Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 28.4.13 pag 27
Figli al vento. Politici: urge un nuovo diritto di famiglia
Il giornalista Michele Fazioli, il 25 marzo scorso, ha pubblicato sul Corriere del Ticino, a pagina 4, delle riflessioni sulla famiglia nella sua rubrica “Fogli al vento” dal titolo “Piccole grandi mutazioni domestiche”. Egli scriveva tra l’altro “Una recente indagine sociologica europea rivela che la famiglia è messa male. E dire che è la cellula primaria del con¬sorzio umano, è la comunione di un uomo e di una donna cui è affidata la sublime potenzialità di generare la vita. Ma le statistiche sono crudeli, quasi insolenti. Un matrimonio su tre fallisce. Anche da noi. Nelle classi scolastiche delle aree urbane della Svizzera la maggioranza degli allievi appartiene a famiglie monoparentali (un genitore non vive più in casa o è assente del tutto) oppure fa parte di gruppi familiari allargati, con pezzi di nuclei di matrimoni precedenti, figli di prima, figli di dopo, nuovi mariti o mogli o compagni. (…) Per sintetizzare: siamo dentro un rivolgimento di società che nei suoi effetti (temo anche negativi) è ben più importante, che so, di quello tecnologico.
Egregio signor Fazioli, il suo esposto sullo stato di salute - o meglio di non salute - della famiglia svizzera desta il sospetto che il popolo svizzero stia prendendo atto dell’epidemia di cui è affetto. Anzitutto una precisazione: le famiglie divorziate in Ticino sono ben più di un terzo: sono il 58%. In alcuni Cantoni oltre il 60%. In Svizzera i divorzi/separazioni partoriscono all’anno 17'000 orfani. I due terzi perdono pressoché ogni contatto con il padre dopo soli due anni dalla separazione! Ciò è possibile grazie alla prassi giudiziaria di creare per default una “famiglia monoparentale”.
La generalizzata indifferenza davanti alla crisi della famiglia ci ha sempre sorpreso. Ci sconcerta soprattutto l’atteggiamento dello Stato, con lo stuolo di giuristi e assistenti sociali ai suoi ordini, che cocciutamente non si schioda dai concetti di inizio secolo… scorso (il nostro diritto di famiglia attuale è concepito su una legge del 1912!). I politici si preoccupano, come abbiamo visto nelle ultimi votazioni, di scodellare asili nido e tutori per proteggere ... i minori. Ma è proprio lo Stato, paradossalmente, che fomenta la disintegrazione della famiglia.
Timidamente dal popolo si levano voci di protesta. Recentemente in Piazza del Corriere anche lo Psichiatra Graziano Martignoni ha accennato alla grave situazione non potendo però approfondire il tema. Anne Reiser, nota giurista ginevrina, ha scritto di recente un importante libro (“Au nom de l’enfant…se séparer sans se déchirer”) sulla necessità di una revisione totale del diritto di famiglia. Molte associazioni di padri come la nostra da anni segnalano la gravità dei fatti ma i “funzionari del divorzio” fanno orecchio da mercante. A nostro modo di vedere, lo Stato dovrebbe astenersi dall’intervenire nei nuclei familiari come elefanti nelle cristalliere e ridare ai genitori la responsabilità della gestione della propria famiglia. Fare dei cittadini dei tutelati sempiterni come nei regimi fascisti - non permette alla società di crescere. Politici: urge un nuovo diritto di famiglia! Lo Stato dovrebbe abolire gli strumenti legali che fanno del divorzio il più grande business della nostra era. Mettiamo fine al saccheggio affettivo e finanziario delle famiglie e smettiamo di far pagare il conto ai nostri bambini! Mettiamo fine all’ipocrisia collettiva, quella di volere …“il bene dei figli”. Togliamo le famiglie dagli artigli degli avvocati, veri incompetenti in psicologia, sociologia, pedagogia e via discorrendo. Wo Recht, da Knecht, vecchio detto tedesco: dove vi è un diritto, vi è uno schiavo.
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