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Alle nove di mattina una donna può già ben dire di essere stanca. La
sveglia all'alba, colazione in corsa e due bambini ( per fare una
media) da accompagnare a scuola prima della campanella. Senza
dimenticare, magari, di caricare la lavastoviglie, passare lo
straccio in cucina e fare letti e bucato. L'ufficio, infatti, non può
attendere e la famiglia... altrettanto, marito compreso.
Stress e
benessere psichico significa dunque entrare nel vivo di un tema che,
direttamente o indirettamente, tocca tutta l'altra metà del cielo. Un
tema, quello della conciliazione fra sfera privata e lavoro, sviscerato
sabato mattina nell'ambito del primo appuntamento di « Donne e salute
» , una serie di giornate di studio promosse da qui a dicembre
dall'Associazione «Dialogare-Incontri», cui seguirà a primavera una
seconda parte dedicata a « Maternità, paternità, famiglie ».
Sulla filosofia di questa interessante iniziativa si è espressa
Lorenza Hofmann:
«
Il ciclo
- ha spiegato la giornalista e consulente -
è nato attorno a informazioni e interrogativi sulle differenze
nella salute e nella malattia fra donne e uomini, differenze di
genere, che vanno ben al di là delle differenze di sesso ( biologiche)
» . Avete mai provato, per esempio, a fare una doccia con tre marmocchi urlanti alla
porta del bagno? Bene, un uomo no! «
Particolarità di questo ciclo
- ha annotato la relatrice -
è l'ottica gender. Per lungo tempo ci si è preoccupati della sfera
riproduttiva della donna come unica differenza fra i corpi maschili e
femminili. L'ottica gender guarda invece la complessità di essere
donna e uomo, non solo biologicamente ma socialmente, e si preoccupa
dell'impatto sulla salute e sulla malattia di tutte quelle differenze
che rilevano dal vissuto: psicologiche, culturali, sociali, economiche
» .
Differenze che sono legate ai ruoli, alla condizione sociale, che ci
portano ad essere più o meno esposti a questo o a quel possibile danno
alla salute fisica o mentale. Momenti di riflessione che concepiscono
la salute non solo come assenza di malattia, ma come una risorsa
individuale e sociale da preservare nel migliore dei modi.
Come ha affermato
Anita Testa Mader,
psicologa e ricercatrice, secondo l'Agenzia europea per la sicurezza
e la salute al lavoro, lo stress lavorativo (secondo problema di
salute nel vecchio continente, dopo il mal di schiena, con importanti
costi umani ed economici) è fonte di depressione, ansia, nervosismo,
affaticamento e malattie cardiache. Oggi, inoltre, si presta più
attenzione anche allo stress che deriva dal lavoro familiare. Lavoro e
famiglia, stress e salute,
sono quindi due binomi strettamente legati. Due piatti per una stessa
bilancia, il cui equilibrio risulta essere estremamente delicato, non
tanto per gli uomini quanto soprattutto per le donne: «
Nella nostra realtà
- ha spiegato la psicologa -
è un modo centrale quasi unicamente nella vita delle donne, molto
spesso costrette a un certo punto della vita a scegliere fra maternità
e lavoro o tra maternità e carriera professionale, per non parlare di
formazione,
di tempo libero, di attività sociali e politiche, di tempo per sé, in altre parole di qualità di vita
». In questo contesto che pone una serie di problemi politici e
sociali, ha aggiunto la ricercatrice, pensare alla salute significa
chiedersi cosa voglia dire sul piano personale e psicologico
confrontarsi con responsabilità sia familiari che professionali,
essere alle prese con problemi organizzativi e di tensioni tra ruoli
diversi: una « doppia presenza» se non tripla, se pensiamo alle
numerose altre attività a cui sono confrontate le donne, ad esempio la
cura di familiari anziani o il volontariato.
Da qui possono nascere sensi di inadeguatezza e di colpa verso il
partner e i figli. Tanto per le donne che lavorano per necessità
economica sia per quelle che hanno acquisito una formazione e
desiderano metterla in pratica, guadagnando nel contempo una certa
indipendenza finanziaria dal compagno. Perché pur fra momenti di
stanchezza, fatica e di crisi, anche depressive, la donna sembra tener
duro, ma riportando, quale altra faccia della medaglia, un rapporto «
ambiguo » con il lavoro. Difficile è, infatti, il bilanciamento fra
professione e vita privata. «
Secondo studi recenti, più di un quarto delle persone occupate residenti in Svizzera
- non ha mancato di evidenziare Anita Testa
Mader -
faticano a conciliare la sfera professionale e quella privata, cioè
hanno una "work-life balance" molto o totalmente disequilibrata. E se
guardiamo più da vicino le differenze di genere i dati mostrano che
il disequilibrio influisce di più sulla salute psichica delle donne".
I maschi coniugati hanno pur sempre il divano...
C.F.
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