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Omicidio Tamagni: per quelli che "10 anni sono troppi"

Da: Il Mattino della domenica, 8.2.09, pag 10

Omicidio Tamagni: per quelli che "10 anni sono troppi"

Ci vuole proprio tutta

Intanto nel Canton Vaud - che non ci risulta essere una dittatura fascista - danno l'ergastolo

Le esternazioni sul processo Tamagni di Franco Cavalli, ex Consigliere nazionale tramutatosi poi, dopo che aveva dichiarato di essere stufo della politica, in aspirante Consigliere agli Stati, esimio oncologo ma decisamente meno esimio politico, hanno fatto infuriare praticamente tutti.

Non vogliamo entrare nel merito delle asserzioni dell'ex politico perché finiremmo col ripetere quanto è già stato detto da molti - anche su questo giornale.

Non si sa con quale cognizione di causa e in base a quali approfondimenti, il prof Cavalli ritenga che 10 anni di carcere - che poi in realtà si tradurranno in un periodo decisamente più limitato, sicché tra 5 anni male che vada chi ha ricevuto una pena decennale potrà comunque beneficiare della semilibertà - siano "troppi". Fa specie una simile asserzione da parte di un oncologo, che il valore della  vita umana dovrebbe conscerlo.

E' chiaro che ad infastidire certa $inistra internazionalista, secondo la quale i cittadini stranieri che arrivano in Svizzera sono tutti brava gente, senza nessun problema di integrazione, è il fatto che la cronaca, purtroppo in modo sempre più tragico, dia ragione a chi invece sostiene che la criminalità d'importazione, giovanile e non, è un problema reale.

Il che non significa, è ovvio, che tutti i cittadini stranieri siano delinquenti o disonesti: sappiamo benissimo che tra loro ci sono persone degnissime, ed è bene ribadirlo, malgrado si tratti di una banalità, perché a $inistra sono un po' duri di comprendonio.

Premio allo squallore

Assolutamente squallidi i recenti tentativi del giornale di servizio dei radical-$ocialisti, ovvero la Regione, di giocare con le cifre sostenendo che tra i giovani violenti ci sono più svizzeri che stranieri. E' vero, lo abbiamo scritto più volte, che le percentuali sono 60 a 40. Quello che il foglio bellinzonese non dice (chissà perché) è che in Ticino la percentuale di popolazione straniera non è del 40% ma attorno al 25%.

Da ciò ne consegue - è matematica, e non un'opinione - che, in proporzione, i giovani stranieri violenti sono quasi il doppio di quelli svizzeri.

Una realtà che non può che provocare travasi di bile ad internazionalisti ad oltranza quali il prof. Cavalli. Ecco quindi che l'omicidio di Damiano Tamagni viene trasformato una ragazzata e comunque un caso isolato. Ecco dunque che si viene a dire che 10 anni sono troppi. Che si tratta di una condanna figlia del "razzismo": eh sì, perché non volersi portare in casa la criminalità straniera è "razzismo". Razzismo che si estenderebbe, secondo la visione distorta della $inistra ammiratrice di Cuba (nota culla di democrazia e fulgido esempio di Stato di diritto, ma questo è un altro discorso...) anche alla giustizia ticinese.

Il problema è chi denuncia

Un po' come il caso del Mattino - in realtà si trattava del Mattinonline - segnalato al Ministero pubblico per aver pubblicato il nome di un cittadino straniero che pretendeva di farsi naturalizzare malgrado i pesanti precedenti penali in qualità di passatore (!), nonché il più che verosimile abuso di prestazioni sociali, lavoro nero e quant'altro.

Il problema, secondo certa gente, non sono i fatti reali: il problema è chi li denuncia. Il problema non è la criminalità d'importazione: il problema sono quei razzisti, fascisti, populisti, ecc, che osano costatarne l'esistenza e - orrore! - hanno perfino la faccia tosta di dirlo a gran voce infrangendo il sacro tabù del politicamente corretto secondo cui certe cose al massimo le si possono pensare, ma mai e poi mai scrivere!

Stesso discorso vale per gli asilanti in via Nassa. Il problema non è l'invasione di asilanti, il problema è il Sindaco di Lugano che osa alzare la voce a difesa della sua Città. Così di riflesso assistiamo allo spassoso spettacolo dei kompagni che lanciano strali ai funzionari cantonali aderenti al loro partito e di certa fede $ocialista accusati di aver "calato le braghe".

L'esempio vodese

Ma a mettere a tacere una volta per tutte l'ex politico Cavalli e tutti quanti la pensano come lui, ci pensa il Canton Vaud, che non ci risulta essere una dittatura fascista.

Ebbene, nel Canton Vaud a due giovani delinquenti che avevano assassinato un uomo senza motivo, è stato dato l'ergastolo. Capito kompagni? L'ergastolo (che in Svizzera significa 20 anni). Ovvero il doppio di quanto hanno beccato gli assassini di Damiano Tamagni. Altro che venire a dire che 10 anni sono troppi! Dieci anni, l'abbiamo già detto in tempi non sospetti, sono semmai troppo pochi. Non si tratta certo di una condanna esemplare.

A proposito, una cosa ci sembra pacifica: dal momento che - come amano sottolineare i $inistrorsi - i delinquenti ci sono anche tra gli svizzeri, a maggior ragione non abbiamo nessun bisogno di tenerci quelli d'importazione: ci bastano, appunto, i nostri.

Morale, ai tre criminali di origine balcanica che hanno barbaramente ucciso Damiano Tamagni, va ritirata (a chi ce l'ha) la nazionalità svizzera, e il trio va espulso definitivamente dal nostro Paese.

Al proposito, sensogiovane.ch sul suo omonimo sito ha lanciato una petizione: firmatela tutti!

Lorenzo Quadri

 

 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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