Scritto da Lorenzo Quadri - MDD
domenica 16 marzo 2008
I padri divorziati si fanno sentire
La protesta degli ex mariti: «La legge troppo sbilanciata in favore della controparte»
I divorzi aumentano e con essi i problemi. Il territorio lancia chiari segnali di disagio, se non di vera e propria crisi. Di recente è apparsa sui quotidiani la lettera di un padre che si lamentava di vivere ai limiti della sopravvivenza, e questo a seguito degli assegni che era tenuto a versare all’ex moglie e ai figli.
Paolo C., un “divorziando” del Luganese, ci ha raccontato nei giorni scorsi che, tolti gli assegni da versare alla controparte, e tolte le spese legali, gli rimane meno del minimo vitale. Per contro, l’ex moglie beneficia del gratuito patrocinio e pertanto può permettersi di fare ostruzionismo ad oltranza – tanto il conto lo paga il contribuente.
Nei giorni scorsi su una rivista per consumatori un’opinionista (donna) scriveva: «Malgrado in passato abbia militato in un gruppo femminista sono alquanto perplessa nel vedere come oggi le donne stiano assumendo un ruolo di prevaricazione, storicamente attribuito all’uomo; ciò si manifesta in modo palese nelle cause di divorzio». E se lo dice una femminista...
Naturalmente non si può dimenticare il problema inverso: ossia le madri separate che cadono nella povertà perché l’ex coniuge non corrisponde il dovuto. Al proposito giova ricordare che, in barba alle promesse fatte in sede pre-elettorale, il Consiglio di Stato non si sogna di ripristinare l’anticipo alimenti (ossia quella somma, di un massimo di 700 fr mensili per figlio, che l’ente pubblico anticipa, oggi solo per 5 anni, al posto dell’ex marito inadempiente).
Pari opportunità
Le difficoltà non sono solo di borsello. Non è un caso se sempre più spesso i genitori non affidatari (in genere i padri) sentono il bisogno di riunirsi in associazioni per meglio tutelare il proprio ruolo genitoriale.
Di questo problema la Lega si è fatta carico presentando al governo, un paio di mesi fa, per il tramite dei deputati Norman Gobbi, Lorenzo Quadri e Donatello Poggi una mozione che chiede: Pari opportunità... anche per i padri. Un’ovvietà?
«La parità di diritti – spiega il primo firmatario Norman Gobbi – deve essere garantita a tutti, e quindi anche ai padri. Ma, nella situazione attuale, la legge è sbilanciata dalla parte delle ex mogli. Non di rado, grazie al gratuito patrocinio, le consorti possono tirare in lungo al di là di ogni ragionevolezza le cause di divorzio, istigate in questo da avvocati che hanno tutto l’interesse ad incassare il maggior numero possibile di parcelle “sicure”: “sicure” in quanto pagate dallo Stato con i soldi del contribuente».
Un cambiamento è dunque necessario e urgente. «Occorre inoltre rivedere – spiega Gobbi – il modo in cui viene determinata la capacità di contribuire dell’ex marito: non è infrequente che quest’ultimo non riesca a pagare gli alimenti stabiliti dal pretore non per cattiva volontà, ma perché è stata fissata una cifra troppa alta».
Rapporti con i figli
Sul rapporto paritario tra genitori e figli “malgrado separazione o divorzio” è incentrata pure una mozione del deputato PPD Yasar Ravi, fatta passare nella scorsa tornata granconsigliare – malgrado la delicatezza e l’importanza sociale del tema – tra un alto tasso d’indifferenza.
L’indicazione formulata dal Gran Consiglio all’indirizzo del governo è quella di «approfondire le questioni inerenti alla promozione di un rapporto paritario tra genitori, padri e madri, e figli, malgrado separazione e divorzio, all’interno dell’Osservatorio cantonale per la politica familiare». L’intento è buono; purché non si tratti di una foglia di fico...
«La situazione in caso di divorzio si fa oggi sempre più difficile – osserva Ravi, che nella sua professione di avvocato si trova spesso confrontato con casi simili –. A mancare è particolarmente un coordinamento tra le varie istanze che gestiscono la separazione. Non c’è coordinazione tra pretori, commissioni tutorie, eventualmente la polizia, ecc. Ogni commissione tutoria, poi, ha la propria prassi; e non ce n’è una che sia uguale all’altra. Il risultato è quello di rendere le cause di divorzio ancora più lunghe e difficoltose di quello che già sono. Con le conseguenze finanziarie e personali che si possono immaginare. Se poi si pensa che nella maggior parte dei casi c’è di mezzo anche un gratuito patrocinio, ci si accorge che a risentirne sono anche le casse pubbliche».