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Da: La regione, 22.3.12 pag 4

Timbal: teoremi che creano odissee giudiziarie

Galfetti: e ora basta con questa persecuzione

SCA/A.MA.

Michele Antonio Varano è fra gli imputati nuovamente assolti. « Si è confermato tutto quello che non è mai esistito – dice –. Ero molto fiducioso. E questa sentenza è chiara: non ci sono prove di niente ». Commenta l’avvocato Renzo Galfetti , patrocinatore di terzi destinatari di sequestri di beni: « Il tribunale per la seconda volta ha esaminato l’incarto ed è giunto a una sostanziale sentenza di assoluzione, con due piccole condanne. Adesso l’auspicio è che il Ministero pubblico della Confederazione la smetta con questa attività persecutoria e vessatoria nei confronti degli imputati. Attività che si trascina da dieci anni in modo inaccettabile ». La sentenza è stata letta ancora in tedesco. « Ormai siamo abituati e rassegnati – osserva Galfetti –. L’importante è l’esito. Quello finale è molto positivo e “medica” tutte le insoddisfazioni che l’arroganza del Ministero pubblico federale ci ha provocato ».

Da: CdT 23.3.12 pag 13

Caso Gulliver

A Orlando Del Don risarcimento di 37 mila franchi


All'indomani della notizia sull'esito dell'inchiesta «Gulliver», il centro privato di assistenza psichiatrica di via Simen a Lugano che nel 2007 finì nel mirino della Procura per una serie di presunte irregolarità, emergono maggiori dettagli sul fronte dei risarcimenti. Come noto (cfr. l'edizione di ieri), per quattro persone indagate, tra cui Franca Martignoni e lo psichiatra bellinzonese nonché deputato UDC in Gran Consiglio Orlando Del Don, il procuratore pubblico Moreno Capella ha firmato un decreto d'abbandono per assenza dei presupposti oggettivi e/o soggettivi del reato. Ebbene, a Del Don è stato riconosciuto un risarcimento complessivo di poco più di 37 mila franchi, mentre per gli altri indagati poi scagionati è stata decisa la rifusione delle spese legali sostenute (si parla di circa 6 mila franchi). Tra le parti è già stato raggiunto l'accordo. Anche questo capitolo della vicenda è dunque chiuso.
Resta solo da definire quello relativo all'ex responsabile amministrativo del day hospital, Andrea Mazzoleni, nei cui confronti il PP Capella ha invece emesso un decreto d'accusa con una proposta di pena pecuniaria di 90 aliquote di 240 franchi, configurando il reato di truffa ai danni di diverse casse malati per 33.380 franchi. Mazzoleni, tramite il suo legale, l'avvocato Stefano Ferrari, ha già inoltrato opposizione. Il caso era venuto a galla il 30 agosto del 2007, l'inchiesta nelle prime fasi venne curata dall'allora procuratore generale Bruno Balestra e dall'ex procuratrice Maria Galliani.
GI.M/GR







DEPUTATO

Nei confronti di Del Don è stato firmato un decreto d'abbandono.

(fotogonnella)

 

Da: La regione, 23.3.12, pag 13

Comandante assolto, Municipio criticato

Bellinzona, proscioglimento ‘in dubio pro reo’ per il capo della Polizia comunale Ivano Beltraminelli

DELDA
TI-PRESS Sonia Giamboni Tommasini

« Dopo una valutazione attenta degli atti e delle risultanze dibattimentali, non sono riuscita ad ottenere una convinzione interiore sufficiente circa la fondatezza delle accuse ». Il risultato delle incertezze della giudice della Pretura penale Sonia Giamboni Tommasini è il proscioglimento – in virtù del principio ‘ in dubio pro reo ’ – del comandante della Polizia comunale di Bellinzona Ivano Beltraminelli . Il 52enne non ha diffamato i parenti di un ispettore durante il colloquio di servizio avuto il 7 settembre 2010 con un sergente (sentito in aula come teste; si veda laRegione del 17 marzo). Quest’ultimo accusava il suo superiore di aver pronunciato la frase “ una famiglia di tossicodipendenti ” in riferimento ai congiunti del subalterno.

La giudice non si è detta convinta della versione degli accusatori privati, aggiungendo che « permangono grossi dubbi su come si sono svolti i fatti, non potendo ragionevolmente escludere che gli stessi si siano sviluppati in conformità con la versione dell’accusato ». Ovvero che il capo della PolCom si sarebbe esclusivamente limitato a replicare a un’affermazione fatta in precedenza dall’agente. Il procuratore generale John Noseda, ricordiamo, aveva chiesto la condanna del comandante, sospesa per due anni, a 15 aliquote giornaliere da 120 franchi. Richiesta di pena auspicata pure dall’avvocato Rocco Taminelli, patrocinatore dell’ispettore.

Tre aspetti a favore

La ricostruzione fornita da Ivano Beltraminelli è dunque stata ritenuta più credibile di quella dei sottoposti. Tre i punti principali sui quali le due versioni (quella del comandante e quella del sergente e di un sergente maggiore, che affermava di aver sentito il passaggio incriminato della conversazione passando per caso in corridoio) sono discordanti. Primo, la lingua utilizzata durante il colloquio: il 52enne ha affermato che si è tenuto in dialetto, gli agenti idem; prima però di ritrattare sostenendo che l’imputato aveva parlato pure in italiano, nei momenti in cui si alterava. Secondo, i toni della discussione: per Beltraminelli erano « normali », stando al sergente « autoritari e aggressivi » da parte del comandante; sensazione confermata pure dal sergente maggiore ma negata da due segretarie amministrative che hanno l’ufficio vicino a quello del 52enne.

Terzo, il contenuto e l’ordine temporale degli argomenti: sia Ivano Beltraminelli sia il sergente sono sicuri che la frase diffamatoria sia stata proferita verso la fine del faccia a faccia; il sergente maggiore ha per contro dichiarato a più riprese di averla sentita all’inizio.

Sulla base di questi tre aspetti, la giudice ha quindi scartato la testimonianza del sergente maggiore perché in contraddizione con quella fornita dal comandante e dal sergente. Il cui resoconto ha fatto la stessa fine « visto che ha subìto parecchie modifiche e che, in ogni modo, non collima con le altre deposizioni ». C’è il sospetto – espresso peraltro dallo stesso comandante alla sua segretaria – che gli agenti « volessero ingannarlo, montando ad arte una versione per metterlo in difficoltà ».

‘Mancanza di condotta’

Sonia Giamboni Tommasini non ha comunque risparmiato alcune frecciatine all’indirizzo di Ivano Beltraminelli. Il 52enne « non appare certo aver brillato in comunicazione, mediazione e condotta, dove lo sforzo principale veniva posto su scontri legali, tra denunce e controdenunce – ha chiosato – . Capisco che condurre il Corpo in un clima del genere non debba essere facile, ma è proprio in questi momenti che la figura del comandante deve spiccare sopra ogni cosa ».

La difesa sorride ma non troppo

Stati d’animo opposti, fra le parti, dopo la comunicazione del dispositivo della sentenza. L’avvocato Rocco Taminelli , patrocinatore dell’ispettore sentitosi diffamato, alla domanda se intenda interporre ricorso rivolgendosi alla Corte d’appello e di revisione penale, ha glissato lasciando subito la Pretura penale in compagnia del suo assistito. Da noi contattato, spiega poi di non avere ancora deciso; lo farà una volta lette le motivazioni scritte della giudice. Raggiante ma non troppo il legale di Ivano Beltraminelli, l’avvocato Carlo Postizzi . L’assoluzione in applicazione del principio ‘ in dubio pro reo ’ lascia un po’ l’amaro in bocca al legale, che avrebbe preferito il proscioglimento « per non aver commesso il fatto ». A ogni modo – rileva – la figura del comandante esce riabilitata e questo « mi rende particolarmente contento ». La sua speranza è che pure l’inchiesta amministrativa aperta dal Municipio arrivi alla stessa conclusione. Ivano Beltraminelli non si è espresso. Il suo sorriso, tuttavia, valeva più di mille parole. Assente il procuratore generale John Noseda , il quale aveva chiesto la condanna – a pena sospesa – del comandante.

 

 

Da: CdT 21.3.12 pag 41

Leggo con costernazione la lettera di Silvia Fumagalli-Bernasconi sul CdT del 17 marzo: «Pedofilia e sentenze difficili da capire»; conciso, obiettivo e nel con­tempo carico di disgusto e disperazione nel denunciare le inique conclusioni del­la magistratura, un grido di autentico do­lore e di impotenza che certamente gli impettiti giudici ignoreranno.
Tanto per cominciare ne modificherei il titolo con un altro, decisamente più con­sono e attuale: «Pedofilia e sentenze: l'apoteosi legalizzata del Male».
Quanto, di questi tempi, si permettono troppi giudici, magistrati, psicologi - sì, proprio loro - ha dell'incredibile: moti­vazioni di giudizio perversi, degenerati, improntati al più sfacciato e delirante buonismo.

Da: 4.10.11 pag 20

 

Quartino

Minacce e benzina, se ne riparla in aula penale
Rischiò di trasformarsi in torcia umana, ora è lui a processo


■Pur non essendo più direttamente in­centrato sui fatti che nel gennaio del 2010 a Cadepezzzo-Quartino sfiorarono la tragedia quando dopo l'ennesima lite fra due vicini di casa uno tentò di dar fuoco all'altro dopo avergli lanciato ad­dosso una tanica di benzina, colpendo­lo poi anche con un taglierino, il proces­so che si terrà domani alle 9 alla Pretu­ra penale di Bellinzona (giudice Siro Quadri) inevitabilmente dovrà far rife­rimento anche a questa vicenda. Vicen­da per la quale Giancarlo Bottani, 60 an­ni, sta finendo di scontare in regime di semilibertà (avrà saldato il suo conto con la giustizia nel marzo 2012) la pena di 3 anni e 4 mesi di carcere che la Corte del­le assise Criminali di Locarno, presiedu­ta dal giudice Mauro Ermani, gli aveva inflitto nel settembre dello scorso anno riconoscendolo colpevole di tentato omicidio intenzionale per, appunto, aver infierito in quel modo sul suo vicino 38enne a seguito dell'ennesima lite.
Ennesima lite che sarà forzatamente rie­vocata nel corso del dibattimento pro­cessuale di domani in quanto uno dei decreti d'accusa a carico del 38enne (in totale sono 5) che risultano impugnati (da qui, appunto, il processo in Pretura penale) riguarda l'episodio che sta a monte del tentativo da parte di Bottani di dar fuoco al suo vicino. Quella matti­na dell'8 gennaio 2010 infatti il vicino di casa aveva malmenato la moglie di Bot­tani a seguito di un futile diverbio avu­to con la donna. Per i colpi ricevuti que­st'ultima aveva dovuto recarsi al Pronto soccorso. Per questo fatto il procurato­re pubblico che si è occupato dell'inchie­sta conseguente alla denuncia aveva emesso un decreto d'accusa, proponen­do una pena pecuniaria a carico del 38enne riconoscendolo colpevole di vie di fatto. Un reato però contestato dal di­fensore di Bottani - l' avv. Brenno Cane­vascini di Muralto - che si è pertanto op­posto al decreto d'accusa, avanzando in­vece quale ipotesi di reato le lesioni, quindi una posizione più grave rispetto alle vie di fatto.
Cinque decreti d'accusa
Come detto, sono complessivamente 5 i decreti d'accusa, tutti con proposte di pena di tipo pecuniario, emessi dalla Magistratura a carico del 38enne e che sono appunto stati tutti impugnati, por­tando quindi alla celebrazione del pro­cesso davanti al giudice della Pretura pe­nale. Detto di quello relativo ai fatti che hanno preceduto l'alterco fra Bottani e il vicino culminato col gesto della tani­ca di benzina e del taglierino, per gli al­tri 4 decreti i reati ipotizzati vanno dalle minacce all'ingiuria e alla diffamazione fino alle lesioni, decreti riferiti a episodi che coinvolgono persone diverse, in par­ticolare della cerchia famigliare dell'im­putato stesso (ex moglie, fratello di que­st'ultima). Di uno di questi episodi è co­partecipe anche l'attuale moglie del 38enne contro la quale è pure stato fir­mato un decreto d'accusa, anche lui re­golarmente impugnato. Pertanto, al di­battimento di domani sarà chiamata in causa pure la moglie del 38enne. Al pro­cesso prenderà parte anche Giancarlo Bottani che per partecipare ha chiesto un congedo concessogli.LUCA CONTI

 

CON TUTTI I MEZZI
In guerra contro lo stalking


Giancarlo Bottani si è sempre di­chiarato vittima di stalking da parte del suo vicino di casa. Che fra i due il clima fosse più che teso da tempo lo testimonia anche il muraglione in ce­mento eretto fra le due abitazioni di Cadepezzo, che non è comunque ser­vito a neutralizzare le molteplici an­gherie reciproche, fino appunto al­l'episodio culminante quando il 60en­ne tentò di dar fuoco al vicino, dopo l'ennesima lite, colpendolo anche col taglierino. Fatti, questi, che al proces­so avevano portato la Corte al convin­cimento che si erano effettivamente svolti con le modalità descritte dalla vittima, la cui versione è risultata con­vincente e supportata dai riscontri tec­nici (Bottani invece diceva di aver vo­luto solo intimorire il rivale). In ogni caso Bottani ha ora avviato una vera e propria guerra allo stalking e ciò uti­lizzando vari mezzi. Ne riferisce nel­la sua pagina su Facebook, ma ha pu­re ideato un sito internet (www.stal­kingandmobbing.ch) nel quale invi­ta potenziali vittime a venire allo sco­perto e nelle sue intenzioni c'è la crea­zione di un'associazione per combat­tere questo odioso comportamento.

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