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On. Pretore avv. dr. Pedrotti, viene prima il bene della madre o della bambina?

matteopedrotti bambina in valigia

Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 21.7.2013, pag 16


Il caso di separazione di cui scriviamo oggi, è gestito dal pretore avv. dr. Mat­teo Pedrotti, specializzato in divorzi. Vede coinvolta una coppia di coniugi e una figlia minorenne, in età preadole­scenziale. Nelle procedure in cui sono coinvolti minorenni, il Pretore ha mas­simo spazio di manovra, sia nella rac­colta delle prove che nel giudizio, prevalendo il bene del minore, indipen­dentemente dalle richieste dei genitori. Per decisione del pretore, finora tutti i costi (legali, peritali, ecc.) di questa se­parazione sono stati presi a carico dall’assistenza giudiziaria.

La madre, a cui è stata affidata la figlia, subito dopo la separazione dal marito inoltra istanza al pretore per essere au­torizzata a partire all’estero con la bambina. Il padre si oppone. Il pretore respinge l’istanza in quanto il progetto della madre non è sufficientemente concreto. Dopo alcuni mesi la madre ne inoltra una seconda per poter partire verso un paese ancora più lontano. Du­rante queste procedure giudiziarie, nu­merosi operatori e servizi specialistici vengono interpellati dal pretore per tu­telare il benessere della bambina: i ser­vizi psicosociale (SPS) e medico psicologico (SMP), l’autorità regionale di protezione 8 (ARP 8), la curatrice educativa, il Punto d’incontro presso Casa Santa Elisabetta (CSE), l’associa­zione Agape con il progetto per minori “Attorno al fuoco”, pediatri e psichia­tri.

Molteplici gli scritti inviati al pre­tore, in cui gli operatori, concordi, attestano che il benessere presente e fu­turo della minore è messo in grave pe­ricolo.

Lo psichiatra curante della madre ha finanche inoltrato nel 2011 una segnalazione con richiesta di inter­vento all’allora CTR, preoccupato che la paziente da mesi non si presentava agli appuntamenti e non seguiva più il trattamento psicofarmacologico con possibile conseguente aggravamento dello stato psicopatologico.

Di seguito alcune delle informazioni e preoccupa­zioni comunicate per iscritto al pretore, risp. alla ARP, da diversi specialisti coinvolti:

(1) “ho consigliato un soste­gno psicologico per la bambina della psicologa…in due occasioni l’appun­tamento previsto è stato disdetto

(2) “La bambina, caricata dello stato d’animo della madre che fatica ad ac­cettare la situazione, scarica la rabbia sul padre prendendolo a calci. Cre­diamo che solo un lavoro terapeutico sulla minore possa riposizionare tutti i membri della famiglia nel loro ruolo

(3) “[la bambina] con la madre sem­bra avere un’alleanza acritica…ri­spetto al padre invece mostra una notevole insofferenza e aggressività… tende a rifiutare il padre nella sua pas­sività, è irritata da lui e desidera espel­lerlo, mentre assume un ruolo di protezione verso la madre… sembra essersi iperadattata alle esigenze ma­terne, annullando le proprie.

(4) “L’atteggiamento della madre verso il padre coinvolge la bambina e rischia di manipolarla fino al punto di portarla ad avere un’affettività coar­tata nei confronti del padre…nei con­fronti della madre mostra una capacità di comprensione e una remissività degni di una persona adulta, per poi riversare tutta l’aggressività verso il padre. Questa sorta di scissione ci pre­occupa rispetto all’equilibrio psichico della bambina. È fondamentale che la bambina possa avere uno spazio per­sonale in cui poter elaborare i propri vissuti. Riteniamo… in aggiunta ad un eventuale educatore, sia fondamentale la presenza di una persona che possa sorvegliare, anche a domicilio, che i bisogni e le necessità della bambina siano rispettati. Naturalmente qual­siasi misura deve essere messa in atto indipendentemente dal luogo di vita della bambina. I genitori non possono essere ritenuti idonei a svolgere ade­guatamente le loro funzioni genitoriali. In effetti, l’aspetto psicotico e simbio­tico della madre ha precluso l’introdu­zione della figura del terzo nella loro relazione. Per questo nonostante tutto non è possibile pensare un allontana­mento della bambina dalla madre, per­ché ciò le farebbe vivere un’angoscia paragonabile alla perdita di una parte di sé. I rischi concernenti lo sviluppo affettivo della bambina sarebbero maggiori in un allontanamento, che nel darle la possibilità di elaborare la separazione in un primo tempo con una psicoterapia e in un secondo tempo grazie all’effetto biologico in­trinseco dell’ado­lescenza… sarebbe auspicabile che la bambina potesse continuare ad avere dei diritti di visita col padre, figura es­senziale per accedere a un nuovo con­cetto di realtà: la bambina e la madre non sono un’unica persona e la madre non è l’unica genitrice.

(5) “a tut­t’oggi ha preso contatto con noi solo il padre, che tuttavia non ha in custodia la bambina. La madre non ha ancora segnalato la figlia e vista la gravità della situazione ci troviamo a dover condividere con voi l’idea di poter de­cretare una presa a carico della bam­bina da parte della vostra autorità.

La madre nel mentre sembrava facesse di tutto per sottrarre se stessa e la bam­bina agli accertamenti e agli interventi dei servizi sociali preposti: non ha vo­luto svincolare dal segreto medico i suoi psichiatri curanti, né ha attuato gli ordini impartitigli dal pretore, in parti­colare di sottoporre la bambina ad una psicoterapia presso l’SMP e farla par­tecipare agli incontri “Attorno al fuoco”. Il pretore a riguardo definisce l’atteggiamento della madre “non col­laborativo e irrispettoso” per il fatto che la bambina “non ha partecipato al progetto Attorno al fuoco, program­mato e più volte ordinato dallo scri­vente magistrato”.

Il pretore, dopo ben due anni di procedura, ha deciso di im­porre una curatela educativa con i com­piti di incontrare regolarmente la minore e monitorarne lo sviluppo, me­diare i contatti tra i genitori, sorvegliare e guidare l’eventuale preparazione di un trasferimento all’estero di madre e figlia, tutelare e monitorare le relazioni paterne. Successivamente la stessa cu­ratrice educativa, il cui lavoro è stato reso molto difficoltoso dalla madre ne­gandosi per un mese, scrive all’ARP 8 chiedendo l’intervento dell’UFaM (Uf­ficio famiglie e minorenni): “La scri­vente è molto preoccupata… ho potuto vedere una bambina estremamente adultizzata… coinvolta altresì nei di­sagi economici della madre, tanto da chiedere continuamente del denaro al padre e obbligarlo a fare la spesa alla madre durante i diritti di visita…La scrivente…reputa l’eventuale partenza della minore troppo frettolosa e soprat­tutto propone di effettuare, a titolo pre­ventivo, una valutazione dello stato di salute psichico della bambina”.

In­spiegabilmente, davanti all’ostruzioni­smo della madre, il pretore non ha fatto mettere in atto concretamente nessuna delle misure richieste e proposte sia da lui stesso che dagli specialisti da lui consultati.

Il padre, preoccupato e disperato, avendo saputo dalla figlia il venerdì 5 luglio che partirà con la madre al­l’estero martedì 9 luglio, inoltra un’istanza in via urgente alla Pretura 6 di Lugano. Neppure la curatrice era stata messa al corrente della partenza, al contrario della ARP 8 (presidente avv. Clarissa Torricelli) che già lo sa­peva dal 28 giugno ma che incompren­sibilmente non ha avvisato né la curatrice né il padre.

Il ruolo del magi­strato è cercare di determinare quale sia la soluzione che meglio tuteli la minore e che le garantisca le condizioni per uno sviluppo affettivo, psichico, mo­rale ed intellettuale adeguato. Di fronte al quadro sopradescritto e alle molte­plici segnalazioni di preoccupazioni che giungono dagli operatori speciali­stici coinvolti dal pretore medesimo, l’avv. dr. Matteo Pedrotti respinge la ri­chiesta del padre e autorizza la madre a partire all’estero portando con sé la bambina. Respinta l’istanza in via ur­gente, si dovrà ora dibattere in aula nuovamente il caso ed il pretore dovrà decidere in via definitiva. Per il futuro della bambina, dunque, non tutte le speranze sono perdute.

Coloro che conoscono questa vicenda, sconvolti, si chiedono: “Perché il pre­tore Pedrotti ha dato priorità alle esi­genze della madre piuttosto che al benessere della bambina? Perché non ne ha impedito la partenza all’estero? Perché non ha considerato quanto da lui stesso affermato ossia che “nel­l’ambito della valutazione delle prove per la decisione finale si terrà conto di quanto la madre avrà fatto e farà per salvaguardare e promuovere il benes­sere della figlia”? Avendo egli ampio potere di giudizio, perché non ha ordi­nato un “collocamento parziale” (diurno o notturno) della minore, come già avvenuto in altri casi? Ciò avrebbe sicuramente permesso una presa a ca­rico della bambina da parte dei servizi sociali e degli specialisti coinvolti, dai quali la madre ha fatto di tutto per sot­trarsi, tanto da partire all’estero. Un tale collocamento avrebbe altresì per­messo un graduale distacco della bam­bina dalla patologica simbiosi materna, e permesso nel contempo alla madre ­sotto stretta sorveglianza - di incontrare la bambina regolarmente ogni giorno e di pranzare e/o cenare con lei. La figlia avrebbe pure beneficiato della regolare e costante presenza paterna, necessaria al suo sviluppo affettivo, psichico, mo­rale ed intellettuale.

Ci auguriamo, per il solo bene della bambina, che il pretore Pedrotti ritorni sui suoi passi. Vi terremo informati sugli sviluppi futuri.

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Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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