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Il Procuratore generale JOHN NOSEDA* Giustizia, garanzie, errori e rimedi

Da: CdT 27.9.11 pag 1 e 4

IL COMMENTO JOHN NOSEDA*
Giustizia, garanzie, errori e rimedi


Ritengo doveroso rispondere agli in­terrogativi sollevati dell'editoria­le del direttore Giancarlo Dillena «L'accusa e il prezzo degli errori» del 20 settembre, successivamente ripresi dal prof. Paolo Bernasconi e dall'avv. Elio Brunetti il 23 settembre. Il tema non è nuo­vo ma è di attualità: di fronte ad accuse in­giustificate e risarcimenti importanti a ca­rico dello Stato sorge la domanda giusta­mente evocata nell'editoriale: «C'è qualche cosa che non funziona nella giustizia di que­sto Paese?».
L'obbligo di risarcimento dei danni provo­cati dagli errori giudiziari era già sancito dalla procedura penale ticinese ed è stato doverosamente ribadito e precisato in quel­la federale. La legge sulla responsabilità del­lo Stato prevede peraltro questa garanzia anche nel settore civile e amministrativo,
con l'obiettivo di tutelare i cittadini non so­lo contro gli abusi ma anche contro even­tuali negligenze delle autorità statali. Que­ste garanzie sono inoltre affiancate dalle sanzioni (compreso l'allontanamento e la condanna al risarcimento) che le nostre leg­gi prevedono a carico dei magistrati (o dei funzionari) che agiscono intenzionalmente o con colpa grave. Non dimentichiamo in­fine che il codice penale e il codice delle ob­bligazioni prevedono garanzie dirette a fa­vore dei cittadini che subiscono pregiudizi o sono vittime di comportamenti abusivi. Di conseguenza, dal profilo legislativo il no­stro Paese è adeguatamente tutelato. Pos­siamo anche noi affermare, come il mugna­io di Sans Soucis: «Il y a des juges à Berlin».Quest'affermazione è avvalorata dalla scelta, per certi versi coraggiosa, del legislatore federale che ha voluto anticipare (nella nuova procedura penale) la fase istruttoria. Come ha giustamente sottolineato il prof. Bernasconi, la promozione del procedimento è diventata «un atto dovuto» con relativo rovescio della medaglia: aumenterà infatti il numero di persone innocenti che si troveranno imputate (per legge) in un'istruzione penale in attesa del proscioglimento. Come affrontare l'apparente paradosso di un sistema legislativo che, nell'intento di garantire il diritto alla difesa, costringe un cittadino al ruolo di imputato, per poi doverlo risarcire? Non certo capovolgendo il paradosso con il pericolo, ben più grave, di passare ad indagini segrete o di rinunciare a perseguire i reati. Ritengo invece che si debbano impostare dei correttivi razionali agli aspetti specifici più problematici.

In primo luogo occorre evitare che l'apertura dell'istruzione si traduca in una condanna pubblica anticipata. Il nuovo CPP ha rafforzato la tutela del segreto istruttorio. Magistrati e giornalisti hanno quindi il dovere di collaborare per garantirlo, invertendo la tendenza crescente verso i processi mediatici.
In secondo luogo occorre evitare che una semplice denuncia dia luogo a conseguenze professionali o amministrative ingiustificate. Nelle scorse settimane con la presidente Roggero Will abbiamo sottoposto al Consiglio di Stato una sintetica modifica delle diverse leggi cantonali che prevedono l'immediata comunicazione dei procedimenti alle autorità di sorveglianza, per evitare segnalazioni intempestive che potrebbero comportare provvedimenti ingiustificati a carico di persone ingiustamente accusate.
In terzo luogo è necessario rispettare con il massimo impegno il principio di celerità (art. 5 CPP) portando a termine immediatamente i procedimenti, in modo da garantire l'immediato chiarimento della posizione degli imputati. Se una giustizia rapida è comunque doverosa in caso di condanna, lo è a maggior ragione se l'imputato è innocente.
Ritengo infine indispensabile raccogliere l'invito del prof. Bernasconi (che lo ha sempre praticato coerentemente in prima persona) a ricercare la verità fino in fondo, da «servi delle leggi per poter essere liberi». La responsabilizzazione dei magistrati non è un atto di sfiducia o un condizionamento, bensì uno stimolo a migliorare individualmente, un antidoto contro le ingiustizie e una doverosa risposta culturale alla rassegnata ricerca di colpevoli esterni che spesso maschera la propria incapacità di inseguire un ideale e lottare per realizzarlo.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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