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Da: Il corriere della sera (www.corriere.it) 02 aprile 2009 (link all'articolo)

Minacce ai piccoli nel caso avessero parlato

Violenza su due bambini a Matera
Arrestati un uomo e due donne

Con la compiacenza delle due madri, con le quali aveva una relazione, abusava sessualmente dei figli di 6 e 7 anni

MATERA - Nelle prime ore di giovedì mattina, in provincia di Matera, i carabinieri hanno arrestato tre persone, responsabili di violenza sessuale su minori. I tre, un uomo di 61 anni e due donne di 38 e 39 anni, hanno abusato per circa tre anni di due bambini di 6 e 7 anni.

LE MADRI COMPLICI DELL'UOMO - L'uomo, con la compiacenza delle due donne, con le quali aveva una relazione, da tempo abusava sessualmente delle due piccole vittime, figli delle stesse donne che, consenzienti agli atti di violenza, minacciavano i propri figli nel caso avessero parlato. Le indagini sono state avviate dai carabinieri sulla base di alcune segnalazioni fatte ai servizi sociali. Gli arresti sono stati effettuati in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare del Gip di Matera su richiesta della Procura.

 

Da: www.swissinfo.ch (Link diretto all'articolo )

«Mi hanno rubato la giovinezza»

Membri delle autorità mettono all'asta dei bambini. Una pratica corrente fino al XIX secolo.
Didascalia: Membri delle autorità mettono all'asta dei bambini. Una pratica corrente fino al XIX secolo. (Silografia di Emil Zbinden, Limmat Verlag)

 

Dopo essere stati dimenticati per anni, i bambini strappati alle loro famiglie tra gli anni '20 e gli anni '60 hanno finalmente diritto alla parola. Una mostra inaugurata una settimana fa a Berna ritorna su questo capitolo poco glorioso della storia svizzera.

«In Svizzera si pensa spesso che tutto brilli, ma non è così, ci sono anche cose orribili». Un brivido freddo corre lungo la schiena ascoltando le testimonianze dei cosiddetti 'Verdingkinder' (letteralmente "bambini appaltati").

Da: La regione 6.3.09 pag 3

<>Vittime di reati, quasi 590 casi nel 2007
 In 10 anni d'applicazione della Lav ticinese l'aumento è stato progressivo


  Dai 156 del 1997 ai 588 del 2007. Nell'arco di dieci anni i casi in Ticino di vittime di reati sono progressivamente aumentati. Lo attestano i dati contenuti nel messaggio che il Consiglio di Sta­to ha licenziato di recente all'indirizzo del parlamento per ade­guare la normativa cantonale d'applicazione alla revisione to­tale della Legge federale concernente l'aiuto alle vittime di rea­ti (Lav) entrata in vigore il 1° gennaio (vedi l'edizione di merco­ledì). È aumentato il numero ma anche la « complessità » dei casi. Quest'ultimi come detto sono stati 156 nel 1997, 161 l'anno seguente, 186 nel '99, 198 nel 2000, 273 nel 2001, 246 nel 2002, 348 nel 2003, 528 nel 2004, 589 nel 2005, 550 l'anno successivo e 588 nel 2007. La Lav federale ha visto la luce nel 1993, da allora è stata oggetto di tre modifiche. La normativa ticinese d'applicazione risale invece all'agosto 1996. Nell'elaborazione della legge can­tonale, ricorda il governo nel messaggio, « il legislativo ha volu­to mettere l'accento in particolare sulla protezione delle vittime minorenni, attraverso due specifici strumenti: l'istituzione di un Delegato per i problemi delle vittime di reati e per la prevenzione dei maltrattamenti, la sensibilizzazione e l'informazione sui pro­blemi della violenza e dei maltrattamenti in generale e sui mino­renni in particolare ». Nel nuovo testo appena trasmesso al Gran Consiglio l'impostazione organizzativa, spiega ancora il gover­no, è riconfermata: « Vengono precisati e aggiornati alcuni conte­nuti di natura giuridica e codificate le modifiche organizzative che si sono rese necessarie per far fronte ai limiti emersi nei primi dieci anni di applicazione della legge. Il modello di intervento di rete fin qui adottato, se ha permesso di migliorare le competenze nell'ambito dell'intervento sulle vittime, ha altresì dimostrato al­cuni limiti determinati sia dall'aumento considerevole della casi­stica che dalla sua complessità ». Assicurare alle vittime la con­sulenza, l'aiuto immediato e quello a più lungo termine; predi­sporre a favore delle vittime una procedura per l'indennizzo e/o la riparazione morale; promuovere misure di sensibilizza­zione, prevenzione, informazione e formazione sui problemi le­gati alla violenza e ai maltrattamenti: sono alcuni degli scopi della legge cantonale d'applicazione.
 

Da: CdT 11.3.09 pag 13

Serste

Passaggio di testimone tra gli operatori di Telefono Amico e quelli di Pro Juventute, che da gennaio gestiscono il servizio di assistenza telefonica per giovani. Entro breve: sito rinnovato e comunicazione con sms e chat-line

Ascoltare.Aiutare.Indirizzare, qualora necessario, verso i servizi idonei presenti in Ticino. Questalamissionedelserviziotelefonico«147»,destinatoadutentiche spazianodallapiùteneraetàsino ai 18 anni e gestito dal 12 gennaio da 21 esperti consulentidiProJuventute. Un servizio gratuito ed anonimo, attivo 24 ore su 24 tutto l'anno, proprio per consentire a chiunqueneavessebisognodifarnericorsoconlamassimaserenità. Le novità sono statepresentateieri a Bellinzona. Da anni,sinoagennaio 2009, il numero 147 era garantito su mandato di Pro Juventute dagli operatori di «Telefono amico 143», cheperònonsioccupa esclusivamentedell'utenza giovanile.Comeha spiegatoIlarioLo- di, responsabile Pro Juventute dellaSvizzeraitaliana, si è voluto concretizzareun'antennaautonomadedicata, appunto, esclusivamente aibisognideldelicatomondogiovanile. «La nostra associazione si adoperaaffinchéicittadinididomaniabbianounapersonalitàpiù solidapossibile.Èunaformadiinvestimentoenonuncosto.Ciòsignifica, nel concreto, realizzare azionia loro beneficio.Daquesto servizio-hacontinuatoLodi-mi attendo molto. Mi aspetto che sia un vero sostegno per chi non riesceadesprimereciòchesente;che diauncontributoallepoliticheper l'infanzia e la gioventù». «Distinguendomeglioledueattività,credo che copriremo con più efficacia due esigenze differenti. Quelle degli adulti e quelle di chi non lo è ancora» ha precisato Cesare Chiericati, presidente di Telefono Amico 143. «È stata una divisioneavvenutainmodonaturale. Per noi - ha proseguito Chiericati - gestire le richieste che pervenivano al 147 era una difficoltà. Erano molte, e inoltre la nostra preparazione era principalmenteprofilataversol'utenzaadulta». Le statistiche riguardanti le chiamate al 147 degli scorsi anni evidenzianobeneilgrandericorsoal servizio da parte dei giovani. Nel 2006, si registrarono 6.300 chiamate; 11 mila l'anno successivo (unrecord)e8.600duranteil2008. Traqueste,hannospiegatogliaddettiailavori,sidevonoperòcontare quelle «di prova», vale a dire effettuate per stabilire un contatto e capire chi, in realtà, risponde all'altro capo della linea. L'organizzazione del nuovo servizio è avvenuto in sei mesi. «Una vera e propria sfida» ha commentatoCin- zia Valletta, responsabile del progetto. «Grazie alla grande adesione dei ticinesi, abbiamo così potutoscegliereeformareilteam,composto prevalentementedadonnedi varia età». Volontari il cui lavoro ha giàpermessodidistinguere alcune categorie di chiamate. «Rispecchiano i dati nazionali.Igiovanichiamanoperrichieste generali di informazioni, problemi legati alla scuola, alla famiglia.Mafannoanchedomande legate alla sessualità o all'amicizia». Anche la nostra regione, dunque, può ora contare su un'antenna destinata ai giovani e gestitadirettamentedaProJuventute. «Il 2009 è un anno particolare. Il 147 copre tutto il Paese e compie 10 anni» ha spiegato Urs Kiener, responsabile nazionale del servizio di consulenza. Come oltralpe, ora l'offerta si allargherà proponendo altri canali di comunicazione. Per i mesi a venire, infatti, gli operatori forniranno la consulenza anche tramite sms, mentre si lavorerà all'adattamento e alla traduzione del sito, che includerà anche una chat-line. Inoltre,trabrevepartiràunacampagna informativa per diffondere la novità tra il maggior numero di giovani possibile. Valletta ha lanciato ieri un invito a chi, avendo già una formazione nel ramo, volessediventarevolontario(presentarsi alla sede di Viganello, via Luigi Taddei 4a). Informazioni: www.147.ch.


 

 

 

Da: La regione 27.2.09 pag 16

<>Maltrattamenti, la forma del disagio
 Nell'esperienza di Sos Infanzia sono cambiati gli abusi, non il problema

Si cercano nuovi volontari e si fa un appello ai pensionati
  Vent'anni fa parlarne era an­cora difficile. Per sollevare il velo dell'omertà che copriva i maltrattamenti e gli abusi sui minori ci voleva del coraggio. Allora, come ricorda Federico Mari, coordinatore di Telefono Sos Infanzia, nessuno o quasi osava affrontare l'argomento. Oggi, due decenni dopo, il tabù è caduto, dentro e fuori la fami­glia. Ma il problema è rimasto. Si è solo trasformato negli anni. Se, insomma, l'accresciuta sen­sibilità sociale ha permesso di scoperchiare il vaso di Pando­ra; a non essere cambiati, anno­ta Mari, sono certi adulti. Così l'Associazione, nata giusto quattro lustri orsono a Chiasso, non ha mai smesso di mettersi all'ascolto di chi cerca aiuto o denuncia un disagio. Che l'Sos corra lungo il filo del telefono o navighi nel web.
  « Il malessere - ribadisce il coordinatore di Sos Infanzia - è lo stesso, oggi come ieri. Come non è mutata la sofferenza delle vittime o la loro età - nella mag­gior parte dei casi i bambini hanno tra i 4 e i 12 anni -. I nu­meri quindi si ripetono. Ad esser­si modificato, dal nostro osserva­torio, è il tipo di maltrattamento, che si manifesta con modalità di­verse: ora a prevalere sulle vio­lenze fisiche e sessuali, comun­que presenti, è l'abuso psicologi­co, la trascuratezza e il disinte­resse per i figli. Anche il divorzio, capita, diventa un motivo per usare i bambini come armi o merce di scambio. E a loro volta anche i ragazzi usano un altro linguaggio, anche più violento e drammatico, per esternare il loro disagio. Ricorrendo pure al­l'uso di droghe e alcol ».
  Nel 2008 il Telefono Sos Infan­zia, attivo 24 ore su 24 grazie alle sue tre antenne di Chiasso, Lu­gano e Bellinzona (raggiungi­disponibili ai numeri 091/682.33.33, 091/971.88.88 e 091/826.11.11), ha raccolto 52 segnalazioni di casi di maltrattamento. Casi nella media degli ultimi 5 anni e tra­smessi alle autorità competen­ti. A dare speranza, come emer­ge dalle statistiche, è la maggio­re attenzione della famiglia. « All'inizio - spiega Mari - i cam­panelli di allarme ci arrivavano soprattutto da persone esterne (penso ai vicini di casa) alla cer­chia parentale, dove per lo più si consumano gli abusi, che rima­neva lontana dal problema. Nel tempo sono invece aumentate le chiamate provenienti da chi vive all'interno della famiglia o è le­gato ad essa ». Un'‘apertura' te­stimoniata anche dai dati del­l'anno scorso: nella gran parte dei casi il segnalatore è stato un familiare o un parente.
  E nel suo piccolo Sos Infanzia sente di aver dato un contributo all'informazione e alla preven- zione, anche attraverso le pro­prie pubblicazioni: l'Associa­zione vanta infatti una ricca bi­bliografia. « Non ci siamo mes­si - annota ancora il coordinato­re - solo alla ricerca dei ‘cattivi'. Ecco perché, al di là dei passi compiuti in questi anni sul pia­no del servizio pubblico, l'Asso­ciazione ha ancora ragione di esistere ».
  Non solo: dieci anni fa Sos In­fanzia ha aperto un nuovo cana­bili le di comunicazione su inter­net, realizzando un sito - http://www.adonet.org/ - e mettendosi a caccia di portali pedoporno­grafici. Solo nel 2008 le denunce giunte al gruppo di volontari sono state 1'500. E in testa alla classifica delle aree del mondo si trovano Russia, Asia e Suda­merica.
  Si tratta di un'attività, come ribadisce Mari, portata avanti collaborando con Scoci, il Ser­vizio nazionale di coordinazio­ne per la lotta contro la crimi­nalità su internet, e tenendo i contatti con una ventina di Po­lizie in tutto il globo. « In alcuni casi è un mondo sommerso, che ci sta sfuggendo di mano. Che fare? Andare oltre le tavole ro­tonde o il coprifuoco per i mino­renni: se ne abbiamo bisogno si­gnifica che non è solo un proble­ma della famiglia, anche il cit­tadino ha perso contatto con il suo territorio ». D.C.
 




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