|
Due vicende umane per molti versi simili, quella di padre e
figlia di Stabio e di un uomo, papà di tre bambine, che ha fatto
ricorso alla Corte europea dei diritti umani
«Cercheremo di negoziare una soluzione per la figlia, per consentirle
di terminare gli studi e presentare una richiesta di naturalizzazione,
mentre per il padre valuteremo se rivolgerci alla Corte europea dei
diritti umani di Strasburgo. Ma non credo che blocchiamo l'espulsione.
Le autorità potrebbero continuare a dar prova di tolleranza ma dopo
due ricorsi persi al Tribunale federale non penso che
l'amministrazione possa proseguire sulla strada della comprensione.
Ricordo che siamo confrontati con una persona nata nel 1944 in un
campo di concentramento nazista in Germania e poi deportato in Unione
Sovietica dove ha vissuto in una stanza con tutta la famiglia per
dieci anni; questo non gli ha impedito di lavorare. Se il Ticino vuole
una soluzione si potrebbe anche trovare attraverso un permesso
umanitario, che però viene negato quando non è accordata la proroga
del ricongiungimento familiare» spiega l'avvocato
Fulvio Pezzati.
Il patrocinatore
di Dmitri e Joulia Zintchenko
nutre ancora qualche speranza
anche se - come riferito dal
Corriere del Ticino
di sabato a pagina
18 - il Tribunale federale ha respinto a fine gennaio l'ultimo ricorso del cittadino russo.
Intanto emerge un'altra storia con diverse analogie a quella di padre e
figlia russi che ora vivono a Stabio. Si tratta della vicenda di
Maziyar
Kamkar,
cittadino iraniano
di 40 anni, raccontata dal sito www.miopapageno.ch
e che abbiamo sentito ieri sera al telefono a Lucerna, dove vive con
10 franchi al giorno, facendo capo ad alloggi per senzatetto dalle 20
alle 9 di mattina. Il resto della giornata, non avendo il permesso di
lavorare, lo passa in biblioteca a studiare il tedesco. Parla inglese e
anche italiano, avendo avuto una relazione con una donna ticinese -
conosciuta in India dove si era rifugiato dopo la sua conversione al
cristianesimo - dalla quale ha avuto tre bambine, una di sette anni e
due gemelline di 5 anni. Prima della nascita della
prima figlia, la coppia, nel 2001, viene in Svizzera, Paese della
compagna. Non si sono mai sposati. Per 6 anni ha vissuto e lavorato
in Ticino. La coppia si separa nel 2004 e non riuscendo a trovare un
impiego fisso e sufficientemente retribuito per versare l'intero
contributo alimentare, le autorità cantonali gli hanno rifiutato il
rinnovo del permesso B. Dopo aver ricorso presso tutte le istanze
preposte con esito negativo, ad inizio 2007 la Sezione dei permessi e
dell'immigrazione del Canton Ticino gli intima di lasciare la
Svizzera. Chiede lo statuto di rifugiato per i problemi avuti in Iran e
per rimanere vicino alle figlie: gli viene concesso un permesso di
richiedente l'asilo. Ora, a distanza di 2 anni dalla prima espulsione,
è arrivata la risposta
negativa anche alla richiesta di asilo e una intimazione di
espulsione. Alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo è
pendente un suo ricorso ma il rischio concreto è che questo papà dovrà
lasciare la Svizzera e le sue tre
figlie, che al momento non può più visitare per la decisione di
allontanamento decisa contro di lui, nonostante il movimento Papageno
abbia avuto la garanzia di un lavoro per lui in un'azienda agricola.
Enrico Giorgetti
|
Commenti