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"... spaccatura profonda nel nostro sistema giuridico basato sullo stato di diritto"

Da: La regione 21.2.09 pag 2

Il legale degli americani: ‘La decisione della Finma crea una spaccatura profonda nel nostro sistema giuridico basato sullo stato di diritto'


  Lugano - « Ci vuole più tempo per valuta­re se intentare una causa contro Ubs o la Finma. Certo è che non fa piacere che una banca in cui si è riposta la propria fiducia consegni i propri dati a un ente (IRS, il fisco statunitense (Ndr) che ne farà un uso, dicia­mo, non piacevole », così l'avvocato Flavio Amadò, legale ticinese di alcuni cittadini Usa clienti di Ubs.
  «Sicuramente, quella della causa per ri­sarcimento danni, è un'eventualità che non si può escludere a priori » , continua. Tutto questo però prima della decisione del Tribunale amministrativo federale che con un provvedimento supercautelare ha di fatto vietato alla Finma, l'autorità di controllo dei mercati finanziari, di tra­smettere alcunché alle autorità statuniten­si. Nel pomeriggio, sempre l'avvocato Amadò, rimproverava la Finma e il Consi­glio federale di non aver atteso il normale iter giudiziario che comunque era stato av­viato proprio in base a un accordo bilate­rale tra Usa e Svizzera in materia di colla­borazione giudiziaria e amministrativa. « Mi chiedo perché non si sia attesa la sen­tenza. Si è violato in modo crasso lo stato di diritto. In pratica un'autorità di vigilanza, qual è la Finma, ha stabilito di sua iniziati­va che si rientrava in un caso di frode fisca­le e non di sottrazione. Proprio oggi ho chie­sto a Ubs di sapere entro 5 giorni se i miei clienti sono nella lista della Finma o no. Chi stabilirà, inoltre, chi farà parte di quella li­sta? La stessa Ubs? » , afferma l'avvocato Amadò. C'erano altri sistemi per evitare questo pasticcio giuridico. « Con gli Stati Uniti si doveva continuare a trattare, attra­verso la diplomazia, e far capire che esiste uno stato di diritto e che se la frode veniva provata da una corte la collaborazione ci sarebbe stata » . Sono tutti quesiti aperti che la decisione supercautelare del Taf di ieri sera congela ancora per qualche gior­no. Martedì della prossima settimana, in­fatti, i vertici della Finma dovranno moti­vare la decisione davanti allo stesso tri­bunale.

Il Tribunale amministrativo federale vieta la trasmissione di documenti di 8 clienti Ubs alle autorità fiscali Usa

  Berna - Altro colpo di scena nella vicenda Ubs- fisco Usa. Ribaltando l'ordine emesso dall'Autorità federale dei mercati finanziari (Finma), il Tribunale amministrativo federa­le (Taf) ha provvisoriamente vietato la conse­gna dei documenti bancari di otto clienti Ubs alle autorità fiscali americane (Internal reve­nue service, Irs). Le carte, però, hanno già var­cato l'Atlantico.
  La decisione del Taf è stata comunicata ieri sera per fax alla Finma e allo studio legale Rüd Winkler Partner di Zurigo. A nome di otto clienti Ubs suoi assistiti, quest'ultimo
aveva inoltrato una denuncia collettiva (ieri mattina, stando al sito della Neue Zürcher Zeitung; già mercoledì, a titolo precauziona­le, si legge invece su quello di Le Temps) con­tro la decisione della Finma, sostenendo tra l'altro che tale decisione pregiudicherebbe le conclusioni della procedura penale in corso negli Stati Uniti, influenzandola negativa­mente.
  Accogliendo la denuncia, il Taf ha vietato alla Finma, sotto minaccia di un procedimen­to penale, di fornire a terzi, soprattutto alle autorità americane, documentazione banca­ria
o altro materiale relativi ai denuncianti. La banca Ubs e la Finma hanno tempo fino a martedì per prendere posizione.
  Il problema è che nel frattempo le carte han­no lasciato la Svizzera. Lo ha confermato ieri sera un portavoce della Finma all'agenzia
As­sociated Press: « I dati [ dei 200- 300 clienti Ubs che secondo la Finma hanno frodato il fi­sco statunitense, ndr] sono già in America», ha detto Alain Bichsel in una dichiarazione citata nel sito del Tages- Anzeiger. Anche l'Ubs ha confermato l'avvenuta trasmissione dei documenti. La banca li ha spediti imme­diatamente dopo aver ricevuto l'autorizzazio­ne da parte della Finma, e cioè ancora merco­ledì scorso, ha detto il portavoce Serge Steiner, citato sempre nel sito tagesanzeiger. ch.
 
La decisione del Taf - destinata a moltipli­care le critiche che piovono in questi giorni sulla Finma e sul Consiglio federale - ingar­buglia ancor di più una vicenda già abba­stanza complicata. Una vicenda che laRegio­neTicino ha approfondito con l'avvocato gine­vrino Carlo Lombardini e il suo collega Fla­vio Amadò, difensore di alcuni cittadini sta­tunitensi clienti di Ubs.

 

Speciale Segreto bancario sotto pressione
 La giustizia sconfessa governo e Finma


 Dick Marty: ‘Peter Kurer dovrebbe dimettersi'
I partiti: ‘Istituire una task force'
 a cura di Generoso Chiaradonna Silvano De Pietro Stefano Guerra Foto Keystone Il gruppo liberale-radicale alle Camere continua a schierar­si in favore del segreto bancario. Però, dopo aver ascoltato il presidente del Cda di Ubs, Peter Kurer, due deputati han­no chiesto che qualcuno paghi. Al telegiornale della Svizze­ra tedesca, il consigliere agli Stati Dick Marty ha chiesto le dimissioni dei responsabili dell'attuale situazione.
 
Il gruppo socialista alle Camere federali chiede al Consi­glio federale di istituire al più presto una ‘task force', nel­l'intento di evitare nuovi danni alla piazza finanziaria.
  Alla richiesta di ‘task force' si aggiungono pure Ppd, Verdi liberali e Partito evangelico. Secondo il gruppo, il governo dovrebbe attuare una strategia chiara.

 Un documento interno a Ubs e ora nelle mani delle autorità americane dimostrerebbe l'aiuto concreto fornito ai clienti per frodare il fisco

  Zurigo - Giornata nera ieri per la Borsa svizzera, trascinata al ribasso dai titoli bancari e assicurativi. Al termine delle contrattazioni, l'indice delle blue chip Smi è sceso del 2,79% a 4851,21 punti e l'indice allargato Spi del 2,76% a 4029,56 punti. Vendite massicce per Ubs, il cui titolo ha accusato una flessione del 14,06% a 11 franchi dopo la notizia di ieri sera secon­do cui le autorità americane hanno chie­sto i nomi di decine di migliaia di clienti Usa (52 mila, per la precisione) della ban­ca sospettati di aver aggirato il fisco.
  Ieri il titolo del maggior gestore patri­moniale al mondo ha toccato poco dopo le 10.50 il minimo storico di 10,54 franchi. Era dal 20 novembre che l'azione Ubs non scendeva così in basso ( 10,67 franchi du­rante la seduta), avvicinandosi pericolo­samente alla soglia dei dieci franchi.
  Sulla modalità con cui Ubs aveva aiuta­to alcuni clienti a evadere il fisco america­no è tornato un articolo del quotidiano Usa ‘Herald Tribune'. Stando al giornale economico statunitense dal 2004 esisteva un memorandum che descriveva come i dirigenti di Ubs avessero creato centinaia di ‘dummy' (letteralmente ‘stupide' o me­glio vuote) società offshore con le quali i loro clienti avrebbero frodato l'Irs (il fisco Usa. In un messaggio di posta elettronica intercettato dalle autorità americane si scopre un vero e proprio linguaggio in co­dice dei consulenti Ubs. Con ‘nut' (noce) si intendevano 250 mila dollari. Con ‘ swan' (cigno) un milione di dollari. Con i colori, infine, si designavano le divise. Orange identificava gli euro; Blue, le sterline in­glesi. Inoltre decine di altri messaggi spie­gavano come nascondere al fisco i conti. Addirittura, stando a una testimonianza di un cliente americano, la stessa banca gli avrebbe fornito una chiave elettronica di accesso ai conti per trasferire segreta­mente del denaro. Questo per quanto ri­guarda le vecchie richieste, i famosi 19 mila nomi chiesti la scorsa estate e per i quali Ubs ha trasmesso, contro il parere del Tribunale amministrativo federale, i dati di 250 clienti. I patrimoni nascosti al fisco ammonterebbero a circa 20 miliardi di dollari (24 miliardi di franchi). Mentre la sottrazione fiscale ammonterebbe a cir­ca 300 milioni di dollari l'anno. Per quanto riguarda, invece, gli altri 52 mila clienti, i nomi chiesti all'indomani dell'accordo, sarebbero il frutto di un'altra inchiesta dell'Irs parallela a quella precedente. Le autorità Usa si aspettano un analogo ac­cordo nel giro di tre-sei mesi. GENE

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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