Da: CdT 6.2.13 pag 7
Bienne
Accoltellò la moglie: chiesti dodici anni di carcere
■ Il pubblico ministero bernese ha chiesto 12 anni di carcere per un marocchino sotto processo a Bienne per aver ucciso la moglie con 29 coltellate il 29 aprile 2011 in preda ad un raptus. La sentenza è attesa per giovedì mattina. Il fatto di sangue è particolarmente odioso anche perché avvenne davanti agli occhi della figlia della coppia.
I due coniugi vivevano separati. La moglie aveva chiesto il divorzio. L'uccisione della donna è stata il tragico epilogo di una lite che riguardava proprio questa richiesta. La donna - ha dichiarato l'imputato in aula - gli aveva detto che con il divorzio lui avrebbe perso il diritto di dimora in Svizzera mentre lei aveva qualcuno che l'avrebbe sostenuta finanziariamente con molto denaro.
Il marocchino ne aveva dedotto che la moglie ormai separata intratteneva una relazione amorosa con un altro uomo. Egli ha dunque afferrato un coltello da cucina con una lama lunga 18 centimetri e ha trafitto ripetutamente la moglie. Dopo averle già inferto un colpo mortale, non si è fermato ma le ha ancora tagliato la gola. Poi ha chiamato la polizia, per consegnarsi alle forze dell'ordine.
I cinque giudici del Tribunale regionale del Giura bernese- Seeland devono decidere fra tre opzioni di reato: assassinio, omicidio intenzionale o omicidio passionale. Secondo la procuratrice Cindy Maeder si è trattato di omicidio intenzionale.
A suo avviso non c'è stato assassinio, perché l'imputato non ha agito a sangue freddo e senza scrupoli e neppure con premeditazione.
A ben guardare, non si può neppure parlare di omicidio passionale in questo caso, ha sostenuto la procuratrice, perché il marocchino ha sì colpito in stato di «violenta commozione», ma il suo comportamento efferato non è tuttavia «scusabile per le circostanze» come prevede il pertinente articolo del codice penale. Secondo il pubblico ministero quanto è avvenuto è ascrivibile al carattere stesso del nordafricano autore dell'omicidio.
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