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"Non serve un super procuratore generale"

Da: Il caffé 14.12.08

Ex magistrati e penalisti bocciano la soluzione di Pedrazzini contro la crisi del ministero pubblico

"Non serve un super
procuratore generale"


Libero D'Agostino

Dopo le polemiche sull'arresto del deputato Ravi, tutti concordano sulle disfunzioni della magistratura inquirente, ma propongono ricette diverse

Sulla diagnosi sono tutti d'accordo: il Ministero pubblico è in crisi, profonda; sulla terapia  i pareri divergono. Vista da ex procuratori pubblici e avvocati penalisti, la soluzione ventilata dal ministro della Giustizia Pedrazzini di dare più poteri al Procuratore generale e potenziare lo staff del personale di supporto dei magistrati, è soltanto un palliativo. Dice l'ex procuratore generale Luca Marcellini: "Non è così che si risolve il problema. Il nodo è l'attuale sistema di scelta e di nomina dei procuratori pubblici". Rincara l'avvocato Renzo Galfetti: "Quella prospettata da Pedrazzini mi sembra la solita soluzione burocratica: se c'è qualcosa che non funziona si potenzia l'ufficio, si danno più poteri al capo, invece d'intervenire sulla causa del problema che oggi per il Ministero pubblico è di persone e capacità".

Le polemiche sul caso Yaser Ravi, l'avvocato e deputato pipidì, arrestato su ordine del procuratore Arturo Garzoni, e scarcerato 24 ore dopo, per la Procura sono state sale su una ferita aperta. Ma la reazione di alcuni politici, secondo Galfetti, è stata del tutto fuori posto: "Invece, di compiacersi del fatto che se c'è un magistrato che ordina, sbagliando o meno, un arresto e nel giro di una giornata il Giudice dell'istruzione e dell'arresto, lo scarcera, è una garanzia del funzionamento della giustizia di cui tutti dovremmo essere contenti. Nessuno ha, invece, parlato di un caso ben più grave che la dice tutta sulla crisi del Ministero pubblico. La decisione, cioè, della Camera dei ricorsi penali che per il procedimento contro il giudice Claudio Zali, poi abbandonato, ha pesantemente censurato proprio il procuratore generale Bruno Balestra. Certo, la situazione del Ministero pubblico è molto preoccupante, ma non la si raddrizza dando più poteri al procuratore generale".  

Nemmeno per Marco Broggini, altro noto penalista, è questa la soluzione giusta: "Rafforzare i poteri del Pg - spiega - è un'arma a doppio taglio. Da un lato potrebbe aprire la strada ad un condizionamento dell'attività degli altri procuratori, ad una loro deresponsabilizzazione, dall'altro presuppone una figura di procuratore generale, che oltre all'elevata competenza giuridica, abbia anche un forte carisma e qualità organizzative notevoli. Il che rimanda al criterio della capacità dei candidati durante la selezione degli aspiranti procuratori". Secondo il senatore Dick Marty, ex procuratore pubblico, in una Procura con una ventina di magistrati ci vuole di sicuro una guida forte: "Altrimenti ogni procuratore va per la sua strada, ma - avverte - si bisogna calibrare bene poteri e competenze del procuratore generale e definire una scala gerarchica precisa".

Per Marcellini ben venga il potenziamento dello staff della Procura, giuristi, segretari e altro personale, serve - nota - un'attenta valutazione delle risorse, ma non basta: "È necessario rivedere il sistema di scelta dei procuratori. Ci vuole un organo di specialisti che valuti le candidature e nomini direttamente, magari con parlamento e governo che avvallano formalmente la scelta. L'attuale trafila, commissione di esperti, preavvisi dei partiti e decisione del Gran consiglio è troppo complicata, troppo soggetta a condizionamenti, umiliante per i candidati che in caso di rifiuto ci rimettono anche la faccia, e scoraggiante per chi non può contare sull'appoggio di un partito". Un organo di selezione che per Marcellini potrebbe anche essere il Consiglio della magistratura, allargato ad esperti esterni e se proprio si vuole, il patrocinio politico - parlamentare, con la presenza dei capi gruppo dei partiti.  Sul criterio delle capacità dei magistrati insiste Galfetti: "Se non si privilegia questo requisito per tutto il Ministero pubblico, dare più poteri al procuratore generale è come mettere al volante di una Ferrari chi ha sempre guidato un'utilitaria. Con tutto quello che ne consegue".

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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