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Tutorie da tutelare?

Da: www.caffe.ch 23.8.09

passato e presente

Arnaldo Alberti

Tutorie da tutelare?

Provvedimenti d’autorità tutorie regionali hanno recentemente suscitato reazioni critiche da persone coinvolte, da un’associazione che salvaguarda i diritti dei padri e da un parlamentare che ha interpellato il governo. Ciò che sinora si  è letto sulla stampa rivela una disarmante ignoranza del diritto tutelare e di famiglia. Perciò s’impone urgente il problema della formazione civile in una scuola che oggi, invece di impartire lezioni di diritto di famiglia e di filiazione, per finalmente far capire ai giovani cosa comporta fare e allevare dei figli, preferisce proporre programmi di storia delle religioni. Si agisce come se la relazione col musulmano fosse più importante di quella che si deve avere con la propria prole. Intanto ognuno continua tranquillamente a farsi i fatti propri, la violenza giovanile dilaga e quando le cose s’ingarbugliano si va dall’avvocato, che da noi è come il prete: l’uno con la privativa della conoscenza e dell’interpretazione dei codici e l’altro del vangelo. L’applicazione corretta delle leggi tutelare e di filiazione richiede la presenza di un equilibrio etico e morale.

I fondamenti che regolano l’intervento tutelare in favore di minori sono tre.

Il primo è il rispetto del principio di sussidiarietà: lo Stato e le autorità che lo rappresentano non devono intervenire ed interferire quando il genitore, un suo sostituto o altri svolgono meritoriamente il loro compito nell’educazione e nella crescita di minori.

Il secondo, determinante, riguarda l’interesse preminente del figlio nei confronti di chiunque e chicchessia. Il neonato, il bambino, l’adolescente o il giovane minorenne non sono proprietà dei genitori; il padre e la madre devono agire esclusivamente per il bene dei figli nel limite che la legge, scritta o definita dall’etica, dalla morale e dal costume, prescrive. È il figlio che ha diritto a un padre e una madre degni di questo ruolo, non il contrario. Le polemiche sorte sull’operato delle autorità di tutela dimostrano la carenza di comprensione di questo concetto. La maggioranza dei ticinesi tratta i figli come se fossero creature venute al mondo per soddisfare loro esigenze invece che soggetti a cui dedicarsi con cognizione di causa. Quando da noi l’autorità interviene, il genitore sente violato il suo senso di potere e di potenza che la mitizzazione della famiglia e l’individualismo sfrenato d’oggi rinsaldano.

Qui arriviamo al terzo concetto, quello che dà più fastidio perchè stabilisce l’obbligo dell’autorità d’intervenire quando l’incapace, sia esso minorenne o maggiorenne, è leso nei suoi diritti e nella sua integrità e il suo bene, fisico o morale, è a rischio. La prassi prescrive che il figlio deve essere tolto da una situazione di pericolo prima che abbia causato nel minore un pregiudizio. L’autorità salvaguarda gli interessi del minore e non quelli del genitore che ne fa di lui ciò che vuole invece che ciò che deve. In un mondo del “chi me lo fa fare”, dove ognuno si fa i cavoli propri, è insopportabile la presenza di un organo statale che protegge i deboli.

2009-08-23

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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