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Realtà giudiziaria e attese dei cittadini

Da: CdT 2.3.09 pag 41

LETTERE AL CORRIERE
 Realtà giudiziaria e attese dei cittadini

 Recentemente l'avv. Luciano Giudici, ex Procuratore Pubblico, noto per il caso Zylla di Ascona di molti anni fa, su un quotidiano ticinese (CdT del 17 febbraio) fa una analisi molto interessante per noi profani sul funzionamento di parte del processo penale, in riferimento al caso Tamagni e alle tante reazioni che ha suscitato sul pubblico ticinese. Così veniamo a sapere che a partire dal 2011 scompariranno i giudici popolari nei processi e quindi il Giudice incaricato non farà più capo al consiglio e alla collaborazione della gente comune che può vedere un processo da un lato un po' differente di quello del Giudice professionista. Ci ha fatto, inoltre, capire quanto sia in auge, da alcuni anni, la realtà giudiziaria che, per comprendere certe devianze o per attutire certi comportamenti penali, fa largo uso di personaggi che sono al di fuori della sfera giudiziaria, come psicologi, psichiatri, sociologi o politici che con i loro interventi o le loro perizie fanno ridurre notevolmente le colpe dei cosidetti casi penali. I risultati di certi giudizi, imbottiti dalle dichiarazioni di questi professionisti extra giudiziari, molto spesso disorientano l'opinione pubblica per le pene, di solito, ridotte artificialmente. Sarebbe interessante per il pubblico se l'avv. Giudici o qualcun altro ci spiegasse quali sono le altre novità che la nuova procedura riserva, in meglio, ai cittadini o se si ha ancora il tempo materiale per farlo.
  Tra le tante proposte pratiche che i cittadini si aspettano, mi riferisco in modo particolare alle seguenti: 1. Concedere 30 giorni di tempo per tutti i ricorsi. E' umiliante e penalizzante, sia per il cittadino che per il legale, imporre soltanto 10 giorni per preparare e spedire un ricorso, quando poi le autorità giudiziarie preposte fanno aspettare mesi o anni.
  2. Ordinare agli uffici della Magistratura di rispondere alle richieste motivate dei cittadini entro il tempo di 2-3 mesi e non aspettare anni come viene fatto spesso attualmente.
  3. Istituire anche da noi gli Ispettori della Magistratura o altri Funzionari che appartengono al Dipartimento delle Istituzioni e quindi al di fuori dei magistrati inquirenti, per il controllo degli uffici, incarti o pratiche insabbiate o per evidenti errori commessi, di ogni tipo. In tutti gli uffici di ricorso non devono essere presenti magistrati che hanno avuto conoscenze precedenti con il caso in discussione.
  4. Abolire la prassi attuale che obbliga un legale a chiedere un permesso speciale al proprio Ordine professionale per poter difendere un cittadino contro un collega avvocato. Questo è un retaggio medioevale di protezionismo assoluto, non più compatibile con le leggi liberali attuali.
  5. Inserire anche nel Codice penale svizzero articoli di legge sul pentitismo, in modo da favorire anche da noi quelle persone che aiutano il corso della giustizia, sebbene in un primo tempo lo abbiano intralciato.
  6. Usare in tutti gli scritti, sentenze o ricorsi vari, un linguaggio moderno della ligua italiana, adattata al modo di parlare del nostro tempo, evitando, nel limite del possibile, locuzioni arcaiche o da azzeccagarbugli. Dal mio punto di vista queste sono facilitazioni pratiche, non contestabili, eseguibili con poco sforzo e gradite da tutti i cittadini.
 Ermanno Castelli, Morges 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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