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Violenza in famiglia: chi picchia se ne va!

Da: La Regione, 19.02.2008, pagina 4

Violenza domestica, dieci casi di allontanamento

La polizia cantonale traccia un primo bilancio positivo dall’entrata in vigore della misura

« Dall’inizio dell’anno la polizia ha ef­fettuato 75 interventi per violenza dome­stica e in dieci casi ha deciso per l’allon­tanamento degli autori dal loro domici­lio », spiega il tenente Pierluigi Vaeri­ni,
responsabile della gendarmeria ter­ritoriale.
Ieri sul sito della polizia cantonale è stato pubblicato l’opuscolo ‘Violenza domestica, allontanamento e divieto di rientro, misure protettive e diritto civi­le’ (vedi
). Il provvedi­mento che, lo ricordiamo, permette alle forze dell’ordine di tenere lontano dal domicilio il coniuge violento per un periodo di dieci giorni, è stato vo­tato dal Gran Consiglio nel febbraio del 2007 ed è entrato in vigore il 1 ° gennaio di quest’anno. L’opuscolo informa le vittime sui loro diritti e ri­sponde a interrogativi che riguarda­no l’allontanamento o le possibilità di protezione e aiuto cui possono fare capo, come i consultori o le cosiddette ‘case delle donne’.
Nel pieghevole si legge però che la misura dell’allontanamento «
non è una protezione assoluta contro la violenza » e che « in situazioni di grave pericolo po­trebbe essere opportuno che la vittima e i figli abbandonino comunque l’abitazio­ne e cerchino una situazione sicura, al­meno fino a quando il periodo più peri­coloso non sia passato ». Questo perché, osserva Vaerini « può sempre succedere che l’autore di violenza cerchi di tornare al suo domicilio. In questo caso, se la vit­tima interpella la polizia, noi interve­niamo e denunciamo il soggetto violento una seconda volta in base all’articolo 292 del codice penale: ‘Disobbedienza a una decisione dell’autorità’. La conse­guenza consiste in una multa. Una volta la pena prevista era l’arresto ». Il re­sponsabile della gendarmeria territo­riale ha poi annotato che il centro di competenza della polizia durante i die­ci giorni previsti dal provvedimento prende contatto regolarmente sia con la vittima sia con la persona allontana­ta, che è obbligata ad indicare un reca­pito. In caso di grave minaccia o perico­lo, ha tenuto a specificare Vaerini, « il reato d’ufficio diventa reato penale e il procuratore potrebbe anche decretare l’arresto ». Il tenente ha infine tracciato un primo, positivo bilancio dall’entra­ta in vigore della misura e si è detto soddisfatto perché « i pretori, ovvero l’i­stanza superiore, hanno sempre confer­mato le decisioni dell’ufficiale di polizia. La proporzionalità nell’uso di questa misura è stata dunque confermata ». C.J.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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