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Caso Roland Nef, avvocato critica giustizia zurighese

Da: CdT 31.12.08 pag 5

 Il difensore della presunta «talpa» Fredi Hafner lan­cia pesanti accuse
  BERNA L'avvocato di Fredi Haf­ner, il poliziotto zurighese sotto accusa perché considerato la pre­sunta talpa nella vicenda che ha portato alle dimissioni dell'ex ca­po dell'esercito Roland Nef, spara a zero sulla magistratura del suo cantone. Il legale, Hans Baumgar­­tner, accusa la procuratrice Judith Vogel di aver sbrigativamente rin­viato a giudizio l'agente per evita­re che venisse fatta luce su tutte le circostanze del caso. In una di­chiarazione scritta resa nota dal­la trasmissione «10 vor 10» della televisione svizzero tedesca SF, Baumgartner afferma di aver vo­luto interrogare Vogel nell'ambi­to dell'inchiesta:la magistrata ha però subito interrotto l'istrutto­ria, promuovendo l'accusa. Il le­gale chiede la ricusa della procu­ratrice.

 

Da: CdT 30.12.08 pag 5

Nef, dubbi sulla giustizia
 La procura zurighese doveva informare il DDPS

 Continua la polemica sul caso Nef - Diversi politici chiedono all'ex graduato di restituire la buonuscita
  ZURIGO Le nuove rivelazioni della stampa domenicale sui pre­sunti gravi problemi caratteriali dell'ex capo dell'esercito Roland Nef rinfocolano la polemica nei confronti della giustizia zurighe­se: secondo il professore di dirit­to penale Daniel Jositch, che già aveva criticato l'archiviazione del­la procedura di coazione avviata dall'ex compagna dell'alto uffi­ciale, la procura aveva l'obbligo morale di informare il Diparti­mento della difesa (DDPS) su quanto sapeva. Per il consigliere nazionale socialista (PS/ZH) è «parecchio bizzarro» che la pro­cura si sia invece lanciata alla cac­cia della «gola profonda» che ha informato i media dei gravi ad­debiti a carico di Nef.
  Come noto la denuncia dell'ex partner - che, secondo notizie mai confermate ma provenienti da diversi media, sarebbe stata oggetto di molestie molto pesan­ti e ripetute durate mesi - era sta­ta archiviata dopo una dichiara­zione di disinteresse da parte del­la vittima, forse rilasciata in cam­bio di un risarcimento. Per Jo­sitsch - intervistato dall'edizione online del «Tages-Anzeiger» - un non luogo a procedere, in un ca­so così grave, non dovrebbe en­trare in linea di conto. Un'impres­sione a suo avviso confermata dalle nuove rivelazioni, che par­lano di un Nef in preda a scatti d'ira, incapace di autocontrollo e portato ad abusare dell'alcol.
  Ma c'è di più: proprio queste lacu­ne emerse avrebbero dovuto por­tare la procuratrice inquirente, Judith Vogel, ad informare il DDPS quando era in corso la no­mina di Nef a capo dell'esercito. Secondo Jositch questo sarebbe stato un passo poco usuale e non imposto dalla legge: «ma esiste anche un aspetto morale: in que­st'ambito la procuratrice non ha ottemperato ai suoi obblighi».
  La magistratura ha invece avvia­to un procedimento contro Fre­di Hafner, noto investigatore del­la polizia zurighese, sospettato di essere all'origine della fuga di no­tizie: Jositch ritiene molto eleva­te le probabilità che la persona in questione sia prosciolta dalle ac­cuse, se dimostrerà di aver agito nell'interesse superiore del pae­se e della difesa nazionale. «Quel­lo che mi disturba è però il fatto che, anche se assolto, dovrà su­bire un lungo procedimento. Mi chiedo quindi se era necessario rinviarlo a giudizio.» Il deputato critica anche la buonuscita di 275.000 franchi ricevuta dall'ex capo dell'esercito. Il rapporto del­la commissione della gestione ha dimostrato che Nef non ha forni­to apertamente tutte le informa­zioni che doveva. A suo avviso a livello giuridico non si può però più tornare indietro.
  Il paracadute dorato offerto all'al­to graduato appenzellese non piace nemmeno ad altri politici, intervistati ieri dal «Blick». Per il consigliere nazionale Toni Bor­toluzzi (UDC/ZH)Nef non meri­ta una buonuscita, bensì «un cal­cio nel sedere». Per Josef Lang (Verdi/ZG) l'interessato deve re­stituire i soldi, perché ha violato il principio della buona fede.
 


UNA TELENOVELA INFINITA L'uscita di scena di Schmid non ha chiuso il caso dell'ex Capo dell'esercito Roland Nef.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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