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Più asilanti e Sos cerca collaboratori
Due nuovi operatori sociali. Montani, Ufficio federale della migrazione: presto la risposta al governo ticinese
Le domande d'asilo sono aumentate e di riflesso è aumentato pure il lavoro per gli enti umanitari che si occupano di rifugiati. Tra queste organizzazioni c'è Soccorso operaio svizzero la cui sezione ticinese segue, su mandato del Cantone, i richiedenti alloggiati in pensioni, alberghi e appartamenti. Sezione che è ora alla ricerca di due nuovi operatori, od operatrici, sociali.
Il concorso è uscito di recente, è stato pubblicato sul ‘Foglio ufficiale' di martedì. Fra i requisiti richiesti ai candidati una formazione accademica « o Sup (Scuola universitaria professionale, ndr) in ambito sociale », un'esperienza di almeno tre anni « nel campo dell'accompagnamento sociale e nel disbrigo delle pratiche amministrative a favore di persone assistite », una buona conoscenza « di almeno una seconda lingua nazionale » e un'« ottima » conoscenza « della rete sociale cantonale, dei servizi pubblici e privati e del territorio ». Il concorso scadrà il 27 febbraio. Tempi piuttosto stretti dunque. « Del resto dopo la consistente crescita delle domande d'asilo registrata a livello nazionale a partire dalla scorsa estate, il numero di richiedenti che fa capo ai nostri servizi è notevolmente incrementato - spiega il giurista di
Soccorso operaio, Mario Amato
-. Risultato: stiamo soprattutto svolgendo mansioni per così dire burocratiche come l'erogazione del denaro, che ci viene poi rimborsato dall'Ufficio cantonale del sostegno sociale e dell'inserimento, necessario al sostentamento quotidiano di queste persone ». Mansioni burocratiche « che ci impediscono di fare l'accompagnamento sociale, di seguire cioè in maniera adeguata chi si rivolge a noi, ad esempio per sapere quali sono i suoi problemi e poter dare così i consigli del caso. L'assunzione di altri due operatori sociali è pertanto indispensabile e urgente ». Andranno ad aggiungersi agli otto già attivi nei vari uffici di Sos Ticino. « Due operatori sociali - afferma Amato - lavorano nella sede centrale di Lugano, altrettanti in quelle distaccate di Chiasso e Locarno mentre uno solo è assegnato al nostro ufficio di Bellinzona: si occupano dei cittadini stranieri che hanno in corso la procedura, e quindi attendono che l'Ufficio federale della migrazione si pronunci sulla loro domanda d'asilo, o che sono ammessi in Svizzera provvisoriamente, nel senso che l'esecuzione del loro rimpatrio è stata rinviata perché sono gravemente malati, perché nel paese d'origine c'è la guerra o per altri motivi ». Sos Ticino dispone inoltre di un'operatrice « che segue unicamente i rifugiati riconosciuti, ai quali è stato concesso l'asilo »: al momento, precisa il giurista di Sos, « sono circa 170 ». I due nuovi operatori sociali saranno impiegati a tempo parziale (60/80%, si legge nel bando) e saranno attivi, stando sempre ai dati del concorso, nella sede di Lugano o in quella di Bellinzona.
Attualmente in Ticino Soccorso operaio si occupa di « poco più di 1'300 persone fra richiedenti con procedura pendente e richiedenti ammessi a titolo provvisorio », rileva ancora Amato. Di queste 1'300 persone « la maggior parte è alloggiata in appartamenti, i rimanenti in pensioni ». Il giurista di Sos ricorda che « la decisione di collocare i nuovi richiedenti l'asilo in pensioni o alberghi nonché la scelta della località sono di competenza del Cantone, noi invece ci occupiamo di reperire gli appartamenti ».
Gli asilanti, secondo la legge federale, vengono distribuiti fra i Cantoni (i quali assegnano al richiedente un luogo di soggiorno). Il nostro, in base alla chiave di riparto, ne deve accogliere il 3,9 per cento. Berna prevede per l'immediato futuro un'attribuzione settimanale ai Cantoni di 300/400 persone: il che significa che ogni settimana verrebbe assegnata al Ticino almeno una quindicina di nuovi richiedenti. Richiedenti che oltretutto stanno mediamente solo venti giorni nei centri federali di registrazione, al posto dei sessanta decisi dal Consiglio federale, ha evi- denziato martedì in parlamento la responsabile del Dipartimento sanità e socialità Patrizia Pesenti: in seguito i Cantoni devono accoglierli durante lo svolgimento della procedura e questo, ha aggiunto la ministra, perché la Confederazione "ha semplicemente scaricato il problema sui Cantoni". Nei centri di registrazione il personale è insufficiente e la promessa di Berna di aprire strutture d'accoglienza (federali) per far fronte all'emergenza rifugiati è restata tale.
Quella di un potenziamento del personale al Centro di registrazione e procedura di Chiasso è d'altronde una delle richieste contenute nella lettera che il governo ticinese ha indirizzato il mese scorso al Consiglio federale. Nella missiva si suggeriscono pure l'apertura provvisoria di un ulteriore centro federale di registrazione (non in Ticino, ndr) nonché l'attribuzione "in maniera diversa e più equa" fra i Cantoni degli asilanti "il cui caso è già stato esaminato in altri paesi firmatari degli Accordi di Dublino".
« A giorni la risposta al Consiglio di Stato ticinese », sostiene da noi interpellato il portavoce dell'Ufficio federale della migrazione, Jonas Montani. Bellinzona attende. A.MA./BO.P
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