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Da: Cooperazione, 25.1.11 pag 79, Rubrica *L'avvocato risponde" (Micaela Antonini Luvini, avvocato.)

Contributi. L’ultimo arrivato ha la precedenza

Ho due figli da un precedente matrimonio che mi sono stati affidati perché la madre ha avuto dei seri problemi ed è tuttora ricoverata in una clinica psichiatrica. Da una relazione con un’altra donna è nata una bambina, ma adesso ci stiamo separando. La madre (che ha un’attività a metà tempo) mi ha  chiesto per la figlia un contributo di 800 fr. mensili ma non riesco a darglieli poiché visto il mio stipendio
(4.800 fr.) e con gli altri due figli ancora agli studi non mi rimane praticamente niente. L’autorità  tutoria, malgrado questa situazione, le ha riconosciuto il contributo scrivendo che le necessità della nuova nata passano prima di quelle degli altri 2 figli.

Effettivamente i calcoli che sono effettuati per il riconoscimento di un contributo alimentare ai figli è alquanto discutibile e sovente lascia il genitore debitore in una situazione di estrema precarietà. Purtroppo questi sono i parametri adottati dai nostri tribunali e confermati da una costante giurisprudenza. I figli maggiorenni (che pure hanno bisogno del mantenimento) dinanzi ad una situazione come la sua cedono il passo e il nuovo nato  vanta un diritto prevalente al mantenimento. In pratica si considera che il figlio maggiorenne, oltre a poter lavorare seppur parzialmente, ha il diritto a determinati sussidi da parte dello Stato e ha anche la facoltà di chiederli autonomamente. Ciò che lascia estremamente perplessi è anche il fatto che nel calcolare i rispettivi bisogni non si tenga conto di certe spese che sono assolutamente indispensabili. Ritengo, come tanti, che i calcoli per il fabbisogno del debitore debbano essere corretti e considerare spese che al momento non sono riconosciute.

Da: CdT 21.12.2010 pag 5

CF Custodia dei figli, il progetto non convince
BERNA

Dopo le numerose pro­teste che aveva sollevato la pri­ma versione della nuova Ordi­nanza sull'accudimento extrafa­miliare di minori, che prevedeva che tutti avrebbero dovuto avere un'autorizzazione, anche i fami­liari, il Consiglio federale ha rivi­sto il progetto. Ma anche questa seconda versione non soddisfa: per i partiti borghesi è troppo re­strittiva, mentre per le organizza­zioni che difendono la famiglia non protegge sufficientemente il bambino.
L'avamprogetto d'ordinanza sul­la custodia dei bambini, in con­sultazione fino a ieri, lede la liber­tà dei genitori, afferma il centro­destra. Il PLR chiede ad esempio di abbandonare completamen­te l'obbligo di un permesso per i genitori diurni. Per l'UDC, la pro­posta del governo impedisce ogni
«soluzione spontanea». Si met­tono sotto pressione i genitori im­pedendo loro di scegliere auto­nomamente la persona che riten­gono migliore per i loro figli. Il PPD critica da parte sua il «com­plicato elenco di eccezioni». La custodia di bambini da parte dei membri della loro famiglia do­vrebbe essere completamente li­bera, anche se rimunerata, affer­ma il partito.
L'obbligo di disporre di un per­messo per accudire i bambini, che nella seconda versione del­l'ordinanza si applica solo ai ge­nitori diurni che sono rimune­rati, non piace neanche alle or­ganizzazioni di difesa della fa­miglia. Queste criticano il fatto che il criterio per sapere se si necessita dell'autorizzazione è la rimunerazione o meno di questo servizio.

Da: CdT 14.12.10 pag 14

In città

Nuova associazione per i diritti dei bambini
Si chiama Franca e fa riferimento alla convenzione ONU


Per difendere i diritti dei bambini sulla base della Convenzione interna­zionale dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) è nata una nuo­va associazione. Si chiama «Franca» sia perché è stata creata in memoria della defunta Franca Lombardo-Gam­betta, sia perché vuole richiamare il concetto di sicurezza associato all'ag­gettivo franco. Sicurezza che l'associa­zione presieduta da Francesco Lom­bardo, che ieri si è presentato alla stampa accompagnato dal membro di comitato Vito Lo Russo, sintetizza in cinque punti chiamati «Cinque P» e cioè protezione, prestazioni, parte­cipazione, promozione e prevenzio­ne. Il comitato è composto da perso­ne ognuna specializzata in un settore che ha a che fare con l'attività artisti­ca, didattica e sociale: insieme a Lom­bardo e Lo Russo vi sono Stephanie Rauer, Bruna Ferrazzini, Claudia Pes­sina, Salete Gervasoni e fra Martino Dotta. Sono parte integrante del co­mitato, ovviamente con il permesso dei loro genitori, due adolescenti, un ragazzo di 16 e una ragazza di 13 an­ni, che portano nell'associazione il punto di vista dei minorenni e questo perché, come ha detto Lombardo, «ri­conosciamo anche il bambino come essere umano competente». Lo Rus­so dal canto suo ha poi aggiunto: «Gli apporti migliori li danno sempre i ra­gazzi».
Franca si occupa di vari temi: «percor­si didattici ed animazioni nelle scuo­le sui temi della gestione dei conflitti in modo non violento, diritti, dipen­
denze, clima in classe, accompagna­mento di ragazzi in difficoltà, serate per i genitori, formazione per i docen­ti e proposte didattiche». Le attività vanno dal gioco al teatro, dal disegno allo sport, dalla musica alla cucina. Tra i progetti (molte attività sono con­siderate dei «ponti» con altre associa­zioni) vi sono quelli in collaborazio­ne con le scuole speciali, o con Terre des Hommes (è di Franca il video sul­l'Appello di Bellinzona) ed il sostegno ai senzatetto ospitati provvisoriamen­te al rifugio di Lumino (molti di loro sono bambini). Vi è poi un progetto di prevenzione della violenza in am­bito sportivo nel quartiere bellinzo­nese delle Semine che Lombardo ha collegato alla tesi del suo master.
Secondo il presidente vi era la neces­sità in Ticino di una nuova associazio­ne con le caratteristiche di Franca (co­stituita ufficialmente il 12 maggio scor­so con uno statuto che ne garantisce il carattere apolitico e aconfessiona­le, senza scopi di lucro). Questo per­ché non è ancora ben conosciuta la convenzione dell'ONU sui diritti dei bambini che devono essere conside­rati soggetti e non oggetti sia da noi sia, soprattutto nei Paesi in via di svi­luppo.
Dal punto di vista finanziario, Franca è sostenuta dai privati ma anche dal Cantone ed in particolare dalle scuo­le per le quali svolge varie prestazio­ni. Per chi volesse contribuire il con­to alla banca Raiffeisen di Bellinzona è il CH32 8038 7000 0041 6994 7.

MAVEZ


 

Da: www.cooperazione.ch L'avvocato risponde, pag 75, Nr. 49 del 7.12.2010 avv Micaela Antonini Luvini

Fattura. Una tariffa oraria a 400 franchi

Ci siamo rivolti ad un legale per svariate consulenze riguardanti il diritto di famiglia e per avere consigli su
come fare testamento. Forse lo sbaglio è stato nostro, perché non abbiamo chiesto preventivamente quanto ci sarebbe costata la consulenza. Purtroppo l’avvocato ci ha chiesto 400 franchi orari e ci siamo visti recapitare una fattura di oltre 2.000 franchi. Ha calcolato nel prezzo anche due telefonate che sono durate circa dieci minuti l’una (costo fr. 180.–). Le chiedo se tutto ciò è possibile e corretto.

Possibile lo è certamente e non posso certo affermare che si tratta di scorrettezza. 400 franchi orari sono una tariffa praticata da alcuni avvocati. Lo sbaglio l’ha sottolineato già lei: consiste nel non aver preventivamente chiesto la tariffa che è applicata dallo studio d’avvocatura che ha contattato. Ritengo
però che il legale avrebbe dovuto, dal canto suo, rendervi attenti su questa circostanza. Anche fatturare le telefonate è lecito. Ribadisco che, quando ci si rivolge a un legale, è necessario chiarire la tariffa  oraria.

Da: www.cooperazione.ch L'avvocato risponde, pag 75, Nr. 49 del 7.12.2010 avv Micaela Antonini Luvini

Eredità. La seconda moglie e i figli.

Sposato, con tre figli, rimasto vedovo, si è risposato, senza avere altri figli. Ora il coniuge è deceduto ed era proprietario al 50% dell’appartamento, mentre l’altro 50% è della seconda moglie. Che cosa succede con la parte dell’appartamento (50%) dove continua a vivere la moglie? Chi sono gli eredi della moglie, che ora non ha più figli suoi e i genitori sono deceduti?

Il coniuge superstite, oltre alla sua metà in comproprietà, avrà anche diritto (in assenza di un  testamento ciò che sembraessere il caso) ad un’ulterioremetà. Quindi in totale avrà in proprietà il 75% dell’appartamento, oltre alla metà degli altri beni del defunto dopo la liquidazione del regime  matrimoniale. Il residuo 25% appartiene ai3figli avuti dal primo matrimonio, come anche la restante metà dei suoi beni. In caso di morte della seconda moglie (e nel caso anche lei non facesse testamento) gli eredi riceveranno il suo patrimonio. Si va fino alla stirpe degli avi e, se non si trovano eredi, allora è l’autorità pubblica che diventa erede. Trattandosi dell’appartamento coniugale, la moglie ha il diritto di continuare a viverci e potrà, se del caso, acquistare dagli eredi del marito (quindi i suoi tre figli naturali) il restante 25% della casa.

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