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 Da: La regione, 23.02.2008, pagina 40

 

Rimase fuori dalla sala parto, padre sarà risarcito


Genova – Il Tribunale di Ge­nova ha quantificato in cin­quemila euro ( ottomila fran­chi) il danno esistenziale di un padre che non ha potuto assi­stere alla nascita del figlio av­venuta con un parto cesareo. Anche la madre è stata risarci­ta, con una cifra maggiore, 14 mila euro ( 23 mila franchi), perché il giudice ha tenuto conto anche delle sofferenze fi­siche
della donna. Il fatto, riferito da quotidia­ni locali, è accaduto nell’ago­sto del 2001 all’ospedale Gallie­ra di Genova. Pagheranno l’o­spedale e il medico di guardia, accusato di avere ritardato di un paio d’ore l’intervento, ese­guito poi con procedura d’ur­genza, nonostante la donna mostrasse forti dolori e soffe­renza.
Il marito seguì dai corridoi dell’ospedale l’operazione, te­mendo per le condizioni della moglie e del nascituro, che venne comunque alla luce in buona salute.
Per le gravi condizioni, la madre poté invece vedere il fi­glio solo dopo un mese. Il giu­dice del Tribunale di Genova ha affermato che il padre « è stato privato del diritto di gioi­re in serenità della nascita del primo figlio » e « ha vissuto quel giorno come momento drammatico».

 

 

Da: La regione, 21.02.2008, pagina 7

Congedo paternità a Neuchâtel
Neuchâtel – I funzionari neocastellani benefice­ranno di un congedo paternità di cinque giorni. L’innovazione è stata introdotta ieri dal Gran Consiglio nella legge sullo statuto della funzione pubblica. Le donne alle dipendenze del Cantone, dal canto loro, potranno chiedere un congedo ma­ternità supplementare non remunerato di tre mesi (contro uno finora). Saranno inoltre aperti due asili-nido destinati ai figli degli statali.
 

"La Regione del 13.12.2007"

La Lega:‘Pari opportunità pure per i padri’

L’Ufficio cantonale sulla condi­zione femminile venga smantel­lato. La proposta arriva da tre de­putati leghisti: Norman Gobbi, Lorenzo Quadri e Donatello Pog­gi. I tre, con una mozione al gover­no, sollecitano l’introduzione, al posto dell’Ufficio sulla condizio­ne femminile, di un ombudsman « o di una figura istituzionale che si occupi di tutelare e garantire i diritti del padre in caso di divorzio e vigili onde evitare abusi di diritto della controparte, specie se a bene­ficio del gratuito patrocinio (cioè a spese del contribuente) ». Stando ai mozionanti la tutela femminile, rafforzata dalle normative legate al diritto di famiglia, si tradur­rebbe « in taluni casi » in una « pre­varicazione nei confronti dei con­sorti e dei padri ».

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