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Disagio giovanile, ‘ognuno può contribuire'

Da: La regione 02.02.09 pag 9

Disagio giovanile, ‘ognuno può contribuire'
 Dibattito ad Arbedo col procuratore Perugini: ‘Occorre un patto educativo tra famiglia, scuola e società'


  « Episodi come quello di Locarno si veri­ficano in Ticino quasi ogni venerdì e sa­bato sera. È per pura fortuna se finora al­tri ragazzi non hanno fatto la stessa fine di Damiano Tamagni ». Antonio Peru­gini
  - invitato venerdì scorso ad Arbedo dalla locale Commissione culturale e dalla Federazione docenti ticinesi a in­tervenire sul tema ‘Giovani: fra disagio e speranze' in qualità di procuratore pub­blico e coordinatore del ‘Gruppo operati­vo giovani-violenza-educazione' voluto dal governo all'indomani dell'omicidio Tamagni - ha solo brevemente accenna­to al dramma consumatosi un anno fa. Ancor meno si è soffermato sulla sen­tenza pronunciata in settimana, anche perché non direttamente sollecitato dal pubblico. Il quale non è affluito numero­sissimo, tanto che un signore coi capelli grigi si è lamentato, come nonno, per « le troppe sedie lasciate vuote stasera dai ge­nitori assenti ». Soprattutto da quelli che « avrebbero tanto bisogno di incontri come questi ».
  Presente invece un discreto numero di docenti membri della Federazione, la cui presidente Tiziana Zaninelli, vice­sindaco di Locarno, si è allineata a Peru­gini invitando la gente a reagire nel pri­vato di fronte a situazioni che fanno a pugni con l'educazione dei giovani. « Ciascuno può contribuire », ha più volte insistito il procuratore.
  Una donna ha evidenziato il carattere violento di alcune serie televisive in onda sulle reti italiane prima ancora del­le 20 e ha additato la Tsi per la facilità con cui trasmette certi film in prima se­rata. « Le consiglio di cambiare canale o, ancora meglio, di spegnere il televisore », ha consigliato Perugini: « Se tutti lo faces­sero, le reti televisive capirebbero e forse cambierebbero programmazione ». Zani­nelli ha invece invitato a protestare con la Rtsi scrivendo al Consiglio del pubbli­co « di cui sono stata membro per 12 anni, e posso perciò assicurare che le sollecita­zioni esterne vengono prese in considera­zione e inserite nel rapporto annuale al­l'indirizzo dei vertici dell'ente ».
  La partita - ha indicato Perugini - si gioca soprattutto fra le mura domesti­che e quelle scolastiche: « Si è corroso il principio dell'autorità. I genitori, fra i quali è in aumento l'abdicazione dai loro doveri, devono poter controllare di più i fi­gli su quanto fanno la notte e davanti al computer ». Un semplice suggerimento d'ordine pratico: « Per favorire una mi­gliore sorveglianza, il Pc andrebbe messo in salotto anziché in camera. E bisogne­rebbe poter vedere quali siti internet ven­gono frequentati dai figli ». Suggerimento che va ad aggiungersi alla lunga serie di proposte rivolte alle autorità cantonali dallo speciale gruppo il cui incarico sca­de a fine febbraio dopo un anno di lavo­ro. « Viviamo in un Cantone ricco di servi­zi sociali - ha per esempio indicato Peru­gini - ma abbiamo scoperto che spesso non agiscono in rete e, per una strana con­cezione della protezione dei dati, non si trasmettono a vicenda le informazioni sui casi trattati. Siamo nell'era del lavoro a compartimenti stagni ».
  L'espulsione a scuola non serve più a nulla Un padre di famiglia si è detto scettico quando Perugini ha invitato a una mag­giore disciplina familiare e a voler rico­noscere fino in fondo il ruolo educativo dei docenti, anche quando si tratta di prendere decisioni estreme: « Sono con­trario a giudicare così duramente i geni­tori. Soprattutto è traumatizzante vedere il proprio figlio di quarta media espulso dalla scuola per motivi non chiari », non da ultimo perché l'espulsione non è più recepita come valida misura di correzio­ne e rieducazione. Perciò, ha proseguito questo genitore, « vale la pena affidarsi a un avvocato. C'è un'infinità di casi di gra­vità lieve che sfocia in conseguenze estre­me inconcludenti e rabbrividenti. E nes­suno aiuta i genitori, tanto meno quelli che hanno sempre dimostrato impegno nell'educare i figli ».
  È acuto il problema dell'aiuto che si può dare alle famiglie - ha riconosciuto Perugini - nonostante i servizi esistano e lavorino a pieno regime.
  Sempre dal pubblico un'amara costa­tazione: ci vogliono tanti soldi per poter mettere in atto le proposte fatte dallo speciale Gruppo. « È una questione di scelta politica. Ma - ha ripetuto Perugi­ni - ciascuno già nel suo piccolo può fare qualcosa ». Fra le misure che nei mesi scorsi hanno fatto discutere c'è il copri­fuoco notturno per minorenni. Che fine ha fatto? « È l'unica nostra proposta su cui il Consiglio di Stato ha messo il crocio­ne », ha risposto il procuratore. La palla passa nel campo delle città, dal momen­to che oltralpe una decina di località l'hanno introdotto senza scatenare rivol­te popolari. « Concordo sul fatto che ognu­no nel suo piccolo può fare qualcosa - ha aggiunto il parroco don Italo Meroni -
 ma ritengo che a dover fare di più sia so­prattutto la scuola. Perché è un luogo im­portantissimo per bambini e ragazzi
». Ma il procuratore Perugini va oltre: è convinto che occorra un « patto educati­vo tra famiglia, scuola, società civile e so­cietà istituzionale ». Tuttavia solo « un ac­cresciuto senso di responsabilità di genito­ri e Stato può farlo riattivare. Ci vuole una cura totale, continuata, fatta oggi per il domani ». Consci del fatto che per risol­vere il disagio giovanile « non esistono ri­cette miracolose ». MA.MO.
 




TI- PRESS
 Perugini coordina il Gruppo operativo

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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