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Violenza giovanile, come affrontarla

Da: La regione, 3.3.08, pagina 11

 

Violenza giovanile, come affrontarla
Tavola rotonda sull’argomento venerdì a Palazzo Marcacci Analisi di un male che si può debellare con un lavoro sinergico


Si è parlato di violenza giova­nile venerdì sera a Palazzo Mar­cacci a Locarno. «
Quali risposte diamo alla violenza?: la non-vio­lenza tra esclusione e prevenzio­ne ». Questo il tema al centro di una tavola rotonda promossa dell’Acli Ticino (Associazioni Cristiane Lavoratori Internazio­nali) e da Sos Ticino. « Cosa sta capitando in Ticino? Io ho paura, ma non ho timore per i giovani, piuttosto mi chiedo se non sono loro ad essere le prime vittime del­la violenza. È la società che non funziona ». Non ha usato mezzi termini, Edo Carrasco, educato­re e Direttore della Fondazione Il Gabbiano, intervenuto al dibatti­to – moderato da fra Martino Dotta, direttore di Sos Ticino – unitamente a Tamara Magrini, docente e Municipale di Locar­no (capodicastero giovani) e a Leonardo Da Vinci, assistente alla Supsi nonché operatore so­ciale di Sos Ticino. Carrasco, for­te anche di un’esperienza tra­scorsa a Losanna… sulla strada, in mezzo ai giovani ascoltando­ne i disagi e le speranze disilluse da una società che non va per il sottile e che spesso non aspetta chi viaggia più lento perché ha un fardello pesante da trascina­re. « Sovente gli immigrati di­spongono di meno tempo per edu­care i propri figli; a volte ci si ri­trova confrontati con situazioni poverissime di grandi stenti e poi ci si lamenta se tirano fuori l’ag­gressività. La radice del proble­ma sta nella società: siamo una miseria come identità ». Conti­nuando nel suo dire l’operatore sociale si è chiesto: in cosa credo­no i giovani? « Spesso non vedono un futuro, hanno difficoltà ad im­pegnarsi in progetti a media-lun­ga scadenza perché non vedono uno sbocco sicuro » Cosa si può fare? « Facciamo tante cose con loro: apriamo le palestre, lascia­mo aperti i centri, se necessario giochiamo alle bocce davanti alla stazione: una volta coinvolti li ab­biamo presi dal loro lato miglio­re, infine – ha concluso –, ascol­tiamoli e diamo loro più fiducia».
«
Locarno non è il Bronx anche se i media dicono il contrario » – ha esordito la municipale Tama­ra Magrini – . In città c’è sì una si­tuazione di degrado e quando succedono eventi di estrema gra­vità i riflettori illuminano una si­tuazione che purtroppo però c’era già. Il mondo politico può fare molto, ma occorrono sinergie a li­vello regionale. Sulla prevenzio­ne si gioca d’anticipo, ma per que­sto ci vogliono le risorse. A Locar­no qualcosa si muove – Centro giovanile, mentori – ma occorre lavorare in rete, in modo trasver­sale, poiché – ha concluso la mu­nicipale – le richieste d’aiuto ci giungono… urlate». Nel discorso politico si è inserito l’intervento di Anna Biscossa, «siamo una so­cietà a spicchi, caratterizzata da uno scarica barile generale: la fa­miglia abdica, la scuola idem, gli sportelli non adatti a dare rispo­ste; spesso attività scolastiche non di materia ma di progetto vengo­no cancellate per motivi finanzia­ri. Tanti “spicchi”, ma abbiamo poco futuro senza una visione di comunità ». Dal canto suo Leo­nardo Da Vinci, ha ripercorso l’esperienza di un progetto di ac­compagnamento con giovani im­migrati nell’ambito del Soccorso operaio, entrando nel vivo di un mondo del lavoro e della forma­zione irto di difficoltà, in parti­colare per i giovani portatori di altre culture.
Ragazzi che arrivano spesso senza contesti familiari, a con­fronto con problemi linguistici, con prospettive che non rispon­dono alle loro aspettative.
«La violenza ha radici molto profonde è qualcosa che ha a che fare con tutti noi; questa serata è un tenta­tivo per cercare di dare delle ri­sposte, faremo altri incontri simi­li in tutto il Ticino, poiché è essen­ziale prendere coscienza del feno­meno » – ha aggiunto fra Martino Dotta, aprendo la discussione in sala. Dialogo partito a briglia sciolte (forse troppo), ma l’argo­mento è ampio e difficile.
In parecchi hanno infatti pre­so la parola, e ad interventi mi­rati, ne sono seguiti anche vari che hanno ruotato al largo dalla problematica, relegando il tema violenza fuori dalla porta; trop­pi i luoghi comuni e gli scarica
barile.
Un corteo silenzioso

Un fiume di persone, colme di speranza, ha attraversato il cuore di Locarno, teatro, il mese scorso, della barbara uccisione di Da­miano Tamagni. Rispondendo al­l’invito degli organizzatori – gli amici del giovane picchiato a morte e i responsabili del Carne­vale – centinaia di persone, saba­to sera, alla luce delle fiaccole, hanno camminato senza parole, senza slogan, segni di apparte­nenza o canti dalla stazione di Muralto, anch’essa zona sovente scenario di episodi di violenza, fino alla Piazza Sant’Antonio. Lì i cantori della Scuola corale della Cattedrale di Lugano hanno pro­posto
alcuni brani. Dall’altare della chiesa della Collegiata, don Samuele Tamagni e l’arciprete di Locarno don Carmelo Andreatta hanno invece rivolto una pre­ghiera in memoria del giovane di Gordola. La manifestazione si­lenziosa che non prevedeva una parte ufficiale, è stata voluta per lanciare un messaggio forte e chiaro contro la violenza e contro il razzismo e la xenofobia e a favo­re di una convivenza pacifica fra tutte le componenti della nostra società. Le decine e decine di ra­gazzi e bambini con le loro luci tremolanti strette fra le mani sono stati, in particolare, il sim­bolo di questa iniziativa di solida­rietà, uguaglianza e pace. f.p.v/d.l.


 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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