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Nell'esperienza di Sos Infanzia sono cambiati gli abusi, non il problema

Da: La regione 27.2.09 pag 16

<>Maltrattamenti, la forma del disagio
 Nell'esperienza di Sos Infanzia sono cambiati gli abusi, non il problema

Si cercano nuovi volontari e si fa un appello ai pensionati
  Vent'anni fa parlarne era an­cora difficile. Per sollevare il velo dell'omertà che copriva i maltrattamenti e gli abusi sui minori ci voleva del coraggio. Allora, come ricorda Federico Mari, coordinatore di Telefono Sos Infanzia, nessuno o quasi osava affrontare l'argomento. Oggi, due decenni dopo, il tabù è caduto, dentro e fuori la fami­glia. Ma il problema è rimasto. Si è solo trasformato negli anni. Se, insomma, l'accresciuta sen­sibilità sociale ha permesso di scoperchiare il vaso di Pando­ra; a non essere cambiati, anno­ta Mari, sono certi adulti. Così l'Associazione, nata giusto quattro lustri orsono a Chiasso, non ha mai smesso di mettersi all'ascolto di chi cerca aiuto o denuncia un disagio. Che l'Sos corra lungo il filo del telefono o navighi nel web.
  « Il malessere - ribadisce il coordinatore di Sos Infanzia - è lo stesso, oggi come ieri. Come non è mutata la sofferenza delle vittime o la loro età - nella mag­gior parte dei casi i bambini hanno tra i 4 e i 12 anni -. I nu­meri quindi si ripetono. Ad esser­si modificato, dal nostro osserva­torio, è il tipo di maltrattamento, che si manifesta con modalità di­verse: ora a prevalere sulle vio­lenze fisiche e sessuali, comun­que presenti, è l'abuso psicologi­co, la trascuratezza e il disinte­resse per i figli. Anche il divorzio, capita, diventa un motivo per usare i bambini come armi o merce di scambio. E a loro volta anche i ragazzi usano un altro linguaggio, anche più violento e drammatico, per esternare il loro disagio. Ricorrendo pure al­l'uso di droghe e alcol ».
  Nel 2008 il Telefono Sos Infan­zia, attivo 24 ore su 24 grazie alle sue tre antenne di Chiasso, Lu­gano e Bellinzona (raggiungi­disponibili ai numeri 091/682.33.33, 091/971.88.88 e 091/826.11.11), ha raccolto 52 segnalazioni di casi di maltrattamento. Casi nella media degli ultimi 5 anni e tra­smessi alle autorità competen­ti. A dare speranza, come emer­ge dalle statistiche, è la maggio­re attenzione della famiglia. « All'inizio - spiega Mari - i cam­panelli di allarme ci arrivavano soprattutto da persone esterne (penso ai vicini di casa) alla cer­chia parentale, dove per lo più si consumano gli abusi, che rima­neva lontana dal problema. Nel tempo sono invece aumentate le chiamate provenienti da chi vive all'interno della famiglia o è le­gato ad essa ». Un'‘apertura' te­stimoniata anche dai dati del­l'anno scorso: nella gran parte dei casi il segnalatore è stato un familiare o un parente.
  E nel suo piccolo Sos Infanzia sente di aver dato un contributo all'informazione e alla preven- zione, anche attraverso le pro­prie pubblicazioni: l'Associa­zione vanta infatti una ricca bi­bliografia. « Non ci siamo mes­si - annota ancora il coordinato­re - solo alla ricerca dei ‘cattivi'. Ecco perché, al di là dei passi compiuti in questi anni sul pia­no del servizio pubblico, l'Asso­ciazione ha ancora ragione di esistere ».
  Non solo: dieci anni fa Sos In­fanzia ha aperto un nuovo cana­bili le di comunicazione su inter­net, realizzando un sito - http://www.adonet.org/ - e mettendosi a caccia di portali pedoporno­grafici. Solo nel 2008 le denunce giunte al gruppo di volontari sono state 1'500. E in testa alla classifica delle aree del mondo si trovano Russia, Asia e Suda­merica.
  Si tratta di un'attività, come ribadisce Mari, portata avanti collaborando con Scoci, il Ser­vizio nazionale di coordinazio­ne per la lotta contro la crimi­nalità su internet, e tenendo i contatti con una ventina di Po­lizie in tutto il globo. « In alcuni casi è un mondo sommerso, che ci sta sfuggendo di mano. Che fare? Andare oltre le tavole ro­tonde o il coprifuoco per i mino­renni: se ne abbiamo bisogno si­gnifica che non è solo un proble­ma della famiglia, anche il cit­tadino ha perso contatto con il suo territorio ». D.C.
 




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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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