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Da: Mattino della domenica, 26.6.11 pag 4

La commissione di esperti che doveva giudicare l’idoneità di coloro che avevano concorso al posto di pretore ha tentato di perorare il sistema di potere, ma si è trovata smentita nei fatti dal Parlamento. Anche questo è segno di un esercizio democratico che funziona: i rappresentanti del popolo eletti decidono liberamente mettendo in discussione il parere consultivo dei tecnocrati scelti dalla casta degli avvocati e magistrati. Uno scandalo? Direi proprio di no. Anzi la scelta del Parlamento è stata una naturale reazione a un tentativo di sovvertire le regole del gioco: qualcuno si è messo in mente che la giustizia debba essere esercitata unicamente da una casta di persone nate e cresciute all’interno della giustizia stessa, così da non aver più nessun legame con la realtà della vita quotidiana delle persone che compongo la nostra società. Un palazzo di persone autoreferenziate che giudica una società intera: inaudito. 

Da: CdT 24.6.11 pag 45

L'OPINIONE ■ TUTO ROSSI* 
LE INVASIONI DI CAMPO TRA POLITICA E GIUSTIZIA

 Recentemente sul «Corriere del Ticino» l'ex giudice fede rale Emilio Catenazzi ci ha illumi nato sui pericoli che cela la proposta di affidare al Tribuna le federale il compito di annullare una legge votata dal Parlamento, decretandone l'incostituzionalità. Una iniziativa di buon senso, che però Emilio Catenazzi ritiene contenere il pericolo della politicizzazione della giustizia.
Richiesti di valutare la costituzionalità di leggi importanti, i giudici (che sono esseri umani) potrebbero decidere in base alle loro opinioni. In breve, se uno Stato vuole magistrati imparziali ed indipendenti, deve assicurare loro precise condizioni di lavoro, di estraneità, stabilità e serenità, ponendoli al di fuori del gioco politico quotidiano. Per Emilio Ca tenazzi le «invasioni di campo» tra i poteri dello Stato sono foriere di sgradevoli effetti secondari.
Questa settimana il Gran Consiglio avrebbe dovuto votare una «invasione di campo» molto pericolosa. La decisione è stata rinviata.
Si tratta della proposta di inserire nella Costituzione cantonale un nuovo articolo 29bis, destinato a rimuovere dal Parlamento i deputati indagati (nemmeno condannati) per reati «contrari alla dignità della carica». Gli iniziativi si vogliono «salvaguardare l'onorabili tà del Parlamento» togliendo le mele marce. La raffigurazione del Parlamento italiano con la sua corte di indagati parla a loro sostegno. Sennonché questa iniziativa avrebbe l'effetto perverso di traslocare presso il Ministero pubbli co l'elezione dei granconsiglieri. Il nuovo art 29bis ritiene che i procuratori pubblici siano robot e che le inchieste siano operazioni meccaniche condotte al medesimo ritmo.
In realtà già nel 1670 Blaise Pascal con statava che «nulla si vede di giusto o d'ingiusto che non muti di qualità col mutar del clima. Tre gradi di latitudine sovver
tono tutta la giurisprudenza; un meri diano decide della verità; nel giro di po chi anni le leggi fondamentali cambia no; il diritto ha le sue epoche. Singolare giustizia che ha come confine un fiume! Verità di qua dei Pirenei, errore di là».
Quando la politica entra in tribunale la giustizia esce. L'elezione dei procura tori pubblici è un atto politico e il nostro Gran Consiglio ha già rimediato qualche figuraccia sottoponendo i candidati a bassi mercanteggiamenti. Ricordiamo che l'unico magistrato senza tessera di partito è stato scelto grazie alla vendetta trasversale di alcuni deputati che avevano maldigerito l'imposizione di Werner Carobbio quale presidente del Parlamento. Ciò non vuole dire che i giudici benedetti dai partiti non siano persone oneste e indipendenti.
Tuttavia legare la decadenza della carica di granconsigliere a una semplice inchiesta penale significa porre il Ministero pubblico sotto la pressione della politica. Il Codice penale annovera molti reati dai confini indefiniti: la truffa, l'amministrazione infedele, il riciclaggio di denaro, la bancarotta fraudolenta etc. Il falso in documenti (art. 251 del Codice penale), per esempio, prevede fino a 5 anni di carcere.
Si potrebbe pensare che sia facile riconoscere il delinquente; chi scrive il falso oppure imita la firma di un altro lo è. Invece non è così; se il magistrato decide che il documento falsificato contiene una «bugia scritta» l'indagato sarà assolto. Il confine è sottile. Recentemente un municipale è stato prima condannato e poi assolto, perché il pretore ha scoperto «una bugia scritta» laddove il procuratore aveva visto un «falso in documenti».
Malgrado si siano riempiti le tasche gonfiando le offerte degli appalti pubblici, i protagonisti dello scandalo di asfaltopoli l'hanno fatta franca; il procuratore ha giudicato che non avevano agito con astuzia, requisito necessario per un'indagine di truffa.
A Zurigo e Ginevra non si trova più uno studio legale disposto a costituire una società off shore (panamense o altro) per il rischio di una condanna per frode fiscale. In Ticino è giudicata normale per
sino la partecipazione ai consigli d'amministrazione di queste strane società, tant'è vero che addirittura una procuratrice pubblica ne aveva collezionato una bella serie. «Verità al sud delle Alpi, delitto al Nord» si potrebbe dire parafrasando Pascal.
Quando l'Amministrazione cantonale delle contribuzioni denunciò alcuni pezzi da novanta, il procuratore generale scrisse che «la frode fiscale è certamente un reato ma non è il reato più grave tra quelli che ci vengono sottoposti. È una questione di priorità». L'attuale consigliere di Stato responsabile della Divisione della giustizia Norman Gobbi e il deputato Riccardo Calastri presentarono un'interrogazione indignata (n. 27/06) chiedendo se il Ministero pubblico fosse sceso in politica con «il principio dell'opportunità del perseguimento penale».
Con migliaia di inchieste inevase e con i reati che cambiano di gravità a seconda del procuratore generale del momento, si può immaginare cosa potrebbe capitare nelle stanze degli avvocati con il nuovo art. 29bis della Costituzione. L'avvocato del deputato pipidino cercherà di fare scivolare l'indagine nella competenza del procuratore pubblico pipidino e così fa rebbero tutti gli altri. Il procuratore liberale che dovesse inchiestare il deputato socialista togliendolo dal Gran Consiglio subirebbe l'insinuazione di aver ricevuto ordini dall'alto. Qualora invece assolvesse il liberale cadrebbe nel sospetto contrario di avere deciso con la pancia del la politica, anziché con la bilancia della giustizia. Tutto ciò finirebbe per discreditare il Ministero pubblico.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha sottolineato che non basta una giustizia interiormente indipendente; la giustizia deve anche apparire come indi pendente.
La pezza del nuovo art. 29bis della Co stituzione cantonale sarebbe peggiore del buco. Un Parlamento libero da indagati è certamente auspicabile, ma non vale il rischio di gettare fango su un'istituzione composta da magistrati onesti e indipendenti quale è il nostro Ministero pubblico.
 
* avvocato

 

Da: CdT 22.6.11 pag 13

Il Parlamento ha sconfessato la Commissione di esperti che aveva ritenuto non idonea una candidata Patrizia Gianelli è stata eletta per la Riviera - Per la Leventina carica a Sonia Giamboni Tommasini

 Non idonea per mancanza di esperienza giusdicente, ovvero per non avere mai prodotto sentenze. Questo il parere che la Commissione di esperti incaricata di valutare le candidature per l'elezione dei nuovi pretori dei distretti di Riviera e Leventina aveva emesso nei confronti di una candidata, Patrizia Gianelli: un punto che ieri non ha mancato di far discutere in Gran Consiglio, fino alla sconfessione vera e propria della Commissione (o quanto meno del suo preavviso), con l'elezione di Gianelli alla carica di pretore della Riviera. Carica che, finora in quota PLRT, passa così al PPD. 

Da: CdT 17.6.11 pag 1 e 4

IL COMMENTO ■ EMILIO CATENAZZI* 
Il giudice, le norme, la realtà

La recente inaugurazione del l'anno giudiziario è stata av viata, come di consueto, dai discorsi ufficiali, cui è segui ta una serie di relazioni su un tema specifico (questa volta sulla respon sabilità nell'ambito bancario e della gestione di patrimoni). Qui voglio sof fermarmi, brevemente, sulla parte uf ficiale e anzi su due soli suoi punti, tra i tanti che sono stati affrontati: questi punti riguardano la funzione del giu dice e, se mi è permessa una venatura di retorica, la sua missione. Siamo tutti d'accordo, come è stato giustamente sottolineato dal presi dente del Tribunale di appello, che chi si accinge a diventare giudice abbia una buona preparazione e magari può convenire una struttura che vi provveda particolarmente o la pro muova. La preparazione giuridica è però una delle esigenze importanti della carica giudiziaria, non la sola, e questo mi preme rilevarlo a scanso, come si suol dire, di equivoci.
Accanto alla conoscenza approfondi ta delle norme e alla capacità, non sempre scontata, di metterla a profit to, mi sembra che il giudice debba avere anche particolare attitudine a sfuggire, nella misura del possibile, da una prospettiva troppo tecnicistica, a evitare, eventualmente con qualche sforzo, ogni esacerbata astrazione e a collocare la vertenza, ovviamente ri spettando le regole, tutte le regole, nel
 
* già giudice del Tribunale federale
 
segue a pagina
 4  


Vedi EMILIO CATENAZZI a pagina 04

 

■ DALLA PRIMA PAGINA 
EMILIO CATENAZZI 
Il giudice, le norme, la realtà 
contesto in cui si vive. Nella corretta applicazione di queste ultime vi è spazio per una sensibilità che, se occupato bene, fa del giudizio un atto elevato e non semplicemente un'operazione meccanica . 
Ho parlato di questo anche per far cadere il discorso su un controverso concetto espresso dal nuovo direttore del Dipartimento delle istituzioni: egli ha rilevato nel suo intervento, suscitando poi qualche reazione, che il giudice dovrebbe tenere in giusta considerazione la volontà del popolo. 
Questa opinione è fuorviante ma la critica rivolta a chi l'ha proferita è forse troppo malevola. 
È certo che il giudice deve applicare la legge e sottostarvi, incombendogli di decidere secondo criteri rigorosi che non coincidono necessariamente con quelli propu gnati dall'opinione popolare (quando, duemila anni fa, un governatore romano affidò il giudizio su un uomo al popolo, il risultato non è stato, eufemisticamente parlando, soddisfacente). 
Purtuttavia, sta la considerazione, di cui ho riferito prima, che il giudizio non è un'operazione astratta, compiuta da una persona chiusa in una torre d'avorio e incurante del tutto della vita che le si muove attorno. 
L'applicazione corretta delle norme, pur ligia alla loro piena osservanza, non prescinde dalla concretezza della vicenda da giudicare e non contrasta con una visione attenta e responsabile della realtà . 
Non sono, queste, idee peregrine e in ogni caso non sono idee nuove; non disdegnerei che siano anche condivise. 

 

Da: CdT 3.6.11 pag 20

IN MUNICIPIO 
Roberto Corsenca senza colpe, il PPD lo aspetta

 Il proscioglimento da ogni accusa dell'avvocato Roberto Corsenca, municipale di Mendrisio, da parte del giudice della Pretura penale (vedi pagina 13 di Lugano) ha certamente reso felice l'interessato, oltre che i famigliari, gli amici ed i compagni di partito. Per la corte, Corsenca non com messo falsità in documenti né ha conse guito in modo fraudolento una falsa atte stazione, reati per i quali il municipale si era autosospeso dalla funzione pubblica. Mercoledì al momento della sentenza l'av vocato non ha voluto rilasciare dichiara zioni, prendendosi qualche tempo di ri flessione. I mass media elettronici davano comunque per certo il suo rientro sulla sce na politica di Mendrisio già dalla prossi ma settimana. È quanto spera anche la se zione PPD cittadina - come ci ha riferito il presidente Gian Paolo Tommasini - signi ficandogli «tutta la solidarietà per i disagi subiti da lui e dai suoi famigliari» e formu landogli «i migliori auguri per la continua zione del suo mandato quale municipale a capo dei dicasteri ambiente e pianifica zione». Parimenti la sezione lo ringrazia «per il senso civico e la correttezza dimo strati autosospendendosi dalla carica e dal lo stipendio in attesa di conoscere la deci sione del giudice». 

 

Da: CdT 3.6.11 pag 13

Pretura Un assolto, un condannato 
Falsità in documenti: prosciolto Roberto Corsenca, municipale di Mendrisio Pena pecuniaria per Roberto Bizzozero, sindaco di Porza, che annuncia ricorso

 Roberto Corsenca, municipale di Men drisio, è stato prosciolto ieri in Pretura pe nale dalle accuse di falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una fal sa attestazione; per contro Roberto Biz­zozero, sindaco di Porza, è stato condan nato a una pena pecuniaria sospesa e a una multa per falsità in documenti, men tre è stato assolto dal secondo capo d'im putazione. Ma la complicata vicenda, re lativa all'affitto di un fondo a Bedano, non sembra destinata a concludersi con la sentenza. Il legale di Bizzozero, avvocato Mario Postizzi, che aveva chiesto l'asso luzione, ha infatti espresso l'intenzione di ricorrere contro la decisione. Stesso di scorso per la procuratrice pubblica Fio renza Bergomi, titolare dell'accusa, che ha annunciato l'appello in attesa delle motivazioni scritte.
Tutta la questione ruota attorno ad un va sto terreno situato all'ex Centro Quadri a Bedano, adiacente alla ditta di costruzio ni Bizzozero Sa e utilizzato da quest'ulti ma come deposito. Fra il proprietario, i cui interessi erano curati dall'avvocato e notaio Corsenca, e la ditta non esisteva però alcun contratto scritto, bensì un ac cordo orale che legava le parti dal 2002. Due anni dopo, trovandosi il proprieta rio in grosse difficoltà finanziarie, si era resa necessaria la stesura di un contratto d'affitto da inviare all'Ufficio fallimenti in vista della realizzazione forzata del fon do. Dopo una laboriosa trattativa - in cui entra in gioco una terza persona, Hans
 Peter Maier, autore confesso dell'omici dio di Matteo Diebold avvenuto in no vembre a Lugano, che agiva all'epoca in nome e per conto del proprietario - le par ti avevano sottoscritto un documento an tedatato al 2002, che attestava il pagamen to integrale della Bizzozero Sa di 500 mi la franchi a titolo di affitto del fondo per il periodo 2002-2017.
Un accordo giudicato però illegale dal Mi nistero pubblico che aveva avviato un'in chiesta. Nel corso della stessa era emer so improvvisamente un secondo contrat to di locazione, allestito da Roberto Biz zozero e datato 2002, riportante una fir ma del proprietario che gli inquirenti ave vano subito ritenuto falsa. In base ai ri sultati dell'indagine, nel dicembre 2010 l'allora procuratore pubblico Giovan Ma ria Tattarletti aveva emanato tre decreti d'accusa. Maier era stato l'unico a non opporsi, di conseguenza per gli altri due il caso era sfociato in Pretura.
La sentenza di ieri ribalta parzialmente le conclusioni iniziali espresse dal primo magistrato che si era occupato del caso. Il giudice Marco Kraushaar si è infatti det to convinto dell'autenticità del primo con tratto d'affitto, sebbene con una data di stesura inveritiera e un'importo indica to pari a mezzo milione in realtà mai ver sato al proprietario del fondo. Uno scrit to dunque validissimo che Corsenca ave va allestito seguendo le indicazioni for nite da Bizzozero, limitandosi a trasmet terlo poi all'Ufficio fallimenti, senza per
 questo essere tenuto a fornire specifiche garanzie o fare delle verifiche su quanto asserito dal cliente. Nel caso specifico è così venuta a cadere per entrambi gli im putati l'accusa di falsità in documenti. La stessa imputazione è stata invece confer mata per il solo sindaco di Porza ma in relazione al secondo contratto di locazio ne: per Kraushaar gli elementi raccolti portano a credere che la firma del pro prietario sia effettivamente falsa, e ciò comporta l'effettiva responsabilità di Biz zozero che aveva stilato e firmato a sua volta il documento. Da ultimo per tutti e due gli imputati è caduto il conseguimen to fraudolento di falsa attestazione per ché, in estrema sintesi, non risulta viola to alcunché.
In conclusione il giudice ha prosciolto da ogni accusa Roberto Corsenca (difeso dall'avvocato Luca Marcellini), mentre ha ridotto la proposta di pena iniziale per Bizzozero da 75 aliquote di 130 franchi e 1.500 franchi di multa, a 35 aliquote da 70 franchi, naturalmente sospese, e una mul ta di 1.000 franchi.
La vicenda non si ferma però qui. Detto dei possibili futuri ricorsi, quali conse guenze avrà la sentenza sul piano politi co?«Per me non cambia nulla - ha riba dito il sindaco di Porza - sarà infatti lo Sta to tramite la sezione Enti locali che mi fa rà sapere la sua decisione». Dal canto suo Corsenca, che si era autosospeso dall'in carico di municipale, ha preferito non esprimersi.
 GR 

 

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