Da: La regione, 27.9.12 pag 7
Pari diritti dei genitori sui figli
L’autorità parentale congiunta votata dal Nazionale vuole tenere conto dei cambiamenti sociali
di Silvano De PietroBerna – Non succederà più che, in caso di divorzio, il padre o la madre debbano rinunciare al loro diritto/dovere di occuparsi dei figli. Certo, la revisione del Codice civile che introduce l’esercizio congiunto dell’autorità parentale da parte dei genitori divorziati dovrà ancora passare in dicembre al vaglio del Consiglio degli Stati, ma a giudicare dall’ampio consenso (151 voti contro 13) con cui è stata approvata ieri al Nazionale, la nuova regola sembra ormai cosa fatta.
Eppure, il dibattito è stato abbastanza nutrito, soprattutto quando si è trattato di decidere la retroattività dell’Autorità parentale congiunta (Apc). La riforma costituisce il primo adeguamento del quadro legale alle nuove realtà della famiglia. In dieci anni il numero di bambini nati da genitori non sposati è quasi raddoppiato, mentre sono circa 15mila quelli che ogni anno vedono i loro genitori divorziare. Il problema dell’Apc diventa quindi fondamentale. La revisione del diritto di divorzio entrata in vigore il 1° gennaio 2000, ha lasciato immutato il principio secondo cui, in caso di divorzio, l’autorità parentale va attribuita a un solo genitore. L’Apc viene mantenuta soltanto quando i genitori la richiedono di comune accordo e il giudice ritiene che sia compatibile con il bene del figlio. Inoltre i genitori che intendono divorziare devono sottoporre al giudice, per approvazione, una convenzione che specifichi il loro contributo all’accudimento del figlio e la ripartizione delle spese per il suo mantenimento.
Nonostante queste condizioni restrittive, l’Apc in caso di divorzio è sempre più richiesta. Da qui l’attuale riforma del codice, che propone l’Apc come regola, indipendentemente dallo stato civile dei genitori. Un genitore potrà essere privato dell’autorità parentale solamente se necessario per tutelare gli interessi del figlio, come avviene già oggi per i genitori coniugati. In caso di divorzio è il giudice a decidere se sussistano motivi per revocare l’autorità parentale; mentre se il figlio è nato al di fuori del matrimonio la decisione spetta all’autorità di protezione dei minori. Nello stesso tempo al genitore che ha in custodia il figlio viene riconosciuto il diritto di decidere in merito a questioni quotidiane o urgenti senza consultare l’altro genitore.
Nel dibattito al Nazionale il gruppo socialista ha cercato di rimettere in causa questo automatismo dell’Apc. La bernese Margret Kiener Nellen, per esempio, ha sostenuto che l’Apc «può essere controproducente in casi di tossicomania o di conflitti insormontabili. In situazioni simili, dovrebbe poter essere riservata a uno solo dei genitori».
Tutti gli altri gruppi hanno detto di no, d’accordo con la consigliera federale Simonetta Sommaruga secondo la quale «la minoranza vuole eludere il principio stesso della legge» . Un principio al quale può derogare solo un giudice o l’autorità di protezione dei minori nel solo interesse del figlio. Altro elemento di scontro, l’obbligo del genitore che ha in custodia il figlio di prendere solo decisioni correnti o urgenti e di consultare l’ex partner per le questioni importanti. Questo «riduce il diritto delle madri» , ha protestato la Kiener Nellen, secondo cui «occorre estendere le competenze del genitore custode, non restringerle» . Questione controversa anche quella dell’effetto retroattivo. In breve: l’Apc si deve applicare alle coppie divorziate da quanto tempo prima dell’entrata in vigore della nuova norma? Il Consiglio federale e una minoranza di parlamentari del Ps e del Pbd avrebbero voluto imporre un limite di 5 anni. Ma sarebbe arbitrario, ha sostenuto la urana Gabi Huber (Plr), e discriminerebbe i genitori sposati da quelli non sposati, poiché si applicherebbe solo ai divorziati. Così la maggioranza ha deciso di non farne nulla.
Infine, anche la proposta socialista di cambiare la denominazione di “autorità parentale” in “responsabilità parentale” perché meglio rispondente al tedesco “elterliche Sorge”, è stata respinta.
Parlamentari socialisti divisi ma non sul principio di fondo della riforma
Le critiche venute dall’interno del gruppo spiegate da Carlo Sommaruga
SDPBerna – «La maggioranza del gruppo socialista al Nazionale ha votato a favore del principio dell’Autorità parentale congiunta» , precisa il consigliere nazionale ginevrino Carlo Sommaruga (Ps), «l’intervento della rappresentante socialista era più l’espressione del movimento delle donne che quello dell’intero gruppo» . In effetti, il gruppo nella votazione si è spaccato, perché mentre 24 socialisti hanno accettato il principio dell’Autorità parentale congiunta, 21 l’hanno rifiutata. Nella votazione finale, però, la stragrande maggioranza dei consiglieri nazionali socialisti ha detto sì. «La conclusione» , continua Sommaruga, «è che il Ps non si è opposto all’autorità parentale congiunta, ma ha considerato che non si poteva cambiare il sistema dell’autorità parentale senza cambiare simultaneamente la questione finanziaria della presa a carico dei costi di mantenimento del figlio. L’abbiamo rivendicato chiaramente, prima nel corso della procedura di consultazione, poi nei dibattiti parlamentari. Il secondo aspetto da considerare è che, poiché nella stragrande maggioranza delle famiglie è la madre che si occupa dei bambini, abbiamo fatto un certo numero di proposte per evitare che la madre, quando ha la custodia del bambino, venga a trovarsi in una situazione di tensione con il padre, che condivide l’autorità parentale». Da qui, dunque, l’opposizione all’automatismo. Non proprio, spiega Sommaruga «Ci siamo trovati in una situazione poco chiara, dove le proposte sostenute in aula dai socialisti rappresentavano la scelta delle donne socialiste, ma il gruppo ha sostenuto la posizione di Simonetta Sommaruga» .
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Da: http://www.parlament.ch/I/SESSIONEN/SITZUNG-IN-KUERZE/Pagine/default.aspx
Da: www.tio.ch, 25.9.12 ore 16.44
BERNA
Autorità parentale congiunta, accolto progetto governo
BERNA - Il Consiglio nazionale stamane è entrato in materia su una revisione del Codice civile (CC) che prevede di introdurre di norma l'autorità parentale congiunta. Nell'analisi di dettaglio, che sarà ultimata domani, la Camera del popolo ha poi fondamentalmente seguito il messaggio del Consiglio federale. Vari emendamenti socialisti che intendevano limitare la portata del progetto sono stati bocciati.
L'autorità parentale non disciplina il diritto al mantenimento. Una revisione di questo aspetto è attualmente oggetto di una procedura di consultazione, che si conclude il prossimo 7 novembre. Nel dibattito di entrata in materia, a nome del PS, Ursula Schneider Schüttel (FR) e Carlo Sommaruga (GE) hanno del resto deplorato che il benessere economico del bambino non sia trattato parallelamente alla revisione dell'autorità parentale.
Originariamente la direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Simonetta Sommaruga avrebbe voluto regolare in una sola norma autorità parentale e diritto al mantenimento. In seguito alle proteste di organizzazioni di uomini e padri, ha poi optato per due progetti distinti.
I divorzi ormai sono molto diffusi, hanno sostenuto tutti i relatori dei gruppi parlamentari. "Il tasso di divorzio ha superato il 50%", ha confermato a nome della Commissione degli affari giuridici (CAG) Alec von Graffenried (Verdi/BE). Stando all'Ufficio federale di statistica (UST), ogni anno almeno 14'000 bambini fanno i conti con un divorzio e un fanciullo su cinque ha genitori divorziati. "Il cambiamento non aumenterà il numero di padri che si occupano dei bambini, ma permetterà loro di vederli", ha detto Christian Lüscher (PLR/GE), il secondo portavoce della CAG.
I genitori, anche se divorziati, rimangono tali. "L'autorità parentale non è solo un diritto, ma anche un obbligo, indipendentemente dallo stato civile", ha sottolineato la ministra di giustizia. "Abbiamo bisogno di un diritto moderno e liberale" in sintonia con la realtà, ha aggiunto. Questa mostra che già oggi quasi il 50% delle coppie che si separano continuano ad occuparsi dei figli assieme, ha precisato von Graffenried.
Attualmente, in caso di divorzio, l'autorità parentale è assegnata a un solo genitore. Se i genitori non sono coniugati, è prevista l'attribuzione alla madre. I genitori non sposati o divorziati possono ottenere l'autorità parentale congiunta soltanto se entrambi presentano al giudice una richiesta in proposito, e dopo una lunga procedura.
Secondo la revisione del CC, i concubini dovranno continuare a fare una dichiarazione comune precisando i loro impegni per la cura dei figli, ma basterà che il documento sia inoltrato all'autorità competente. L'avallo del giudice non sarà più necessario.
Come avviene oggi i genitori non sposati e che non condividono il domicilio dovranno invece presentare una convenzione sui contributi di mantenimento che dovrà essere accettata dalle autorità. Questo aspetto è stato voluto dalla CAG.
I genitori che divorziano otterranno automaticamente l'autorità congiunta. Il giudice dovrà comunque verificare che entrambi rispettino le condizioni richieste. Se il bene del bambino lo esige, l'autorità sarà attribuita a un solo genitore. Potrà essergli tolta per inesperienza, malattia, infermità, propensione alla violenza o assenza.
Il plenum ha rifiutato con 139 voti contro 42 una proposta del PS secondo cui il giudice avrebbe dovuto decidere sempre l'attribuzione dell'autorità parentale per evitare che decisioni comuni dei genitori nuocessero al bambino in caso di conflitti insormontabili tra gli ex partner. Per Simonetta Sommaruga un tale provvedimento sarebbe stato contrario allo spirito della riforma.
Inoltre, per evitare che i genitori abusino del diritto per complicarsi reciprocamente la vita, è previsto che quello che si occupa del bambino prenda le decisioni correnti e urgenti (ricovero in ospedale, alimentazione, svago). La Sommaruga ha così fugato i timori di Chantal Galladé (PS/ZH): "un ricovero d'emergenza è urgente - un intervento di correzione alla mascella no".
ATS
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