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Il papà ha pari diritti della madre. A Varese una sentenza pilota

Da:   http://www.laprovinciadivarese.it   del 14 marzo 2012

Varese - Il tribunale (Foto by Foto Roberto Genuardi)

VARESE Mamma e papà pari sono. Anche quando si tratta di bambini piccoli. Perché non è scritto da nessuna parte che una madre sia sempre e comunque un genitore migliore rispetto a un padre; e che quest'ultimo non sia in grado di dare il biberon, di cambiare il pannolino e di assolvere presto e bene le mille incombenze che un bimbo di pochi mese richiede.

Il giudice di Varese Giuseppe Buffone ha emesso un decreto esecutivo che rappresenta un punto fermo nel dibattito sulle pari opportunità e sulle discriminazioni fra uomini e donne. Una sentenza che mette un poco d'ordine in un ambito assai delicato, come quello familiare, dove ancora troppo spesso i padri vengono trattati come genitori di serie B.

Il giudice è intervenuto in una vertenza che vede contrapposti fra loro due professionisti varesini quasi quarantenni. La coppia aveva convissuto senza unirsi nel matrimonio, e dal loro amore nel 2010 era nato un bambino. La coppia poi, di comune accordo, aveva deciso di interrompere la convivenza e di far proseguire su binari differenti le rispettive vite.

Restava però da decidere sul bimbo. Chi l'avrebbe accudito? E con quali reciproci diritti e doveri? I due professionisti avevano optato per l'affido condiviso. Ma la madre, facendosi forte del fatto che il bambino era (ed è) molto piccolo, aveva preteso di dettare legge all'ex partner, imponendogli di vedere il piccolo per non più di otto ore e mezzo alla settimana. Più precisamente: tre ore al giorno per due giorni, e due ore e mezzo l'ultimo giorno.

Il padre avrebbe voluto poter trascorrere più tempo con il figlio, ma il suo desiderio aveva sempre trovato una ferrea opposizione da parte della madre. Così si è rivolto al tribunale dei minori. Tuttavia, per evitare che il piccolo venisse penalizzato senza sua colpa, vedendosi di fatto costretto ad avere un papà part-time, in attesa del verdetto del tribunale dei Minori è stato interessato anche il giudice tutelare.

Ascoltata da Buffone, la madre non è stata in grado di fornire alcuna motivazione seria circa il suo presunto diritto di limitare le visite del padre. «Nel caso di specie - scrive infatti il giudice nel decreto - non si comprende perché, sulla base della sola volontà della madre, il padre non avrebbe diritto a trattenere presso di sé (il piccino, ndr) almeno settimanalmente; quasi che, nella bigenitorialità, il papà debba essere considerato, per presunzione, incapace di occuparsi della prole».

Al centro della decisione sta soprattutto il bambino che, scrive ancora Buffone, «ha diritto di trascorrere con il papà la medesima quantità e qualità di tempo che trascorre con la madre. Certo: ciò con le dovute differenziazioni in ragione dell'età del piccolo e, dunque, del preminente interesse dello stesso, allo stato, di essere accudito con prevalenza dalla madre. E però la soluzione bilanciata non è certo una dose di otto ore e mezzo alla settimana per il papà».

La donna è stata quindi riconosciuta "colpevole" di aver leso i diritti del bambino e dell'ex partner. Mentre al papà è riconosciuto il diritto di intrattenere con il figlio «relazioni qualitativamente uguali a quelle della madre, e dunque (...) di potere trattenere con sé il figlio anche per il pernottamento e con diritto di visita superiore alle attuali otto ore e trenta settimanali, ovviamente tenuto conto dell'età del bambino e del suo prioritario interesse».

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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