Da: www.mattino.ch 14.12.08
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 14 dicembre 2008 | |
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Caso Zali, caso Asfaltopoli, caso Ravi, rapporto KPMG. Gli ultimi
avvenimenti, caratterizzati da una serie di errori marchiani, gettano
una luce inquietante sul Ministero pubblico ticinese. Qualcuno non è al
suo posto? La Procura è priva di un capo? Occorre una riforma radicale?
E il sistema di nomina da parte del Parlamento, funziona o no? Tutti
quesiti che abbiamo sottoposto ad alcuni interlocutori. Silvia Torricelli Già Magistrato dei minorenni Una valutazione approfondita della Magistratura inquirente è sicuramente necessaria per capire come gestire al meglio le risorse, che non necessariamente devono essere nuove. Il sovraccarico di lavoro non può essere negato ma sicuramente anche l'approccio di singoli procuratori pubblici, o sostituti procuratori, nel condurre le inchieste peggiora la situazione. In Magistratura, posso dirlo per esperienza, non ci sono fannulloni, ma ci sono dei problemi attitudinali di singoli magistrati che si ripercuotono anche sulla conduzione delle inchieste: ad esempio interrogatori che durano 8 ore quando ne basterebbero meno della metà per ottenere lo stesso esito ed atti istruttori francamente superflui che allungano solo i tempi (e i costi) dell'istruzione. Anche a livello di burocrazia interna vi è una mole di direttive che invece di snellire appesantiscono il lavoro d'ufficio. È chiaro che poi è tutto l'apparato a risentirne. Il problema è comunque principalmente di conduzione: al Ministero pubblico manca una guida sicura e riconosciuta. È vero che la legge dovrebbe dare più poteri al procuratore generale ed in questo senso servirebbe una riforma legislativa. Ma non ci si può nascondere dietro un dito: alcuni margini di manovra già esistono con le norme attuali, solo che non vengono adeguatamente sfruttati col risultato che il Ministero pubblico naviga a vista. Ritengo sia pertanto necessario un "cambiamento al vertice". Inoltre, quando ci si rende conto che un magistrato non si è rivelato idoneo a svolgere la funzione per la quale è stato eletto, bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e agire di conseguenza, senza tergiversare. Le aree politiche dovrebbero poi avere il buon senso di non ripresentare un magistrato che ha dimostrato di non essere adatto al compito; ma questo, attualmente, non accade, perché nessuno vuole ammettere di aver commesso un errore. Deve essere chiaro che se un magistrato inquirente sbaglia, e ultimamente sembra che accada spesso, o dimostra di non possedere i requisiti attitudinali per svolgere la sua funzione, ad andarci di mezzo è l'immagine di tutta la giustizia penale con la conseguenza che vengono penalizzati anche coloro che svolgono bene il loro lavoro, e che sono comunque la grande maggioranza. Col risultato di nuocere anche all'attrattiva del lavoro a Palazzo di giustizia: oggi sono pochi i giovani avvocati validi disposti a concorrere per un posto in Procura con il rischio poi, in caso di elezione, di vedersi abbandonati a se stessi o bersagliati da critiche globali per gli sbagli o l'incapacità di altri colleghi. Alex Pedrazzini Deputato GC L'elezione popolare dei magistrati era in vigore in Ticino prima della nuova Costituzione cantonale. Un ritorno al passato non può, per me, essere la soluzione. L'elezione popolare costringe il giudice a farsi campagna elettorale e difficilmente sarà il più competente ad ottenere il miglior risultato. Per questo si è deciso di demandare la decisione al Gran Consiglio, con il filtro di una commissione esterna che avesse il compito di scremare i candidati non idonei. Sulla carta il sistema è buono, mentre nella sua messa in partica si evidenziano delle lacune. In particolare, non va bene che in Gran Consiglio arrivino delle candidature blindate: perché i candidati non prescelti dal partito sono già stati "cordialmente invitati" a fare un passo indietro. Non va bene la prassi dei ritiri all'ultimo momento col risultato che in corsa rimane un solo candidato - il prescelto dal partito - per carica, ciò che di fatto annulla la possibilità di scelta del parlamento. Ritengo quindi che i candidati non dovrebbero ritirarsi e la Commissione dovrebbe avere maggiori competenze. Per quel che riguarda il funzionamento del Ministero pubblico, un audit potrebbe avere senso, in particolare un confronto con quello che accade negli altri Cantoni. Bisognerebbe però poi avere il coraggio di seguire e tradurre in pratica le risultanze dell'audit. Il caso Ravi ha ri-portato il dibattito sulla Magistratura al centro del confronto politico, il Procuratore generale Balestra si è giustificato dicendo che il Ministero pubblico deve trattare tutti allo stesso modo, quindi non può usare maggiore cautela nei confronti di un indagato quando quest'ultimo è un personaggio pubblico. Questo è senz'altro vero, ma c'è un però: l'indagato non personaggio pubblico se arrestato non finisce in prima pagina sui giornali con tutte le conseguenze del caso per lui e la sua famiglia. La parità di trattamento non è interamente data e di questo, la Magistratura deve tenere conto. Pierre Rusconi Presidente UDC-Ti Il caso specifico del collega deputato è stato trattato con molto clamore e questo ha fatto alzare i toni del dibattito. Ritengo che il Parlamento dovrebbe interferire leggermente meno sul lavoro di magistrati che ha pur sempre nominato. Se è vero che in Magistratura verosimilmente non tutti sono all'altezza della funzione per cui sono stati nominati, non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma occorre distinguere tra le persone. Gianmaria Bianchetti Consigliere comunale di Lugano All'interno del Ministero pubblico ci sono delle cose che non funzionano, come dimostrano fatti recentemente accaduti: l'arresto di un deputato in Gran Consiglio è solo l'ultimo della serie. Penso però anche al caso del giudice Zali, indagato dal Procuratore generale, dove considerazioni di tipo personale sembrano aver avuto la preminenza sugli aspetti legali della vicenda. Ci sono inoltre le numerose richieste di risarcimento. Ritengo ci sia un problema di nomina, di conduzione del Ministero pubblico (che sembra essere privato di una guida sicura), e di persone. Di fatto oggi nelle nomine dei magistrati la valutazione svolta dalla Commissione di esperti non ha alcun peso, poiché i candidati vengono scelti su base politica e partitica. Con questo non voglio dire che tutta la Procura sia da buttar via, ci sono dei procuratori validi, purtroppo alcuni hanno lasciato la carica e anche quello delle partenze premature è un problema che va affrontato. Un serio esame del funzionamento e della conduzione del Ministero pubblico si impone e non può più essere rimandato. Michel Venturelli Criminologo In Ticino ci sono magistrati che sono costati alla collettività più in risarcimenti che in stipendi. Casi clamorosi difesi dai partiti che hanno gettato discredito sull'intera categoria. "Sbagliare è umano" mi si dirà, ma quando un procuratore pubbico si ostina nel suo sbaglio, il danno può di essere irreparabile. Proprio per questo un audit esterno, come già fatto per polizia e carcere, sul Ministero pubblico è opportuno. Sino ad oggi si è delegato compito di verifica al Consiglio della magistratura, che parzialmente è composto da magistrati, e si trova quindi esaminare l'operato dei suoi stessi membri. Un controllo che denota un'ipocrisia tale che alla luce dei fatti non è più sostenibile. Anche le attuali modalità di elezione dei magistrati possono venire messe in discussione, l'ideale sarebbe un pubblico concorso con una commissione di esperti apartitica e apolitica preposta alla valutazione dei candidati: non si capisce infatti perché le nomine all'interno del potere giudiziario debbano invece essere lasciate in balia della spartizione partitica. Christian Vitta Capogruppo PLR Il funzionamento della Magistratura sotto il profilo organizzativo va affrontato, del resto l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale imporrà comunque delle riforme. Per quel che riguarda il sistema di nomina, la formula perfetta non esiste, quella attuale ha, è vero, dei margini di miglioramento. Ad esempio la Commissione di esperti dovrebbe venire potenziata in modo da filtrare meglio i candidati fornendo maggiori garanzie di qualità. Boris Bignasca Deputato GC L'attuale sistema di elezione dei magistati è improntata unicamente alla ripartizione partitica delle cariche, mentre l'idoneità dei candidati scivola in secondo piano, e i risultati si vedono. E visto che non si vuole scontentare nessuno, il numero di Procuratori pubblici è sovradimensionato: infatti in Ticino ne abbiamo 20 mentre a Lucerna sono 6. Inoltre fa spece che i procuratori abbiano il tempo di partecipare a trasmissioni e dibattiti politici ma non di aiutare i colleghi a smaltire il presunto sovraccarico di incarti. Sarebbe interessante sapere quanti incarti analizza in media un procuratore pubblico ticinese per rapporto ai colleghi della Svizzera interna, come pure disporre dell'elenco delle inchieste aperte che si concludono con un buco nell'acqua. Al proposito non mancano certo gli esempi recenti e recentissimi. Intanto però i magistrati non devono rendere conto a nessuno dei propri errori che possono avere conseguenze devastanti per le persone colpite ed i loro familiari, come pure per le casse dello Stato sottoforma di risarcimenti. Una riforma approfondita è pertanto doverosa Sergio Savoia coordinatore Verdi TI Sono molto scettico sul sistema di nomina che di fatto è andato oltre la votazione in Gran Consiglio: non si può nemmeno più votare perché alla fine, davanti al plenum parlamentare, dopo gli accordi di retrovia tra i partiti, rimane un solo candidato per posto disponibile. Siamo quindi alla cooptazione partitica dei magistrati. Per quel che riguarda il funzionamento del Ministero pubblico, pur difendendone il ruolo istituzionale, non si può non vedere che alcuni magistrati non sono al loro posto, da qui la necessità di una verifica approfondita che comporti una collaborazione tra magistratura e politica, onde evitare di creare un conflitto tra poteri dello Stato, ad esempio tra Legislativo e Giudiziario, che porti ad uno stallo con un fronteggiarsi, muro contro muro, di accuse e difese d'ufficio. Si tratta insomma di affrontare la questione con decisione e celerità, ma senza trasformarla in bagarre. Non vorrei inoltre che il Ministero pubblico si trasformasse nel posto dove va chi non trova niente di meglio. E purtroppo alcuni segnali di un'involuzione in questo senso già si percepiscono. |
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