Da: CdT 24.6.11 pag 45
L'OPINIONE ■ TUTO ROSSI*LE INVASIONI DI CAMPO TRA POLITICA E GIUSTIZIA
■ Recentemente sul «Corriere del Ticino» l'ex giudice fede rale Emilio Catenazzi ci ha illumi nato sui pericoli che cela la proposta di affidare al Tribuna le federale il compito di annullare una legge votata dal Parlamento, decretandone l'incostituzionalità. Una iniziativa di buon senso, che però Emilio Catenazzi ritiene contenere il pericolo della politicizzazione della giustizia.
Richiesti di valutare la costituzionalità di leggi importanti, i giudici (che sono esseri umani) potrebbero decidere in base alle loro opinioni. In breve, se uno Stato vuole magistrati imparziali ed indipendenti, deve assicurare loro precise condizioni di lavoro, di estraneità, stabilità e serenità, ponendoli al di fuori del gioco politico quotidiano. Per Emilio Ca tenazzi le «invasioni di campo» tra i poteri dello Stato sono foriere di sgradevoli effetti secondari.
Questa settimana il Gran Consiglio avrebbe dovuto votare una «invasione di campo» molto pericolosa. La decisione è stata rinviata.
Si tratta della proposta di inserire nella Costituzione cantonale un nuovo articolo 29bis, destinato a rimuovere dal Parlamento i deputati indagati (nemmeno condannati) per reati «contrari alla dignità della carica». Gli iniziativi si vogliono «salvaguardare l'onorabili tà del Parlamento» togliendo le mele marce. La raffigurazione del Parlamento italiano con la sua corte di indagati parla a loro sostegno. Sennonché questa iniziativa avrebbe l'effetto perverso di traslocare presso il Ministero pubbli co l'elezione dei granconsiglieri. Il nuovo art 29bis ritiene che i procuratori pubblici siano robot e che le inchieste siano operazioni meccaniche condotte al medesimo ritmo.
In realtà già nel 1670 Blaise Pascal con statava che «nulla si vede di giusto o d'ingiusto che non muti di qualità col mutar del clima. Tre gradi di latitudine sovvertono tutta la giurisprudenza; un meri diano decide della verità; nel giro di po chi anni le leggi fondamentali cambia no; il diritto ha le sue epoche. Singolare giustizia che ha come confine un fiume! Verità di qua dei Pirenei, errore di là».
Quando la politica entra in tribunale la giustizia esce. L'elezione dei procura tori pubblici è un atto politico e il nostro Gran Consiglio ha già rimediato qualche figuraccia sottoponendo i candidati a bassi mercanteggiamenti. Ricordiamo che l'unico magistrato senza tessera di partito è stato scelto grazie alla vendetta trasversale di alcuni deputati che avevano maldigerito l'imposizione di Werner Carobbio quale presidente del Parlamento. Ciò non vuole dire che i giudici benedetti dai partiti non siano persone oneste e indipendenti.
Tuttavia legare la decadenza della carica di granconsigliere a una semplice inchiesta penale significa porre il Ministero pubblico sotto la pressione della politica. Il Codice penale annovera molti reati dai confini indefiniti: la truffa, l'amministrazione infedele, il riciclaggio di denaro, la bancarotta fraudolenta etc. Il falso in documenti (art. 251 del Codice penale), per esempio, prevede fino a 5 anni di carcere.
Si potrebbe pensare che sia facile riconoscere il delinquente; chi scrive il falso oppure imita la firma di un altro lo è. Invece non è così; se il magistrato decide che il documento falsificato contiene una «bugia scritta» l'indagato sarà assolto. Il confine è sottile. Recentemente un municipale è stato prima condannato e poi assolto, perché il pretore ha scoperto «una bugia scritta» laddove il procuratore aveva visto un «falso in documenti».
Malgrado si siano riempiti le tasche gonfiando le offerte degli appalti pubblici, i protagonisti dello scandalo di asfaltopoli l'hanno fatta franca; il procuratore ha giudicato che non avevano agito con astuzia, requisito necessario per un'indagine di truffa.
A Zurigo e Ginevra non si trova più uno studio legale disposto a costituire una società off shore (panamense o altro) per il rischio di una condanna per frode fiscale. In Ticino è giudicata normale persino la partecipazione ai consigli d'amministrazione di queste strane società, tant'è vero che addirittura una procuratrice pubblica ne aveva collezionato una bella serie. «Verità al sud delle Alpi, delitto al Nord» si potrebbe dire parafrasando Pascal.
Quando l'Amministrazione cantonale delle contribuzioni denunciò alcuni pezzi da novanta, il procuratore generale scrisse che «la frode fiscale è certamente un reato ma non è il reato più grave tra quelli che ci vengono sottoposti. È una questione di priorità». L'attuale consigliere di Stato responsabile della Divisione della giustizia Norman Gobbi e il deputato Riccardo Calastri presentarono un'interrogazione indignata (n. 27/06) chiedendo se il Ministero pubblico fosse sceso in politica con «il principio dell'opportunità del perseguimento penale».
Con migliaia di inchieste inevase e con i reati che cambiano di gravità a seconda del procuratore generale del momento, si può immaginare cosa potrebbe capitare nelle stanze degli avvocati con il nuovo art. 29bis della Costituzione. L'avvocato del deputato pipidino cercherà di fare scivolare l'indagine nella competenza del procuratore pubblico pipidino e così fa rebbero tutti gli altri. Il procuratore liberale che dovesse inchiestare il deputato socialista togliendolo dal Gran Consiglio subirebbe l'insinuazione di aver ricevuto ordini dall'alto. Qualora invece assolvesse il liberale cadrebbe nel sospetto contrario di avere deciso con la pancia del la politica, anziché con la bilancia della giustizia. Tutto ciò finirebbe per discreditare il Ministero pubblico.
La Corte europea dei diritti dell'uomo ha sottolineato che non basta una giustizia interiormente indipendente; la giustizia deve anche apparire come indi pendente.
La pezza del nuovo art. 29bis della Co stituzione cantonale sarebbe peggiore del buco. Un Parlamento libero da indagati è certamente auspicabile, ma non vale il rischio di gettare fango su un'istituzione composta da magistrati onesti e indipendenti quale è il nostro Ministero pubblico.
* avvocato
Commenti