
Da: Mattino della domenica, rubrica "papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 3.4.2016, pag 32
False denunce: tipologie e conseguenze sui figli e sui padri. Il caso Recchiuti ne è la prova
Di seguito degli estratti dell’articolo “False denunce di abuso sessuale. Tipologie di costruzione della calunnia” della Dott.ssa Marisa Nicolini, psicologa e psicoterapeuta, pubblicato nel sito www.adiantum.it. Nel complesso e sofferto universo delle separazioni coniugali e della frequente conflittualità genitoriale che si riverbera sull’affidamento dei figli minori, si assiste in questi ultimi anni al progressivo incremento di due opposti fenomeni che affondano le loro radici nei mutamenti di ordine sociale e legislativo che hanno investito la famiglia e i suoi componenti. Da una parte si registra l’aumento dei padri separati che, consapevoli del ruolo fondamentale che anche la figura paterna riveste nella vita dei figli e sinceramente interessati al loro armonico sviluppo, lottano per ottenerne l’affido condiviso, per esercitare cioè il diritto/dovere di frequentare con assiduità la prole con la concreta possibilità di attivare il proprio ruolo genitoriale pienamente ed efficacemente e non “col contagocce”. Dall’altro si assiste a una epidemia di denunce sporte da mogli separande nei confronti di ex mariti e padri dipinti come degeneri, accusati, fra l’altro, di maltrattamenti ed abusi sessuali sui loro stessi figli.
Origine delle false denunce
La maggior parte delle false denunce origina nel contesto della conflittualità collegata alle vicende legali della separazione, e vede un genitore che si sente ferito, oltraggiato o rifiutato dall’ex partner intenzionato a vendicarsi attraverso la costruzione dell’accusa più infamante: l’abuso sessuale nei confronti dei figli, con l’obiettivo di alienarglieli ed eliminarlo dalla loro vita, senza tener conto dei gravi danni che anche ai minori ne deriveranno. Questi ultimi vengono spesso resi “complici” di questo progetto, vuoi esercitando su di loro inaudite pressioni psicologiche per affermare cose non vere o, forse peggio, inducendo in quelli più piccoli falsi elementi di memoria relativi ad abusi sessuali subiti.
Tipologie di costruzione di false denunce
Sono state identificate alcune tipologie genitoriali “costruttrici” di false denunce. Una prima tipologia è costituita da individui con veri e propri disturbi psichici – più frequentemente disturbi di personalità di tipo isterico o borderline – che interferiscono con la capacità di interpretare correttamente la realtà, distinguendola dalla propria fantasia o dai propri esagerati timori. Una seconda tipologia è rappresentata da soggetti che, di fronte a manifestazioni del minore che possono prestarsi a diverse interpretazioni, e quindi ambigue (ad esempio un rossore in area genitale al ritorno da una visita al padre), si rivolgono ad un esperto che in maniera avventata propende per l’abuso sessuale, determinando di fatto, con la sua autorevolezza, la conseguente denuncia. Un terzo gruppo raccoglie persone che vivono con la costante ossessione che il proprio figlio/a possa essere oggetto di abuso sessuale. Questa idea “fissa” li determina ad interrogare ripetutamente il bambino sull’argomento, ad esaminare e controllare costantemente i genitali quando torna a casa, e specialmente se è stato dall’ex partner, a sottoporlo a continue visite mediche per la stessa verifica, fino a quando un rilievo interpretato in modo distorto, magari per l’incauto commento di qualche professionista, non giunge a confermare il sospetto determinando così la denuncia. Il motore dell’ossessione in questi casi può condurre nel tempo a reiterate denunce di abuso. La quarta tipologia, la più frequente, annovera soggetti – che possono essere o meno portatori di disagio psichiatrico – pervasi dall’odio e dal desiderio di vendetta nei confronti dell’ex partner, tanto da disporsi a strumentalizzare il minore pur di distruggere il ‘nemico’, senza chiedersi se la prima vittima di questa guerra totale non sia proprio quella più indifesa: loro figlio.
Conseguenze sui figli
In tutti questi casi, anche quando la falsa denuncia viene finalmente ad essere dichiarata infondata, si determina la vittimizzazione di figli e padre, a causa del tempo – spesso lungo – in cui non è stato permesso loro di frequentarsi, della vergogna e dell’imbarazzo di entrambi che consegue ai casi in cui il minore è stato manipolato per rivelare abusi mai subìti, della stigmatizzazione subìta dal genitore ad opera dei media e che nessuna sentenza di assoluzione potrà mai completamente cancellare, del terribile effetto confusivo sullo sviluppo psicologico del minore che l’induzione di falsi ricordi determina. Dott.ssa Marisa Nicolini, psicologa e psicoterapeuta
Un caso ticinese a dimostrazione
Come visto in nostri precedenti articoli, nell’estate 2011, la moglie di Walter Recchiuti ha sporto denuncia contro di lui per abusi ses¬suali sui loro due figli. Dopo l’inchiesta del ministero pub¬blico, nel febbraio 2013 il procu¬ratore pubblico (PP) ha emesso un decreto d’abbandono nei confronti del padre, imputato per i reati di minaccia, atti sessuali con fan¬ciulli, molestie sessuali e violazione del dovere di assistenza o educazione. I successivi reclami e richieste di riaperture dei procedimenti penali della moglie sono stati respinti. Egli aveva richiesto un risarcimento per torto morale che è stato però rifiutato dal PP in quanto nel caso specifico “l’apertura del procedimento penale in oggetto non ha leso la personalità di Walter Recchiuti se non nella misura in cui ogni procedimento penale provoca nell’imputato disagio e fors’anche una certa sofferenza. Circostanze e sentimenti che però trovano nel proscioglimento almeno un qualche motivo di soddisfazione e finanche parziale ricompensa. Così stando le cose a Walter Recchiuti non viene riconosciuto alcun indennizzo per torto morale.” Tuttavia, da luglio 2011 ad oggi il padre, innocente, non vede più i suoi due figli. Forse, se Walter avesse tentato il suicido avrebbe potuto ricevere un risarcimento per i danni subiti alla sua persona…
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