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Besso. La madre arrestata: «Voglio bene al bambino». Si prospetta un difficile iter per l'affidamento del neonato

Da: CdT 24.1.13 pag 14

Besso

La madre arrestata: «Voglio bene al bambino»
Si prospetta un difficile iter per l'affidamento del neonato


Sostiene di voler bene al suo bam­bino, di avergliene sempre voluto. La donna di 28 anni arrestata a seguito dell'abbandono del figlio, un bebè di sole tre settimane rinvenuto dalla po­lizia in un'auto a Besso mercoledì scorso, nega di aver voluto uccidere il piccolo. Lasciare il neonato incusto­dito nella vettura avvolto in un sac­chetto di plastica è un gesto inspiega­bile che, secondo la versione fornita a polizia e inquirenti, altro non era per lei che l'estremo tentativo di tenere nascosta l'esistenza del figlio dopo averlo dato alla luce, a quanto pare, in segreto tra le mura dell'appartamento affittato in via Montarinetta. Una ver­sione che la donna - difesa dall'avvo­cato Olivier Ferrari - mantiene, aven­do sempre dichiarato di voler bene al bambino, mentre d'altra parte si deli­neano possibili pressioni da parte di persone a lei vicine, legate al fatto che fosse una ragazza madre. Pressioni talmente insistenti da spingerla in un momento di spaesamento e forte di­sagio personale al grave atto d'incu­ria. L'inchiesta, coordinata dalla pro­curatrice Marisa Alfier, è alle prime battute, ma sin d'ora appare impor­tante chiarire quale fosse l'entourage sociale e familiare della donna. Pro­babilmente gli inquirenti sentiranno anche membri della famiglia che, si è appreso, vivono in Ticino: occorrerà capire in che rapporti fossero con lei e se qualcuno fosse venuto a cono­scenza della gravidanza. Quel che ap­pare certo è che qualcosa non ha funzionato. Perché la donna voleva nascondere il bebè e a chi? Interroga­tivi destinati per ora a trovare solo ri­sposte parziali.
Mentre si attende l'esito di una peri­zia psichiatrica che dovrà stabilire se la 28.enne, cittadina svizzera, era in grado di intendere e di volere al mo­mento dei fatti e se soffra di qualche patologia o forma di depressione, l'inchiesta prosegue per ricostruire i retroscena della delicata vicenda. La donna - che ha detta di chi l'ha vista appare abbastanza lucida - è già stata interrogata un paio di volte. Ricordia­mo che tra le ipotesi di reato a suo carico vi è anche l'infanticidio. In carcerazione preventiva alla Farera, non avrebbe inoltre respinto la ma­ternità. In base alle dichiarazioni fi­nora rilasciate agli inquirenti e al suo legale si presume che volesse tenere il bimbo. E se è verosimile pensare che dopo un fatto così grave, il piccolo difficilmente tornerà in futuro sotto la sua tutela, non è però scontato che, una volta chiarite motivazioni e re­sponsabilità dell'accaduto, la donna si faccia da parte lasciando il figlio in affido ad altri. Decisione, questa, che non spetta più solo a lei: l'iter prevede infatti che il bimbo (ancora in ospe­dale, dove le sue condizioni sono mi­gliorate velocemente) venga affidato a terzi, ma la sua destinazione defini­tiva non sarà decisa tanto presto. Pri­ma occorrerà che sia fatta completa chiarezza. Nel frattempo, dopo ulte­riori colloqui con la 28.enne, il difen­sore prenderà contatto con la Com­missione tutoria competente.
R.L.




DRAMMA La donna, in carcere, ribadisce di non aver mai voluto uccidere il figlio. (Foto Crinari)

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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