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Le eccezioni rinviano il processo. Il dibattimento di Bellinzona interrotto in attesa delle risposte

Da: CdT 3.4.09 pag 11

Le eccezioni rinviano il processo

Il dibattimento di Bellinzona interrotto in attesa delle risposte

e.ga

Il programma prevede la ripresa dei lavori il 4 maggio ma la tempistica potrebbe subire cambiamenti

INTERROTTO Quando riprenderà il maxi-dibattimento? Ci vorrà tempo per saperlo. (foto Crinari)

Il primo round nel processo per il presunto più grande caso di criminalità organizzata sino ad ora giudicato in Svizzera davanti a un Tribunale, nella fattispecie quello penale federale di Bellinzona, è andato alle difese che, come annunciato e da programma, hanno letteralmente rovesciato davanti ai giudici una valanga di eccezioni: ed alla fine, ieri mattina, il presidente della Corte, Walter Wütrich, ha deciso di sospendere l'udienza e interrompere il dibattimento, che rischiava di arenarsi in un mare di eccezioni procedurali.

Se ne saprà di più nei prossimi giorni, quando verrà data una risposta scritta alle numerose eccezioni sollevate dai banchi delle difese, decise ad ottenere risposta alle loro domande: quesiti ripetuti ormai da mesi e ripresentati per tutta la giornata di mercoledì e ieri mattina.

Nella giornata di ieri hanno preso la parola ancora gli avvocati difensori. L'avvocato Renzo Galfetti ha motivato, nel dettaglio, la sua richiesta di rinvio del dibattimento.

Alla Corte sono state poste domande riguardanti alcune intercettazioni telefoniche che fanno parte della inchiesta terminata con il rinvio a giudizio: tutto ciò per poterne valutare l'eventuale utilizzazione, la validità e la regolarità. I legali vogliono sapere quale autorità ha concesso il permesso di effettuare le registrazioni ed in quale Paese queste ultime sono scattate.

Su precisa domanda, sempre delle difese, è stato chiarito dalla Corte che per motivi di sicurezza non arriveranno a Bellinzona i testimoni che si trovano in Italia (diversi tra essi sono in carcere, condannati a lunghe pene detentive). Un problema, quello dei testi, tra essi alcuni pentiti, che avrebbe potuto creare serie questioni di sicurezza anche alle autorità svizzere incaricate di gestirli una volta varcato il confine durante il loro soggiorno in Ticino. Se vi sarà la necessità di interrogarli, probabilmente si farà capo ad una video conferenza.

Sempre nella mattinata di ieri, il Tribunale ha distribuito alle parti un foglio che riportava una serie di ipotesi concernenti l'interpretazione dell'atto di accusa. A questo punto, ha chiesto la parola l'avvocato Daniele Timbal: il legale ha sottolineato il fatto che, a suo modo di vedere, l'atto d'accusa non va interpretato: deve poter essere letto e compreso, ha spiegato, soprattutto dagli imputati, i quali hanno il diritto di sapere di che cosa sono accusati. La presa di posizione del Tribunale, ha continuato ancora l'avvocato ticinese, non è da considerare a suo modo di vedere come una possibilità di sanare l'atto di accusa: documento per lui non sufficientemente chiaro da permettere ai prevenuti di comprendere quali sono i ruoli attribuiti ad essi dall'accusa. Per la Procura federale ricordiamo, gli imputati avrebbero riciclato oltre un miliardo di franchi, provento del contrabbando di almeno 215 milioni di stecche di sigarette fra il 1994 ed il 2001.

Il dibattimento dovrebbe riprendere il prossimo 4 maggio e durare sino al mese di giugno.

Adesso, però, tutto diventa più difficile per quanto concerne la tempistica. Perché a seconda delle decisioni che arriveranno dalla Corte di Bellinzona e dal Tribunale federale di Losanna (che pure deve esprimersi su alcuni ricorsi inoltrati dalle difese) saranno decisi modalità e date per quanto concerne la celebrazione e la prosecuzione del maxi-processo. Le eccezioni sollevate dalla difesa, ricordiamo, riguardano la lingua in cui si svolge il dibattimento, che è quella tedesca. Gli imputati presenti sono nove (un altro, nel frattempo, è deceduto): tre sono italiani, due ticinesi, due del canton Giura, un francese ed uno spagnolo. Da mesi le difese chiedono che il processo si svolga in italiano: richiesta, per ora rimasta inascoltata. Critiche, poi, sono state sollevate anche per quanto concerne l'atto d'accusa che a detta dei difensori dovrebbe tornare nelle mani del procuratore per essere emendato: per i legali sarebbe, infatti, illecitamente motivato.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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