Da: www.mattino.ch 14.12.08
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 14 dicembre 2008 | |
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Aspettiamo con ansia le proposte per ovviare al tutto esaurito nel
carcere giudiziario della Farera: chissà perché nutriamo un certo
scetticismo... Il carcere giudiziario della Farera ha registrato il tutto esaurito e come risultato il Ministero pubblico procede ad arresti selettivi. Ovvero, si arresta il malfattore "se c'è posto". Quindi ci sono persone che si sa che delinquono, che dovrebbero essere arrestate, ma che rimangono in libertà a delinquere in quanto le celle libere... non ci sono. A questo proposito non possono che sorgere interrogativi inquietanti. Il carcere giudiziario La Farera (57 posti) è aperto da poco più di due anni (agosto 2006), con clamoroso ritardo sui tempi di marcia, e con un cantiere che ha visto cumularsi superamenti di spesa giganteschi e conseguenti tagli al progetto iniziale. L'apertura della Farera ha portato allo smantellamento delle vecchie carceri pretoriali, in quanto "fuori norma". Smantellamento che veniva invocato ormai da lungo tempo. Carcere inadeguato? Dopo poco più di due anni di attività si scopre dunque che il carcere nuovo di zecca e costato una barca di soldi non è già più adatto alle esigenze in quanto troppo piccolo. Anzi, che adatto alle esigenze non lo è mai stato, né mai lo sarà: è nato con la dimensione sbagliata. A questo punto si presentanto varie possibilità. Ma nemmeno una che non costituisca una smaccata presa in giro del cittadino contribuente. Infatti le opzioni sono: 1) Si riaprono le Pretoriali dopo aver fatto fuoco e fiamme per chiuderle, e spendendo soldi per rimettere in sesto le celle smantellate 2 anni fa (e non tre secoli fa); 2) Si ingrandisce la Farera spendendo altri milioni del contribuente, ciò che, visti i trascorsi del cantiere, grida vendetta solo al pensiero; 3) Oppure si continua a lasciar liberi delinquenti conclamati con la pratica (illegale) degli arresti programmati, ovvero del "si arresta quando c'è posto". Magistratura Come si vede, tra una corbelleria e l'altra c'è solo l'imbarazzo della scelta. Bisognerebbe però anche tirare fuori qualche cifra sulla nazionalità delle persone arrestate. Cominciamo col diminuire il numero dei criminali stranieri con una politica d'immigrazione meno largheggiante, e vedremo che le carceri si svuoteranno. Meno ammissioni e più espulsioni. Più facile di così... Ci si può poi chiedere se la superpoliticizzata Magistratura ticinese non abbia l'arresto troppo facile e se non tiri le inchieste troppo per il lungo. Del resto se i vertici del Dipartimento delle Istituzioni dicono che si faranno pressioni sui PP perché accelerino le inchieste, questo significa che le inchieste possono essere accelerate e quindi, logica conseguenza, che allo stato attuale la Magistratura non svolge il proprio lavoro come dovrebbe. Peraltro le continue smentite (caso Zali, Afsaltopoli,... ) da parte delle istanze superiori in cui incappa a ripetizione il PG Balestra contribuiscono ad accentuare l'immagine di una giustizia inquirente che ha perso la bussola. «Situazione illegale» «Gli arresti programmati - rileva il criminologo Michel Venturelli - sono illegali in un cantone dove vige il principio di legalità della pena, ma era evidente che si sarebbe arrivati ad una saturazione del sistema carcerario: nel 2000 il corpo della Polizia cantonale è stato potenziato del 10% degli effettivi, i procuratori pubblici sono passati da 12 a 21, i giudici del tribunale penale cantonale sono passati da 3 a 4. Era dunque logico che anche il numero delle incarcerazioni sarebbe aumentato (è una semplice questione matematica), come evidente era il fatto che il carcere giudiziario La Farera, che ha solo una quindicina di posti in più di quanti ne avessero in totale le vecchie pretoriali, è nato troppo piccolo». Secondo Venturelli, il problema è strutturale, legato ad una visione della giustizia troppo incentrata sulla repressione. «Attualmente - prosegue il criminologo - il tasso di elucidazione dei reati è del 10%. Ovvero, solo un reato su 10 viene chiarito e perseguito. Gonfiando la macchina della giustizia, questo tasso potrebbe salire, ma sarebbe economicamente insostenibile. I costi della tolleranza zero sono altissimi e lo abbiamo visto a New York durante il "regno Giuliani" quando la polizia costava 4 volte il sistema sanitario. Davanti a questa situazione, gli arresti programmati sono l'unica soluzione ora percorribile - fino a quando? - ma c'è un problema: sono illegali. Immaginiamo la situazione: uno spacciatore è noto come tale alla polizia, ma non viene arrestato perché il carcere giudiziario è pieno. Finisce quindi in lista d'attesa. Dovesse nel frattempo venire commessa una rapina, i rapinatori, in quanto autori di un reato più grave dello spaccio, scalvalcherebbero lo spacciatore nella lista d'attesa e finirebbero per primi dietro le sbarre. L'arresto dello spacciatore slitterebbe dunque sempre più in là nel tempo: e intanto, il diretto interessato continuerebbe a spacciare, con la giustizia consapevole di quello che accade, ma forzatamente passiva. Intendiamoci - conclude Venturelli - io non ho la soluzione in tasca, ma ritengo che spingere esclusivamente sulla repressione non potrà che accentuare il problema portando al tracollo del sistema giudiziario; da qui la necessità di lavorare di più, invece, sulla riduzione del danno. Che è meno drastica e spettacolare, ma alla portata delle nostre tasche». «Riferiremo» Da parte sua, osserva il presidente Armando Boneff, la Commissione parlamentare di sorveglianza sulle condizioni di detenzione «è preoccupata della situazione creatasi alla Farera, e se ne sta occupando, cercando di capire il fenomeno. Non è poi compito della Commissione trovare delle soluzioni, ma quest'ultima riferirà al Parlamento, come da mandato, sulle risultanze dei suoi approfondimenti». |
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