Da: Mattino della domenica, 21.12.08 pag 22
Enzo Castelli
Losone
All'inizio di questo mese, in seguito all'arresto di un deputato in Gran
Consiglio, si è tanto parlato della nostra Magistratura. Politici, opinionisti
ecc. hanno tracciato diverse radiografie sul Pubblico Ministero, dipingendo un
quadro non sempre soddisfacente dello stesso.
Con il presente scritto mi permetto, in qualità di semplice cittadino, dare un
ulteriore apporto alle discussioni che sono seguite. Capisco che il mio è un
caso personale e quindi le impressioni sono dettate anche dall'emozione e non
sono frutto di un distacco professionale.
Vengo al sodo per far capire subito al lettore il mio problema con la Magistratura
ticinese. Circa sette anni fa, senza aver mai avuto bisogno di magistrati,
poliziotti, pretori ecc. quindi cittadino incensurato, sono testimone diretto e
personale con un notaio che, nell'ambito di un rogito, fa degli errori di
trascrizione (forse anche involontariamente) a mio danno. Alle mie normali e
cortesi rimostranze, fatte sia a voce che, successivamente, per iscritto,
risponde che non ha niente da rimproverarsi.
Questi errori, che favoriscono in modo sfacciato e contro qualsiasi accordo
precedente, gli acquirenti di una vendita ci portano a rivolgerci presso la Pretura. In questa
occasione il notaio suddetto, pur di avallare la sua versione, arriva al punto
di dichiarare che noi venditori non eravamo presenti al rogito. A questo punto sono
obbligato a denunciarlo in Procura Pubblica.
Il sottoscritto e mia moglie veniamo interrogati, a due riprese, da due
procuratrici, molto gentili e comprensive. Purtroppo non ci danno nessuna
speranza di avere un minimo riconoscimento di quanto affermiamo. Pretendono da
noi ulteriori prove. Facciamo notare che queste sono da ricercare nello studio
notarile, nelle agende, e negli appuntamenti telefonici, oltre che
nell'interrogazione degli acquirenti che erano con noi nello studio e della
segretaria che ci fece entrare nella sala conferenze del notaio: di tutto ciò
che io, ignaro di queste procedure, avevo suggerito, non è stato fatto
assolutamente niente. In tutti questi anni mi sono appellato a più riprese alla
Camera dei Ricorsi Penali (sempre senza successo ma con le spese a mio
carico!), al Consiglio della Magistratura, a diversi altri procuratori ecc. Ho
raccontato le mie peripezie agli Ordini professionali degli Avvocati e dei
Notai, sperando che gli stessi prendessero provvedimenti contro l'agire di
questo loro membro. Ho scritto numerose lettere ai giornali per raccontare
queste disavventure.
L'unica soddisfazione morale che sono riuscito a provocare, ma che l'ACSI non
mi ha nemmeno riconosciuto personalmente, è quella di aver chiesto allo Stato
di considerare la privacy dei cittadini, eliminando dalle buste le indicazioni
dell'origine dei loro Uffici (per inciso il problema è ridotto, ma esiste
ancora!). In pratica, in sette anni di vicissitudini giudiziarie ho ricevuto
decine e decine di raccomandate, le quali hanno fatto del sottoscritto, da
normale cittadino, un quasi candidato per le patrie galere. Oltre che con le
due preture locarnesi, il mio caso ha interessato anche gli Uffici dei Giudici
di Pace di Locarno e Ascona, l'ufficio esecuzioni e Fallimenti di Locarno, la Pretura Penale di
Bellinzona ecc. e indirettamente anche il Consolato generale d'Italia a Lugano,
con una lunga polemica, tra il sottoscritto e lo stesso Console Generale, in
merito a un segreto di Pulcinella, tenuto in debito conto, presso lo
stesso Consolato e che si riferiva a un testimone del rogito notarile. Non
trovando nessuna via di sbocco e nessun aiuto alla reale ingiustizia, di cui
ero oggetto, ho fatto partecipe di questa storia numerose personalità (lo
stesso Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Politici del Consiglio di
Stato, Deputati a Berna e del Gran Consiglio ecc, persino Carla Del Ponte,
quando era attiva all'Aia, oltre la Direttrice del Dipartimento Federale di Giustizia
on. Widmer Schlumpf), convinto che qualcuno mi avrebbe dato un aiuto concreto,
anche di natura legale. Il mio cruccio, per non dire rabbia, si riferisce al
fatto che in un caso così semplice di presenza continua e regolare di circa
un'ora in uno studio legale, alla presenza di altre tre persone, si possa
arrivare al paradosso, che chi ha ragione non possa essere creduto e che un
Procuratore Capo faccia credito a un documento, scritto e sottoscritto dagli
acquirenti qualche anno dopo, falso in modo così lampante che persino il più
semplice impiegato del Palazzo di Giustizia se ne sarebbe accorto. A parte il
fatto che un documento, che chiariva la nostra comune presenza nello studio
notarile, firmato dagli acquirenti qualche mese prima, non è stato considerato
dallo stesso Procuratore Generale. Come si può notare due pesi e due misure
differenti. Forse la chiave di lettura del mio mancato riconoscimento
giudiziario sta nel fatto che esiste ancora una certa sudditanza psicologica o
meglio un certo favoritismo mentale nei confronti della stessa casta dei
legali.
Capisco anche che, in ambito penale, la mia esperienza venga considerata
bagatella o come una microcriminalità, in rapporto alla grande criminalità.
Resta il fatto che il risultato finale sul sottoscritto e sulla sua famiglia ha
avuto lo stesso effetto di essere incappato in un caso giudiziario di notevoli
proporzioni. Basti pensare che, in questi anni, ho speso tutte le mie energie
fisiche e mentali per risolvere questo caso, che non ho provocato e che non è
dipeso da me. Ho speso una notevole somma a motivo di un errore di trascrizione
notarile che ha favorito i miei antagonisti e altrettanta per raggiungere lo
scopo di farmi giustizia, sia contro il notaio, autore delle falsità, sia
contro la Magistratura
che non ha tenuto conto delle mie esigenze e della mia situazione di vittima.
In tanti casi si dice che si rimane con un pugno di mosche. Personalmente non
posso avere nemmeno questa soddisfazione. Il risultato è che il nostro
Ministero Pubblico, oltre ad aver danneggiato il sottoscritto , ha danneggiato
anche la sua immagine e la sua reputazione.
Personalmente ho perso, non solo finanziariamente, ma anche la mia salute e la
loro fiducia.
Con il caso che ho descritto, in futuro, qualsiasi notaio farà quello che
vuole: basta mettersi d'accordo con uno o l'altro testimone e nessun
procuratore, se non ha una certa furbizia e una preparazione adeguata, potrà
mai far giustizia del malcapitato di turno.
Per terminare mi chiedo come io, semplice cittadino che ha preteso di chiedere
giustizia da solo, possa considerarmi ottimista del nostro Ministero pubblico,
quando le persone addette a questo scopo hanno premiato gli autori delle false
testimonianze, in tutti gli ordini della giustizia, dal semplice giudice di
pace al Pretore fino al Procuratore Generale, mentre hanno condannato la
vittima dell'ingiustizia.
Per evitare "casi" del genere consiglio a tutti i cittadini di portarsi un
testimone o un registratore quando si recano presso un notaio o meglio chiedo
di nuovo ai membri del Gran Consiglio di proporre l'obbligo agli studi notarili
di dotarsi di un impianto di videosorveglianza.
Termino il mio resoconto con l'invito a proporre in futuro a tutti i membri e
uffici della Magistratura alcuni piccoli segni di buona educazione nei
confronti dei cittadini: rispondere almeno entro un mese alle sollecitazioni o
richieste varie, anche quando le stesse sono negative, non obbligare più gli
avvocati a chiedere nessun permesso, quando decidono di difendere un cittadino
contro un altro avvocato, abolire, nel limite del possibile, il linguaggio
burocratico- antiquato e utilizzare un italiano comprensibile e di uso corrente
dei nostri giorni e, da ultimo, di concedere almeno trenta giorni di tempo in
occasione di tutti i casi di ricorsi. È veramente ridicolo, umiliante e
penalizzante cercare un legale per fargli esaminare un ricorso con dieci giorni
a disposizione, specie in un periodo di vacanze scolastiche, come è capitato al
sottoscritto e con avvocati che rifiutano il mandato per motivi di
corporativismo o altro.
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