come pure va assolutamente impedito l'utilizzo dei figli come arma di ricatto. Per questo la Lega, tramite mozione firmata dai deputati Norman Gobbi, Lorenzo Quadri e Donatello Poggi, ha chiesto al Consiglio di Stato la creazione di una figura istituzionale che garantisca, in caso di divorzio, i diritti del padre, e vigili affinché la controparte non commetta abusi; magari approfittando del gratuito patrocinio. Qui bisogna intervenire, e in fretta! Sveglia!! |
www.mattinonline.ch, mercoledì 12.12.2007
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L’Ufficio sulla condizione femminile? Superato. Non
inutile, ma superato sì: per garantire una vera parità di opportunità tra
donne e uomini, ed in ispecie tra madri e padri, servirebbe piuttosto un
“ombudsman” oppure una figura istituzionale che si occupi di tutelare e di
garantire i diritti di entrambe le parti, soprattutto in caso di divorzio.
Proposta d’assalto e destinata a far discutere quella che i granconsiglieri
leghisti Norman Gobbi, Lorenzo Quadri e Donatello Poggi hanno tradotto oggi
sotto forma di mozione all’indirizzo del Consiglio di Stato, puntando
l’attenzione su casi della realtà quotidiana nei quali la posizione parentale
di un genitore viene messa a dura prova anche sul piano economico. La premessa
è di carattere globale: «Da anni - è stato scritto - assistiamo ad un
processo che ha solidamente migliorato la condizione femminile nell’àmbito
delle pari opportunità, ma soprattutto nella tutela femminile nelle normative
di diritto di famiglia. Una tutela che oggi, in taluni casi, si rivela sotto
le forme della prevaricazione verso i consorti ed i padri. Il diritto vigente
in materia di famiglia (divorzio, affidamenti, eccetera) ha infatti segnato
diversi punti in cui il diritto degli ex-mariti e padri appare messo in
discussione. Significativo l’importo non escusso per gli alimenti, che ancora
di recente ha infiammato le discussioni in vista del Preventivo 2008 per
l’anticipo da parte dello Stato». Problema esemplificato prendendo spunto
anche da una situazione della quotidianità: accade che un ex-marito, a fronte
di un stipendio mensile netto di 5’200 franchi, versi 2’020 franchi per il
figlio in affidamento alla madre (dal 13.o anno sino alla maggiore età o alla
conclusione degli studi), ed a questa somma debba aggiungere 400 franchi per
l’ex-moglie. Ovvero, 2’420 franchi in alimenti su un salari di 5’200. Seguono
alcune considerazioni: a) le tabelle per il calcolo degli alimenti per i
figli sono basate sugli “standard” di Zurigo, ossia sulla base di un 20 per
cento in più rispetto alla reale capacità finanziaria dei padri; b) in
termini di Cassa pensione, è il marito a doversi tutelare - ciò non avviene
infatti d’ufficio, ossia “ope legis” - sino alla pronuncia della separazione
(in caso contrario l’ex-moglie può beneficiare della quota-parte della cassa
pensione del marito, «basta che il divorzio sia tirato alle lunghe»); c)
spesso il cammino verso la sentenza di divorzio dura parecchi anni, ed accade
spesso che chi ottiene l’affidamento dei figli (nella quasi totalità dei casi
le mogli) utilizzi questi ultimi come “arma coercitiva” («ed è necessario che
perda il diritto agli alimenti chi abusa dell’affidamento quale arma
coercitiva contro il coniuge»); d) succede infine con una certa frequenza che
le mogli beneficino di una protezione giuridica, «e qui l’avvocato pagato
dallo Stato allunga volontariamente le procedure in modo da aumentare il
proprio guadagno. In tal caso, il coniuge maschile deve rispondere
direttamente alle fatture del proprio difensore legale», e sarebbe il caso
che nel conteggio del calcolo-alimenti venga «inserire una posta per lo
scarico di tali costi, evitando così ai malcapitati di dover incidere sul
minimo vitale per pagare il proprio avvocato. O, in alternativa, le spese legali
per motivi di diritto familiare dovrebbero essere deducibili fiscalmente». A
completare il fronte delle modifiche sostanziali al “corpus” giuridico cui
oggi l’autorità fa riferimento, gli autori del documento sottolineano anche
che «con l’abolizione del “motivo di colpa” dal diritto familiare i tempi di
decisione e gli abusi di diritto sono aumentati. In questa maniera le
procedure si allungano, e la parte maschile subisce buona parte dei costi e
delle iniquità di tali lungaggini ingiustificate. Ancora, in termin di
diritto successorio, la moglie dovrebbe perdere ogni diritto di successione
dal momento della separazione». Un quadro poco edificante, e per il quale -
ad avviso dei confirmatari della mozione - soltanto un taglio netto con il
passato potrebbe rimettere l’auto in carreggiata, tanto più che «esistono
alcune domande di fondo che comprovano questa situazione di disagio maschile.
Due per tutte: quanto costa al Cantone la protezione giuridica nei casi di
separazione e di divorzio? E quante procedure di divorzio durano più di un
anno dalla pronuncia di separazione?». La soluzione, come detto, starebbe
nella costituzione di un vero “ombudsman”. A quest’ultimo sarebbe conferito
tra l’altro il compito di vigilare al fine di «evitare abusi di diritto della
controparte, specialmente se a beneficio del gratuito patrocinio, cioè a
spese del contribuente». |
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Movimento Papageno esamina l’impatto giuridico e sociale della separazione e del divorzio, con particolare attenzione al benessere dei minori e alla responsabilità genitoriale condivisa.
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