Da: La regione, 1.4.09 pag 4
Trentenni formati e contenti
Lo dice un'inchiesta del Decs che ha seguito per quindici anni (dal 1992 al 2007) oltre 1.400 persone
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Stavano per concludere la scuola dell'obbligo, ed era il 1992, quando vennero contattati dagli uffici del Dipartimento dell'educazione, cultura e sport (Decs) per essere coinvolti in una ricerca che sarebbe durata ben quindici anni. Oltre 1.400 giovani che sono stati così ‘monitorizzati', passo dopo passo, sino al 2007. Alla fine è emerso l'identikit del trentenne oggi residente in Ticino. Ma chi sono e cosa fanno? Il quadro è tutto sommato confortevole: giovani adulti ben formati, quasi tutti (almeno gli interpellati) inseriti nel mondo del lavoro, un terzo è sposato e uno su cinque ha almeno un figlio. Un trentenne piuttosto soddisfatto, ci dice l'inchiesta, che si fida soprattutto delle varie istituzioni (la scuola al primo posto) e ‘persino' dei giornali ben piazzati nella classifica (il grado di fiducia è addirittura superiore a quello riservato alle banche e si era ancor lontani dalla bufera finanziaria). Giovani adulti soddisfatti e aperti sulla parità dei sessi.
Li hanno studiati, analizzati per ben quindici anni, dal 1992 al 2007. Oltre 1.400 allora ragazzi e ragazze (equamente suddivisi), oggi trentenni. È così emersa «una fotografia fedele», come si legge nel rapporto pubblicato ieri dal Decs, dei principali elementi che caratterizzano questi giovani adulti ticinesi. Uno spaccato interessante per capire come cambia - e se cambia - l'evoluzione sociale della popolazione.
Un primo dato. La maggioranza di questi trentenni ha lasciato la casa dei genitori; oltre la metà vive con il proprio partner o coniuge, mentre il 26 per cento abita da solo o con amici. Determinanti, a questo proposito, il titolo di studio e il reddito mensile: più sono elevati e maggiore è l'indipendenza. Sono più le femmine a ricercare la convivenza, mentre i maschi vivono da soli o ancora con i genitori.
Quasi tutti i trentenni coinvolti hanno ormai concluso il ciclo formativo. Oltre il 50 per cento ha conseguito una maturità cantonale o comunque un livello secondario superiore. Pochissimi (solo il 2 per cento) Buona formazione si sono fermati alla scuola dell'obbligo. Quasi il 40 per cento ha seguito una formazione terziaria e fra questi il 12 per cento ha ottenuto un titolo universitario professionale; il 14 per cento un titolo accademico e il 4 per cento post-universitario. Fra coloro che si sono fermati alla maturità cantonale spicca l'alta percentuale delle ragazze che ha frequentato la scuola cantonale di commercio. Altro dato interessante, la maggior parte dei giovani (75 per cento) non ha mai interrotto una formazione.
Ben formati, come visto, e quasi tutti inseriti nel mercato del lavoro. All'inizio del 2007, infatti, l'83,5 per cento dei partecipanti all'inchiesta affermava di esercitare una professione e oltre la metà di questi svolge lo stesso mestiere da più di Attività lavorativa cinque anni. Gli anni di lavoro, ovviamente, sono direttamente collegati al percorso formativo: più tempo è dedicato agli studi e più tardi si entra nella vita attiva. C'è però anche chi non lavora; il 16 per cento dei partecipanti all'inchiesta. Fra questi, prevalgono le donne (il 66 per cento): l'impegno familiare, l'educazione dei figli e la disoccupazione (il 24 per cento dei senza lavoro) sono le ragioni principali addotte dalle donne.
Nove trentenni su dieci sono salariati con un contratto di lavoro in corso. Pochissimi gli indipendenti, ovvero liberi professionisti o imprenditori: solo il 4 per cento. Quasi tutti gli occupati lavorano oltre il 50 per cento con una netta tendenza al tempo pieno (84 per cento). Una donna su cinque è invece impiegata a tempo parziale.
Ma quanto guadagnano i trentenni coinvolti? Un po' più della metà di chi lavora percepisce un reddito mensile compreso tra i 4.000 e i 6.000 franchi; il 21 per cento (uno su cinque) tra i 3.000 e i 4.000 franchi. Il 15 per cento dei salariati per- Livelli salariali cepisce uno stipendio superiore ai 6.000 franchi, mentre dalla parte opposta l'11 per cento dispone di un salario uguale o inferiore ai 3.000 franchi mensili.
Fra i tanti dati dell'inchiesta sull'attività professionale ce n'è uno particolarmente interessante e, al contempo, incoraggiante: per circa 3 lavoratori su 4 la professione esercitata corrisponde all'ultimo titolo di studio ottenuto; le competenze utilizzate sono dunque quelle acquisite durante la formazione e il posto occupato corrisponde alle aspirazioni (ben il 75 per cento) da ‘molto' a ‘in generale'. Prova ne sia che quasi la metà degli interpellati non intende cambiare il proprio posto di lavoro, mentre uno su tre ci pensa ogni tanto. Solo il 9 per cento si sta muovendo per trovare altre soluzioni professionali. L'80 per cento ha cercato un posto di lavoro, ma per la metà è stata la prima e l'ultima volta. E il 45 per cento ha trovato un'occupazione appena conclusa la formazione. Solo un terzo degli intervistati dichiara di aver avuto difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro.
Questo, almeno, è quanto capitava nel 2007.
Il partner, gli amici, l'ambiente e le istituzioni al centro della fiducia
Giovani adulti attenti ai valori, ma poco attratti dai partiti e dalla politica
Credono nei valori forti: nella famiglia, nei rapporti umani e nelle istituzioni in generale, con un occhio attento all'ecologia, all'ordine e alla sicurezza. E leggono parecchio, giornali e libri.
Giovani adulti con pochi grilli per la testa, verrebbe da dire, i trentenni che oggi vivono in Ticino. Lo dice l'inchiesta svolta dalla Divisione della scuola del Decs. Adulti a tutto tondo e non certo ‘bamboccioni' come qualcuno in Italia definí i loro coetanei d'oltre confine. Invitati ad esprimere una classifica degli aspetti che contano per una società migliore, gli interpellati (oltre 1.400 persone) hanno messo al primo posto ‘stare con partner e amici' e la difesa dell'ambiente e del paesaggio. Seguono la famiglia, la lotta contro la criminalità e poi lo svago ma anche il contenimento della disoccupazione. In fondo alla scala la ‘difesa nazionale' e l'impegno politico. Gli analisti vedono in queste risposte la propensione all'impegno più verso la propria relazione familiare che non sociale.
Trentenni poco sensibili verso la politica, ma assai aperti su un tema che ha caratterizzato le battaglie di non poche loro madri: la parità fra i sessi. Ebbene, l'84 per cento degli intervistati pensa che «i compiti di maggiore responsabilità nel mondo del lavoro» siano ugualmente adatti all'uomo e alla donna e il 76 per cento è convinto che l'educazione dei figli e le incombenze domestiche siano ugualmente appropriati a entrambi i sessi. Anche se in quest'ultimo caso un interpellato su cinque resta tradizionalista e vede ancora la donna come l'angelo del focolare. Prevalentemente emancipati e al contempo desiderosi di avere almeno un figlio (il 74 per cento ne desidera due); solo il 2 per cento la pensa diversamente.
I trentenni ticinesi hanno grande fiducia nelle istituzioni e in particolar modo negli insegnanti e negli scienziati; seguono la polizia, i magistrati, i giornali, le banche, la televisione, il governo e via, via tutti gli altri. Ultimi della classifica: i politici, i partiti e la chiesa. Ancora un'annotazione: i trentenni leggono molto i quotidiani (la metà tutti i giorni e il 26 per cento sino a tre volte la settimana) e i libri (oltre il 30 per cento da 6 a più di 10 all'anno).

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