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Più asilanti e Sos cerca collaboratori

Da: La regione 20.2.09 pag 4

Più asilanti e Sos cerca collaboratori
 Due nuovi operatori sociali. Montani, Ufficio federale della migrazione: presto la risposta al governo ticinese


  Le domande d'asilo sono au­mentate e di riflesso è aumenta­to pure il lavoro per gli enti uma­nitari che si occupano di rifugia­ti. Tra queste organizzazioni c'è Soccorso operaio svizzero la cui sezione ticinese segue, su man­dato del Cantone, i richiedenti alloggiati in pensioni, alberghi e appartamenti. Sezione che è ora alla ricerca di due nuovi opera­tori, od operatrici, sociali.
  Il concorso è uscito di recente, è stato pubblicato sul ‘Foglio uf­ficiale' di martedì. Fra i requisi­ti richiesti ai candidati una for­mazione accademica « o Sup (Scuola universitaria professio­nale, ndr) in ambito sociale », un'esperienza di almeno tre anni « nel campo dell'accompa­gnamento sociale e nel disbrigo delle pratiche amministrative a favore di persone assistite », una buona conoscenza « di almeno una seconda lingua nazionale » e un'« ottima » conoscenza « della rete sociale cantonale, dei servizi pubblici e privati e del territorio ». Il concorso scadrà il 27 febbraio. Tempi piuttosto stretti dun­que. « Del resto dopo la consisten­te crescita delle domande d'asilo registrata a livello nazionale a partire dalla scorsa estate, il nu­mero di richiedenti che fa capo ai nostri servizi è notevolmente in­crementato - spiega il giurista di
 Soccorso operaio, Mario Ama­to
  -. Risultato: stiamo soprattut­to svolgendo mansioni per così dire burocratiche come l'eroga­zione del denaro, che ci viene poi rimborsato dall'Ufficio cantona­le del sostegno sociale e dell'inse­rimento, necessario al sostenta­mento quotidiano di queste perso­ne ». Mansioni burocratiche « che ci impediscono di fare l'accompa­gnamento sociale, di seguire cioè in maniera adeguata chi si rivol­ge a noi, ad esempio per sapere quali sono i suoi problemi e poter dare così i consigli del caso. L'as­sunzione di altri due operatori so­ciali è pertanto indispensabile e urgente ». Andranno ad aggiun­gersi agli otto già attivi nei vari uffici di Sos Ticino. « Due opera­tori sociali - afferma Amato - la­vorano nella sede centrale di Lu­gano, altrettanti in quelle distac­cate di Chiasso e Locarno mentre uno solo è assegnato al nostro uf­ficio di Bellinzona: si occupano dei cittadini stranieri che hanno in corso la procedura, e quindi at­tendono che l'Ufficio federale del­la migrazione si pronunci sulla loro domanda d'asilo, o che sono ammessi in Svizzera provvisoria­mente, nel senso che l'esecuzione del loro rimpatrio è stata rinvia­ta perché sono gravemente mala­ti, perché nel paese d'origine c'è la guerra o per altri motivi ». Sos Ti­cino dispone inoltre di un'opera­trice « che segue unicamente i ri­fugiati riconosciuti, ai quali è sta­to concesso l'asilo »: al momento, precisa il giurista di Sos, « sono circa 170 ». I due nuovi operatori sociali saranno impiegati a tem­po parziale (60/80%, si legge nel bando) e saranno attivi, stando sempre ai dati del concorso, nel­la sede di Lugano o in quella di Bellinzona.
  Attualmente in Ticino Soccor­so operaio si occupa di « poco più di 1'300 persone fra richiedenti con procedura pendente e richie­denti ammessi a titolo provviso­rio », rileva ancora Amato. Di queste 1'300 persone « la maggior parte è alloggiata in apparta­menti, i rimanenti in pensioni ». Il giurista di Sos ricorda che « la decisione di collocare i nuovi ri­chiedenti l'asilo in pensioni o al­berghi nonché la scelta della loca­lità sono di competenza del Can­tone, noi invece ci occupiamo di reperire gli appartamenti ».
  Gli asilanti, secondo la legge federale, vengono distribuiti fra i Cantoni (i quali assegnano al richiedente un luogo di soggior­no). Il nostro, in base alla chiave di riparto, ne deve accogliere il 3,9 per cento. Berna prevede per l'immediato futuro un'attribu­zione settimanale ai Cantoni di 300/400 persone: il che significa che ogni settimana verrebbe as­segnata al Ticino almeno una quindicina di nuovi richiedenti. Richiedenti che oltretutto stan­no mediamente solo venti giorni nei centri federali di registrazio­ne, al posto dei sessanta decisi dal Consiglio federale, ha evi- denziato martedì in parlamento la responsabile del Dipartimen­to sanità e socialità Patrizia Pe­senti: in seguito i Cantoni devo­no accoglierli durante lo svolgi­mento della procedura e questo, ha aggiunto la ministra, perché la Confederazione "ha semplice­mente scaricato il problema sui Cantoni". Nei centri di registra­zione il personale è insufficiente e la promessa di Berna di aprire strutture d'accoglienza (federa­li) per far fronte all'emergenza rifugiati è restata tale.
  Quella di un potenziamento del personale al Centro di regi­strazione e procedura di Chias­so è d'altronde una delle richie­ste contenute nella lettera che il governo ticinese ha indirizzato il mese scorso al Consiglio fede­rale. Nella missiva si suggerisco­no pure l'apertura provvisoria di un ulteriore centro federale di registrazione (non in Ticino, ndr) nonché l'attribuzione "in maniera diversa e più equa" fra i Cantoni degli asilanti "il cui caso è già stato esaminato in al­tri paesi firmatari degli Accordi di Dublino".
  « A giorni la risposta al Consi­glio di Stato ticinese », sostiene da noi interpellato il portavoce del­l'Ufficio federale della migrazio­ne, Jonas Montani.
Bellinzona attende. A.MA./BO.P


 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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