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La giustizia sotto tiro

Da: CdT 21.1.13 pag 1 e 4

IL COMMENTO EMANUELE GAGLIARDI
La giustizia sotto tiro


A
ccade, ciclicamente, nel mondo della giustizia, che l'ope­rato della polizia e della magistratura sia al cen­tro di domande scomode ri­volte all'autorità politica, al Ministero pubblico o all'orga­no a cui è riservato il potere disciplinare e di sorveglianza sui magistrati e sulle altre per­sone che svolgono funzioni giudiziarie a tempo parziale, il Consiglio della magistratu­ra. Situazioni imbarazzanti e di disagio (per l'improvvisa inversione dei ruoli) per quanti, al servizio della legge, si trovano, inaspettatamente, catapultati al centro di tali
avvenimenti. Puntualmente arrivano le risposte, che non sempre, però, soddisfano tutti gli interroganti (e magari pu­re i diretti interessati) e che lasciano, inevitabilmente, un senso di frustrazione in coloro che si sono visti mettere, per qualche tempo, «sul banco de­gli accusati».
Il Dipartimento delle istitu­zioni ha recentemente replica­to, stigmatizzandole, alle ac­cuse di violenza e razzismo nei confronti delle forze dell'ordine che l'associazione «Stop all'ignoranza» aveva formulato in una lettera indi­rizzata al Governo ed al pro­
curatore generale John Noseda. Quest'ultimo, dal canto suo, assicu­rando l'intervento della magistratu­ra in caso di abusi, ha spiegato, tra l'altro, che, nel rispetto del segreto istruttorio, non può fornire informa­zioni in merito ai contenuti ed all'e­sito dei procedimenti. Il direttore Norman Gobbi ha difeso l'operato di tutti gli agenti, quelli che si compor­tano correttamente. L'associazione, che tra l'altro chiedeva di conoscere il numero delle indagini aperte con­tro poliziotti per episodi di razzismo e di abusi nel 2012 ed il numero delle sanzioni comminate, si dice in­soddisfatta delle risposte ricevute dal capo del Dipartimento delle istitu­zioni; sottolinea di aver parlato solo di alcuni agenti interessati alle criti­che e di non aver coinvolto l'intero Corpo di polizia nella segnalazione relativa ai presunti abusi.
Il Consiglio della magistratura, inve­ce, ha esaminato, su richiesta dell'As­
sociazione Bel Ticino, i carteggi rela­tivi alle denunce/querele a carico di Giuliano Bignasca per accertare se vi fossero state «trattazioni manchevoli e intempestive» da parte dei procu­ratori pubblici. Nelle conclusioni, il Consiglio della magistratura «ritiene che non sussistano le premesse per procedere ad accertamenti prelimi­nari o all'apertura di procedimenti disciplinari contro singoli procurato­ri pubblici». Anche perché, è stato accertato, che non sono stati com­messi errori volontari. Il Consiglio della magistratura, infine, invita il Ministero pubblico ticinese a riflette­re, per il futuro, per incarti ricondu­cibili allo stesso soggetto, «su even­tuali misure di monitoraggio e di coordinazione sul lungo periodo». Altro lavoro per il procuratore gene­rale e per i suoi stretti collaboratori, già alle prese con centinaia di nuovi incarti in entrata e con alcune prati­che datate, che devono essere evase. Inchieste che avevano fatto scalpore qualche anno fa, con arresti in Tici­no e, a volte, collegamenti con Italia dove la vicenda penale, in qualche caso, è già stata discussa in tribuna­le. Un compito da terminare, da non lasciare in sospeso, che potrebbe, for­se, dare fiato ad altre domande sco­mode (e polemiche) questa volta sui tempi lunghi della giustizia e sul principio di celerità violato.
Arrivate le risposte dal Dipartimento delle istituzioni, dalla Procura e dal Consiglio della magistratura, la vita riprende, anzi, il lavoro dei poliziotti e dei magistrati non è mai cessato. In attesa di nuove richieste, inevitabili, sull'operato degli agenti (che a volte segnalano, purtroppo, pure situazio­ni di disagio interne al Corpo) e dei procuratori pubblici. Il loro resta un lavoro importante, delicato e perico­loso. E lo sanno. Come sanno di esse­re sempre nel mirino delle polemiche e delle critiche.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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