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Se
si è d'accordo di considerare la società come la somma delle virtù e
dei difetti di tutti gli individui che la compongono, è facile dedurre
che la società migliore sarebbe quella al benessere della quale ogni
individuo partecipi dando il suo contributo a seconda delle sue
capacità finanziarie, sociali, creative.
Ovviamente in una simile
società tutti dovrebbero contribuire prendendosi carico anche di tutti
quelli che, non per colpa loro, necessitano di aiuto.
Purtroppo
una simile società resta un'utopia. Troppi sono infatti i parassiti
che, pur avendo le capacità, non partecipano al benessere di tutti ma
piuttosto sfruttano ogni possibilità per ottenere vantaggi personali, a
scapito della collettività.
Badate, non è assolutamente una
riflessione di destra o di sinistra, è solo semplice logica. Finché ci
saranno disonesti e sfruttatori dello stato sociale da una parte,
truffatori ed evasori fiscali dall'altra, purtroppo, ci andrà sempre di
mezzo un'unica categoria, quella degli onesti. Penso qui ai lavoratori
e a tutti quelli che danno ancora un significato all'etica.
Penso
alla fascia debole della popolazione come i malati, i diversamente
abili ma anche i disoccupati, non per colpa loro, alle famiglie
monoparentali con reddito insufficente, ecc.
Se analizziamo le
varie manovre finanziarie si propone sempre la «simmetria dei
sacrifici» che si riduce ad un aumento del carico fiscale da una parte
e ad un taglio delle spese dall'altro, che finisce però spesso a
colpire anche la spesa nel sociale.
Secondo il mio modesto parere
però la simmetria dei sacrifici (bel concetto di per sé) non raggiunge
l'obbiettivo. Colpisce infatti sempre e
comunque le stesse persone, quelle oneste che pagano le imposte e
quelle veramente deboli che di aiuto hanno bisogno. I furboni evasori,
quelli con le «mani in pasta» così come i falsi invalidi e i lazzaroni
non vengono mai chiamati alla cassa.
I politici ed in particolare gli avvocati che siedono in Governo e in
Parlamento, almeno quelli che già non si ritrovano dalla parte
sbagliata, dovrebbero perseguire una sola simmetria dei sacrifici,
quella di far partecipare tutti al benessere della società, smettendola
una buona volta di colpire sempre e soltanto la fascia degli onesti.
Mi rendo conto che è molto più difficile ed anche, purtroppo, che se
non ci fossero i «furbi» ci sarebbe pure molto meno lavoro per diverse
categorie professionali, ma forse ci sarebbe un poco più di benessere
per tutti.
Chi è chiamato a fornire la maggior parte dei mezzi
finanziari alla società gradirebbe, credo, un po' di giustizia e di
equa distribuzione anche dei sacrifici. Vi assicuro che non è piacevole
fare il «pantalone» in uno stato con una politica fiscale iniqua e le
idee «confuse» ed assistere a scene di arroganza e di disonestà .
Purtroppo qui non alludo soltanto a quella che erroneamente si chiama
«piccola crimanilità» bensì pure a professionisti, avvocati e/o
politici di spicco e anche a parte dell'amministrazione che,
volontariamente o no, permette plateali abusi.
Nella società che vorrei l'arroganza e la disonestà non dovrebbero venir premiate.
Probabilmente il Ticino è troppo piccolo e troppi personaggi «che
contano» pensano che unirsi per trarne il maggior vantaggio personale
sia più conveniente che cercare di fare gli interessi della
popolazione, se possibile di quella onesta.
Armin Hubeli,
Lugano
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