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Zoppi. TF: il licenziamento dell'ex giurista era giustificato dalle ‘gravi violazioni dei doveri'

Da: La regione 28.2.09 pag 3

Zoppi, il Tf dà ragione al governo
 Secondo i giudici di Mon-Repos il licenziamento dell'ex giurista era giustificato dalle ‘gravi violazioni dei doveri'

  Il licenziamento del giurista del Dipartimento educazione e cultura Alberto Zoppi, alias il Corvo, deciso otto anni or sono dal Consiglio di Stato « si giustifi­cava già sulla base delle gravi violazioni dei doveri di servizio legate sia alle modalità con cui aveva svolto le consulenze giuri­diche (prestate quale occupazio­ne "accessoria" senza "necessa­ria autorizzazione", ndr.) sia al fatto di avere denunciato median­te lettere anonime persone e colle­ghi che sapeva innocenti ». Il Tri­bunale federale respinge così il ricorso inoltrato da Zoppi contro la decisione del Tribunale am­ministrativo cantonale (Tram) che lo scorso luglio aveva confer­mato la legittimità del suo licen­ziamento in tronco.
  Nel febbraio 2008 l'ex funzio­nario era stato riconosciuto col­pevole di ripetuta violazione del segreto d'ufficio e di denuncia mendace in relazione alle lettere anonime spedite nell'estate del 2000, quando imperversava il "Ticinogate". Nelle missive Zop­pi faceva il nome di alcuni fun­zionari colpevoli, a suo dire, di vari reati collegati alla conces­sione di permessi di dimora a stranieri.
  Dopo l'apertura del procedi­mento penale nell'agosto del 2000, il governo aveva deciso di sospendere il giurista e iniziare un procedimento disciplinare a suo carico. Procedimento con­clusosi nel settembre del 2001 con la destituzione del funziona­rio. Misura questa contro cui l'interessato aveva inoltrato ri­corso al Tram, che - a metà dello scorso anno - gli aveva però dato torto. Zoppi si è così rivolto ai giudici federali di Losanna, contestando il fatto che la sen­tenza fosse fondata essenzial­mente sui verbali degli interro­gatori trasmessi dal Procuratore generale all'autorità ammini­strativa nel 2001, e su cui il gover­no aveva basato (dopo tre udien­ze) la decisione di licenziamento. Tuttavia, rilevano i giudici di Mon-Repos, l'ex funzionario « non ha mai messo seriamente in dubbio le inequivocabili dichia­razioni rilasciate al magistrato inquirente, ma ha piuttosto cerca­to di minimizzarle, spiegando le ragioni alla base del suo compor­tamento: la sua situazione finan­ziaria precaria e le circostanze della sua carcerazione preventi­va. L'esercizio sull'arco di quasi un decennio di un'occupazione accessoria senza la necessaria au­torizzazione e in particolare le modalità riprovevoli con cui è sta­ta prestata la consulenza giuridi­ca da parte del ricorrente (...) sono quindi stati accertati dalla prece­dente istanza in modo conforme agli atti e non sono seriamente smentiti dal ricorrente nemmeno in questa sede ». Per il Tf non è inoltre giustificata la richiesta di indennità avanzata da Zoppi Nella decisione di terminare il rapporto di lavoro con l'ex colla­boratore, il governo, secondo il Tribunale federale, non avrebbe nemmeno agito in maniera arbi­traria. A questo proposito i giu­dici federali fanno notare che « la semplice circostanza che i com­portamenti rimproverati al ricor­rente non abbiano in parte assun­to una rilevanza di carattere pe­nale non significa ch'essi siano trascurabili sotto il profilo del di­ritto disciplinare ».
  La disparità di trattamento la­mentata da Zoppi rispetto ad al­tri funzionari indagati e condan­nati ma, come sostenuto nel ri­corso, mandati in pensionamen­to anticipato invece che licenzia­ti, per il Tf non sarebbe una scu­sante.
  Innanzitutto perché nel ricor­so l'ex giurista « non dimostra che i casi evocati riguarderebbero comportamenti analoghi ai pro­pri o violazioni dei doveri di ser­vizio paragonabili ». E poi perché « la circostanza secondo cui la leg­ge non sia stata applicata o non sia stata applicata correttamente in pochi singoli casi non conferi­sce infatti, di massima, all'inte­ressato che si trova nella medesi­ma situazione un diritto di essere anch'egli trattato diversamente da quanto previsto dalla legge ». Ricorso dunque respinto, spe­se giudiziarie « ridotte » (500 fran­chi) a carico di Zoppi e un punto finale alla vicenda. L.B./MA.MO.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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