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CdS Pedrazzini dopo arresto deputato ppd Y. Ravi e gli attacchi al Ministero Pubblico

Da: Il caffé 7.12.08

MAGISTRATI SPESSO "PREVENUTI COLPEVOLI"

  LILLO ALAIMO, direttore responsabile
L
e filastrocche che si ascoltano ogni qualvolta la casta dei poli­tici vede finire sotto inchiesta o dietro le sbarre un proprio rappre­sentate, lasciano spesso il tempo che trovano. Nenie difficilmente cantate quando ad inciampare nel codice penale sono cittadini comuni, ma intonate ad arte se ad essere inguati sonopersonaggiche,conleloronoie giudiziare, potrebbero minare credi­bilità e prestigio di questa o quell'i­stituzione, di questa o quella casta. È inevitabile! Ma non per questo sem­pre e comunque giustificabile.
  Un deputato ticinese l'altro gior­no è finito nella rete della giusti­zia. Non è passata che qualche ora dal suo arresto per registrare di­chiarazioni critiche verso la magi­stratura e i mass media.
 segue a pagina 5

Interviene il ministro della Giustizia Pedrazzini dopo le polemiche per l'arresto del duputato ppd Ravi e gli attacchi della Lega al Ministero pubblico


 LIBERO D'AGOSTINO
"Bisogna dare più poteri al procuratore generale"
  Più poteri al Procurato­re generale e ai procu­ratori anziani ed esper­ti", ecco la strategia del ministro della Giusti­zia Luigi Pedrazzini, per il nuovo corso del Ministero pubblico bersagliato da attacchi e polemiche.
  Per la procura ticinese è stata una settimana di fuoco. Martedì, il de­putato leghista Boris Bignasca che in parlamento dà del "deficiente" al procuratore pubblico Luca Ma­ghetti; giovedì l'arresto, ordinato dal procuratore Arturo Garzoni, dell'avvocato e deputato pipidiYa­ser Ravi, assieme ad un commer­cialista luganese, per una transa­zione immobiliare (vedi articolo in basso) entrambi scarcerati 24 ore dopo. Nuove bordate contro la Procura. Se c'è chi chiede le dimis­sioni di Garzoni e del procuratore generale Bruno Balestra, tutti invo­cano una "riflessione" sul Ministe­ro pubblico, che nella parole di molti politici appare diviso e allo sbando. "Sappiamo che c'è questa impressione - dice Pedrazzini­, certo un problema esiste e lo stia­mo affrontando. Pur non essendo obbligati a farlo, con l'adeguamen­to della legge al nuovo codice di procedura penale stiamo lavoran­do alla riorganizzazione del Mini­stero pubblco con una gerarchia interna più forte".
  Gerarchia più forte significa so­prattutto più potere al al Pg, al pro­curatore generale, che oggi è solo un "primo tra pari": "Bisogna dar­gli gli strumenti - spiega il mini­stro- per valutare il lavoro degli al­tri magistrati, per dare istruzioni ai procuratori, affiancandogli in que­sta funzione i colleghi più anziani". Se le parole di Bignasca, Pedrazzi­ni le liquida come "espressione in­degne che qualificano chi le ha usate", molto più delicato è il caso di Garzoni. "Se é legittimo mettere in discussione l'operato dei magi­strati - afferma Pedrazzini- altret­tanto legittimo è far valere anche per loro, come per qualsiasi altro cittadino, la presunzione d'inno­cenza. Solo sulla base di una cono­scenza completa dell'inchiesta, si potrà sapere se il procuratore Gar­zoni ha commesso un grave erro­re personale nell'ordinare gli arre­sti poi sconfessati dal Giar. Non so­no ammissibili processi di piazza per la magistratura. Il giudizio sul suo operato spetta al Consiglio di vigilanza". Che al Ministero pub­blico ci siano dei problemi, Pe­drazzini, non lo nasconde: "Le so­luzioni sono un potenziamento del personale di supporto dei ma­gistrati, un nuovo assetto organiz­zativo e una logistica più funziona­le. Dobbiamo pensare alla Procu­ra, che oggi impiega una sessanti­na di persone, come ad un'azienda". Col suo linguaggio ru­spante Bignasca ha sparato anche contro la "dittatura della magistra­tura": "Non credo che i cittadini onesti si sentano vessati dai giudi­ci, semmai vorrebbero una magi­stratura ancora più forte, in uomi­ni e mezzi", dice il ministro. Tasto delicato quello degli uomini del Ministero pubblico: "Alla luce del nuovo codice di procedura penale s'impone un potenziamento della Procura - precisa. Ritengo, però, che l'attuale numero di procurato­ri e sostituti sia sufficiente. Va po­tenziato, invece, il personale che lavora a fianco dei magistrati, pen­so, ad esempio, a giuristi e segrete­rie".
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 La nuova strategia :"Si rafforzerà la gerarchia interna.Va potenziato il personale di supporto ai magistrati"







YASAR RAVI
 Indagato per una transazione immobiliare, il deputato è stato scarcerato 24 ore dopo



ARTURO GARZONI
 Il procuratore nell'occhio del ciclone per l'arresto del deputato ppd Yasar Ravi



LUCA MAGHETTI
 Al procuratore dimissionario il deputato leghista Boris Bignasca ha dato del deficiente


 
CHE STILE LA POLITICA!

 SIMONETTA CARATTI, vice direttore
R
eo di aver avviato - per Bi­gnasca - inchieste senza fondamento”. Accuse pe­santi che un parlamentare non deve lasciarsi scappare anche se maturate su un terreno di emo­zioni e fatti personali. Come Bi­gnasca non condividiamo la stortura di un sistema che per­mette ai partiti di nominare dei magistrati in un valzer liti e riven­dicazioni a non finire. A più ri­prese abbiamo criticato l’agire o la lentezza della magistratura, portandoelementi,testimonian­ze su casi specifici. È il nostro ruolo e lo svolgiamo fino in fon­do. Ma mai accuse a vanvera mossi da simpatie o antipatie.
  Perché è pericoloso (se non ad­dirittura folle) insinuare il so­spetto, senza portare fatti con­creti e lasciar intendere che le de­cisioni della magistratura sono manovrate dalla politica. Ed è al­trettanto pericoloso non reagire ad un attacco che non colpisce unsolomagistrato,maminailla­voro di un’intera squadra. Di conseguenza accettiamo, ma non condividiamo il silenzio del procuratore generale Bruno Ba­lestra, che sollecitato dal Caffè non ha voluto commentare la vi­cenda. Forse i suoi colleghi si aspettavano una difesa ufficiale.
  Se perdiamo la capacità di indi­gnarci, di reagire, di emarginare chi sceglie l’insulto come arma politica, perdiamo un pezzo del­la nostra dignità. E di esempi questa settimana ne abbiamo tanti… dalle caricature sul Mat­tino della presidente del Nazio­nale Simoneschi-Cortesi alle schermaglie a non finire tra Giu­dici, Mariolini, Masoni via stam­pa (forse potrebbero risolvere i loro problemi semplicemente parlandosi) fino al parlamentare Andrea Giudici che ha strattonto
una collega di partito.

 
 

  "PRESUNTI COLPEVOLI"
 LILLO ALAIMO, direttore responsabile
A
ddirittura prima che i giornali fossero pubbli­cati, c'è chi ha puntato il dito sui "processi mediatici". Al­tri ed altre volte sulla "ricerca di visibilità" della magistratura.
  Sono dichiarazioni che, per quanto banali e scontate, altro non sono che pressioni indebi­te sull'indipendenza della ma­gistratura inquirente. Pressioni che, nel medio e nel lungo ter­mine, stanno gravemente dele­gittimando un potere che da troppo tempo agli occhi dei ti­cinesi zoppica. E vistosamente.
  Che i sistemi di nomina dei ma­gistrati siano eccessivamente politicizzati è risaputo e indub­bio. Ma che l'azione della magi­stratura sia di conseguenza in­quinata dall'appartenenza po­­litica, è tutto da dimostrare.
  Non serve dare del "deficiente" a un procuratore (come l'altro giorno ha fatto in parlamento un deputato leghista), per in­fangare la credibilità della ma­gistratura. Può bastare molto meno. Per gettare il seme del dubbio sulla capacità della ma­gistratura, sono sufficienti le fi­lastrocche recitate a prescinde­re, quelle che, senza ancora co­noscere gli atti dell'inchiesta, af­fermano dell'"assoluta estraneità ai fatti" di chi è finito sotto in­chiesta o in carcere.
  Tavolta, alla presunzione d'in­nocenza per gli indagati si mi­schia una presunzione di colpe­volezza per i magistrati. E quan­do a mischiare le cose è la stes­sa classe politica che quei procuratori e quei giudici ha scelto e votato, allora agli occhi dei cittadini le cose si complica­no. Inevitabile pensare che gli inetti siano prima di tutto i po­litici, incapaci di trovare un si­stema di nomina meno politi­cizzato e una selezione solo su criteri di professionalità.
 alaimo@caffe.c

I legali

La spiegazioni del vice presidente dei notati, Mazzola, sulle modalità di compravendita
 "Noi ci fidiamo delle cifre dei clienti"

P
agamenti in nero, transazioni finan­ziare non documentate o falsamente documentate. L'arresto dell'avvocato Ravi, già scarcerato, ha risollevato gli inter­rogativi sulla "veridicità" delle compraven­dite immobiliari in Ticino? "Che sostanzial­mente sono veritiere - sottolinea il vicepre­sidente dell'Ordine dei notai del Ticino l'av­vocato Alfio Mazzola di Lugano - anche perché se viene dichiarato un prezzo infe­riore al reale, si pagano comunque le tasse sul valore di stima ufficiale".
 E quali sono gli obblighi dei notai nel caso di una compravendita.

 "Quelli di assicurarsi della reale volontà del venditore e del compratore e di rogare gli atti secondo quanto disciplinato dalla leg­ge sul notariato".
 La tassazione avviene in base all'importo ufficiale della compravendita?

 "È evidente: è stabilita per legge, e può an­che azzerarsi se non si conseguono utili".
 E per non conseguire utili, un notaio può suggere formule o modalità per evadere il

 fisco?

 "No, deve informare sulle tasse e sugli one­ri che la compravendita comporta, ma non può dare consigli per evadere, né tanto me­no suggerire di versare una parte della com­pravendita in nero".
 Può assistere ad un accordo plateale fra l'acquirente e il venditore al fine di dichia­rare meno del dovuto?

 "A mio parere no. Nel momento in cui lui viene a sapere che il prezzo rogato non è quello effettivo, non deve procedere. Lo sta­bilisce l'articolo 62 della legge sul notaria­to".
 Che dice cosa?

 "Dice che se l'atto è simulato, cioè non de­stinato per concorde volontà delle parti a spiegare l'effetto legale che comporta, ma è diretto a cagionare ingiusto e fraudolento danno allo Stato o a terzi, il notaio deve ri­fiutare di rogare".
 Ha l'obbligo di verificare se l'importo del­la compravendita è nella norma?

 "E come potrebbe? Non è un architetto o un operatore immobiliare. Si attiene a quanto dichiarato, visto poi che esiste un valore uf­ficiale di stima".
 Concludendo: le dichiarazioni in Ticino sono fedeli?

 "A mio parere sì, anche perché il notaio av­visa delle conseguenze penali e civili".
 Quanto incide in compravendita l'onere notarile?

 "Complessivamente il 2% del valore dell'at­to.
  Ma attenti, questa cifra non è incassata tutta dal notaio".
 Cioè?

 "La percentuale più consistente l'11‰ va alla tassa di registro fondiario, circa il 3‰ alla tassa di archivio notarile e all'imposta di bollo. Solo un quarto va al notaio. E poi c'è la tassa sugli utili immobiliari".
 Voi potete fare sconti ai vostri clienti?

 "Sì, nel senso che ossiamo applicare una parcella inferiore alle tariffe stabilite per legge".
 c.m.

 ‘‘

 Le dichiarazioni in Ticino sono fedeli e noi avvisiamo delle conseguenze penali e civili




ALFIO MAZZOLA
 Vice presidente dell'ordine dei notai

La legge
 Quanto incassa chi fa un rogito immobiliare

 Qualsiasi compravendita di im­mobili o terreni comporta per l'acquirente un aggravio che si stima complessivamente attor­no al 2% del valore dell'atto. Ma non si tratta di una parcella che incassa completamente il notaio. La percentuale del 2% sull'importo della transizione è è composta per il 5‰ circa del­l'onorario notarile, dell'11‰ per la tassa di registro fondiario e per il 3‰ dalla tassa di archi­vio notarile e imposta di bollo. (La quota che va direttamente al notaio è del 5‰ al notaio per importi fino a mezzo milione di franchi, il 4‰ per importi da mezzo a un milione di franchi il 3‰; la frazione da un milione a due milioni di franchi ecc.: art. 5 legge sulla tariffa notarile)



 

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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