TI-PRESS Sonia Giamboni Tommasini
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« Dopo una valutazione attenta degli atti e delle risultanze
dibattimentali, non sono riuscita ad ottenere una convinzione interiore
sufficiente circa la fondatezza delle accuse ». Il risultato delle incertezze della giudice della Pretura penale Sonia Giamboni Tommasini è il proscioglimento – in virtù del principio ‘ in dubio pro reo ’ – del comandante della Polizia comunale di Bellinzona Ivano Beltraminelli
. Il 52enne non ha diffamato i parenti di un ispettore durante il
colloquio di servizio avuto il 7 settembre 2010 con un sergente (sentito
in aula come teste; si veda laRegione del 17 marzo). Quest’ultimo accusava il suo superiore di aver pronunciato la frase “ una famiglia di tossicodipendenti ” in riferimento ai congiunti del subalterno.
La giudice non si è detta convinta della versione degli accusatori privati, aggiungendo che « permangono
grossi dubbi su come si sono svolti i fatti, non potendo
ragionevolmente escludere che gli stessi si siano sviluppati in
conformità con la versione dell’accusato ». Ovvero che il capo della
PolCom si sarebbe esclusivamente limitato a replicare a un’affermazione
fatta in precedenza dall’agente. Il procuratore generale John Noseda,
ricordiamo, aveva chiesto la condanna del comandante, sospesa per due
anni, a 15 aliquote giornaliere da 120 franchi. Richiesta di pena
auspicata pure dall’avvocato Rocco Taminelli, patrocinatore
dell’ispettore.
Tre aspetti a favore
La ricostruzione fornita da Ivano Beltraminelli è dunque stata
ritenuta più credibile di quella dei sottoposti. Tre i punti principali
sui quali le due versioni (quella del comandante e quella del sergente e
di un sergente maggiore, che affermava di aver sentito il passaggio
incriminato della conversazione passando per caso in corridoio) sono
discordanti. Primo, la lingua utilizzata durante il colloquio: il 52enne
ha affermato che si è tenuto in dialetto, gli agenti idem; prima però
di ritrattare sostenendo che l’imputato aveva parlato pure in italiano,
nei momenti in cui si alterava. Secondo, i toni della discussione: per
Beltraminelli erano « normali », stando al sergente « autoritari e aggressivi
» da parte del comandante; sensazione confermata pure dal sergente
maggiore ma negata da due segretarie amministrative che hanno l’ufficio
vicino a quello del 52enne.
Terzo, il contenuto e l’ordine temporale degli argomenti: sia
Ivano Beltraminelli sia il sergente sono sicuri che la frase
diffamatoria sia stata proferita verso la fine del faccia a faccia; il
sergente maggiore ha per contro dichiarato a più riprese di averla
sentita all’inizio.
Sulla base di questi tre aspetti, la giudice ha quindi scartato
la testimonianza del sergente maggiore perché in contraddizione con
quella fornita dal comandante e dal sergente. Il cui resoconto ha fatto
la stessa fine « visto che ha subìto parecchie modifiche e che, in ogni modo, non collima con le altre deposizioni ». C’è il sospetto – espresso peraltro dallo stesso comandante alla sua segretaria – che gli agenti « volessero ingannarlo, montando ad arte una versione per metterlo in difficoltà ».
‘Mancanza di condotta’
Sonia Giamboni Tommasini non ha comunque risparmiato alcune frecciatine all’indirizzo di Ivano Beltraminelli. Il 52enne « non
appare certo aver brillato in comunicazione, mediazione e condotta,
dove lo sforzo principale veniva posto su scontri legali, tra denunce e
controdenunce – ha chiosato – . Capisco che condurre il Corpo in
un clima del genere non debba essere facile, ma è proprio in questi
momenti che la figura del comandante deve spiccare sopra ogni cosa ».
La difesa sorride ma non troppo
Stati d’animo opposti, fra le parti, dopo la comunicazione del dispositivo della sentenza. L’avvocato Rocco Taminelli
, patrocinatore dell’ispettore sentitosi diffamato, alla domanda se
intenda interporre ricorso rivolgendosi alla Corte d’appello e di
revisione penale, ha glissato lasciando subito la Pretura penale in
compagnia del suo assistito. Da noi contattato, spiega poi di non avere
ancora deciso; lo farà una volta lette le motivazioni scritte della
giudice. Raggiante ma non troppo il legale di Ivano Beltraminelli,
l’avvocato Carlo Postizzi . L’assoluzione in applicazione del principio ‘ in dubio pro reo ’ lascia un po’ l’amaro in bocca al legale, che avrebbe preferito il proscioglimento « per non aver commesso il fatto ». A ogni modo – rileva – la figura del comandante esce riabilitata e questo « mi rende particolarmente contento
». La sua speranza è che pure l’inchiesta amministrativa aperta dal
Municipio arrivi alla stessa conclusione. Ivano Beltraminelli non si è
espresso. Il suo sorriso, tuttavia, valeva più di mille parole. Assente
il procuratore generale John Noseda , il quale aveva chiesto la condanna – a pena sospesa – del comandante.