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La famiglia ucraina gela gli svizzeri: appello per comprare una casa in Ucraina

Da: La regione 18.2.09 pag 17

Gli ucraini insistono: vogliono i soldi per la casa
 Per la famiglia salvata al Lema già raccolte promesse per 20'000 franchi

Nonostante il disappunto di fra Marti­no Dotta, colui che sin dall'inizio si è pre­so a cuore la vicenda umanitaria, la fami­glia ucraina - madre e cinque figli - salva­ta dalla Rega sulle pendici del Monte Lema il 20 gennaio 2008 dopo essere entra­ta illegalmente in Svizzera, si sta battendo per ottenere i soldi per l'acquisto di una casa in Ucraina, prima di lasciare (a gior­ni) la Svizzera.
  L'appello lanciato la scorsa settimana dalle colonne de Le Matin (cfr. laRegione­Ticino del 13 febbraio scorso) per racco­gliere i soldi necessari per l'acquisto di una casa in Ucraina lanciato dalla Chiesa Evangelica del Risveglio di Martigny - no­nostante i disappunti espressi da fra Mar­tino Dotta e da più parti (la notizia aveva ottenuto l'indomani ampio eco anche sul Blick) - ha avuto comunque successo. A oggi, infatti, si contano già promesse di versamento per complessivi 20' 000 fran­chi. La famiglia ucraina ha però nel frat­tempo ridotto le pretese: dagli iniziali 60'000 franchi, intende ora darsi l'obietti­vo di raccoglierne la metà, 30'000 franchi, comprensivi pure dell'apertura di un ne­gozio.
  « Io rimango contrario alla scelta della famiglia di battersi per l'acquisto di una casa» - spiega fra Martino Dotta, che aggiunge: «Ritengo che la priorità dei soldi versati in loro solidarietà, compresi i 30 mila franchi versati generosamente l'anno scorso da privati e di cui, dopo spese per il vestiario, ne rimangono 19'000, vadano spe­si per la famiglia con parsimonia e proget­tualità ».
  La Chiesa del Risveglio - ha spiegato al­l'agenzia telegrafica svizzera il pastore
 Philippe Rothenbühler
- ha intenzione di mantenere il contatto con la famiglia anche una volta tornata in patria e non ha escluso di continuare ad assisterla in futu­ro.
  « Un pastore missionario di Martigny, che conosce bene l'Ucraina, potrebbe veder­si affidato questo compito » - ha precisato Rothenbühler all'Ats.
  Il rientro in Ucraina della famiglia, che risiede attualmente a St- Gingolph ( Vs) è imminente. Come noto, infatti, la doman­da d'asilo è stata respinta dall'Ufficio fede­rale delle migrazioni in giugno, decisione confermata dal Tribunale amministrativo federale, secondo cui il conflitto fra la ma­dre e l'ex marito, nonché le divergenze con la sua comunità religiosa, non costi­tuiscono motivi sufficienti per ottenere l'asilo. «Il loro rientro in patria è deciso da tempo ed è imminente, visto che ora la fami­glia ha pure ottenuto i documenti di viag­gio » - fa sapere fra Martino Dotta, il quale rimane in costante contatto con la donna e i cinque figli.
ATS/G.G.

 

Da: La regione 13.2.09 pag 21

La famiglia ucraina gela gli svizzeri
 Appello per comprare una casa in Ucraina. Il disappunto di fra Martino, che però esclude versamenti pubblici


  È prossima al rimpatrio la fa­miglia ucraina salvata il 20 gennaio 2008 sul Monte Lema. Ma se questo sofferto ‘viaggio della speranza' ha tanto com­mosso e generato da più parti della Svizzera spontanee mani­festazioni di solidarietà - sfo­ciate pure con una colletta pro­mossa dal SonntagsBlick che ha raccolto ben 30'000 franchi - la vicenda sta ora assumendo considerazioni di segno oppo­sto. La famiglia in un'intervi­sta pubblicata martedì da Le Matin e ampiamente ripresa ieri dal Blick, ha lanciato un appello per ottenere il versa­mento di altri soldi per rag­giungere complessivi 60' 000 franchi allo scopo di acquistare una casa in Ucraina.
  «Ho espresso alla famiglia il mio totale disappunto e mi sono distanziato da questa loro deci­sione. Ma si sono intestarditi e ogni mio suggerimento è rima­sto inascoltato» - ci spiega fra
 Martino Dotta,
che sin dall'i­nizio s'è preso a cuore a titolo personale questa storia di aiu­to umanitario. Aggiunge il di­rettore di Soccorso Operaio: « Nell'ambito dell'asilo, in casi particolari l'Ufficio federale della migrazione s'impegna ad aiutare i richiedenti a trovare un alloggio nella loro patria. A me spiace, e analogo parere me lo ha espresso oggi l'avvocato Marco Garbani (il legale che s'è occupato degli aspetti legali della vicenda, ndr) che questa storia abbia assunto questi con­torni e che stia passando il se­gno ».
 
Anche molti lettori de Le Matin, nello spazio riservato al blog, hanno espresso per­plessità. Qualcuno servendosi pure del sarcasmo e chiedendo ‘ A quando la piscina e la jacuz­zi?'.
 
E ieri sull'argomento il granconsigliere della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, ha inviato un'interrogazione al­l'indirizzo del governo, dal ti­tolo ‘ La famiglia ucraina en­trata illegalmente dal Lema chiede 60' 000 franchi per la­sciare la Svizzera?'. Ma fra Martino Dotta esclu­de che la donna, Lilia Boldyre­va e i suoi cinque figli, abbia­no avanzato la richiesta di ul­teriore denaro come condizio­ne del loro rientro in patria.
 «Attualmente la famiglia si tro­va a Martigny e a giorni farà rientro in Ucraina. Questo dopo aver sbrigato le pratiche per l'ottenimento dei documenti per il viaggio: nessuno dei compo­nenti della famiglia, in contatto con il Consolato di Ucraina a Berna, possiede infatti un pas­saporto valido».
 
Fra Martino Dotta, rispon­dendo indirettamente ai quesi­ti posti dal parlamentare Lo­renzo Quadri, sottolinea come i soldi raccolti a favore della famiglia ucraina (30 mila fran­chi, divenuti dopo un anno di permanenza in Svizzera 19 mila per l'acquisto di vestia­rio) provengano unicamente da attestazioni di solidarietà private e nessun versamento è stato elargito dall'Ente pub­blico.
  Personalmente il direttore di Soccorso Operaio dubita che l'appello della famiglia ucraina per nuovi soldi fina­lizzati all'acquisto di una casa troverà riscontri. « In questo caso - osserva fra Martino - dovranno forzatamente optare per un appartamento in affitto. Il sogno della donna e della fi­glia maggiorenne è quello di riuscire ad aprire un negozio di alimentari in Ucraina e per questo hanno già ottenuto le promesse di aiuto da parte di una fondazione svizzera di Ser­vizio sociale internazionale » .
 
Intanto, a giorni, la fami­glia, che poco più di un anno fa entrò illegalmente in Svizzera sfidando la neve e il freddo e ri­manendo diverse ore all'ad­diaccio sulle pendici del Mon­te Lema, dovrà fare rientro in Ucraina. La loro domanda d'a­silo, dopo diversi ricorsi e ri­chieste di rinvio, è stata re­spinta in modo definitivo, es­senzialmente perché l'Ucraina è un Paese ritenuto sicuro.
 G.G.
 

 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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