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Consiglio della Magistratura. Multato giudice Zali: pregiudizio all'immagine della Magistratura

Da: CdT 15.01.2009 pag 14

Multato il giudice Claudio Zali
 Duemila franchi: lo ha deciso il Consiglio della magistratura


 La procedura era scattata nei confronti di Zali indagato (e prosciolto) per appropriazione semplice. Ma avrebbe provocato pregiudizio all'immagine della Magistratura

  Il Consiglio della magistratura ha deciso di sanzionare il giudi­ce Claudio Zali in merito alla vi­cenda che lo ha visto prima in­dagato (e poi prosciol­to) dal Ministero pub­blico ticinese per ap­propriazione semplice.
  Al termine della proce­dura disciplinare (scat­tata in seguito alla se­gnalazione del PG Ba­lestra) il Consiglio del­la magistratura ha sta­bilito di irrogare al giu­dice 2.000 franchi di multa. La decisione è contenuta in una trentina di pa­gine: in buona sostanza, secon­do il Consiglio, Claudio Zali con il suo agire avrebbe creato pre­giudizio all'immagine della ma­­gistratura perché avrebbe svolto
 Claudio Zali.
 (tramite una serie di consigli) at­tività di avvocato e anche di fidu­ciario a favore di una amica. La decisione risale ad alcuni giorni or sono. Numerose pa­gine sono dedicate alla deontologia dei giudi­ci: al proposito, sono ci­tati trattati giuridici di numerosi Paesi. La sto­ria di quanto accaduto è riassunta invece bre­vemente. Larga parte della voluminosa sen­tenza passa in rassegna i vari atti della vicenda con le deposizioni del­le persone interessate al proce­dimento ed i riferimenti fatti da queste ultime al giudice Claudio Zali ed a quanto da lui fatto. In­terpellato, il magistrato ci ha con­fermato di aver ricevuto la san­zione.
  Ha aggiunto di non sentir­si libero di esprimersi al propo­sito perché il Consiglio della ma­gistratura gli aveva preventiva­mente comandato particolare prudenza con gli organi di infor­mazione. Contro la decisione del Consiglio della magistratura è possibile rivolgersi alla Commis­sione di ricorso sulla magistra­tura.
  «Non sono realizzati gli elemen­ti oggettivi e soggettivi del reato ipotizzato nella promozione d'ac­cusa, né di qualsiasi altro reato ipotizzabile». Così il procuratore pubblico Antonio Perugini (su­bentrato nell'inchiesta al posto del procuratore generale Bruno Balestra, ricusato) scriveva nel­l'archiviare le indagini per appro­priazione semplice che aveva vi­sto coinvolto il giudice del Tribu­nale penale Claudio Zali. Un ca­so di diritto penale minore che ha creato non poco imbarazzo all'in­terno di Palazzo di giustizia.
  La vicenda risale all'inizio del 2006, quando il giudice Zali fu in­terpellato da una conoscente pro­prietaria di un piccolo esercizio pubblico. Quest'ultima gli aveva chiesto consiglio nell'ambito di una vertenza con la precedente gerente.
  La donna riteneva di aver acqui­stato, oltre al cosiddetto avvia­mento, anche l'inventario del ri­storante e solo in un secondo tempo avrebbe appreso che una parte degli oggetti apparteneva a terzi.
  Da quanto emerge nell'istrutto­ria - ha osservato in merito Pe­rugini - si può oggettivamente dedurre che di fatto il ruolo di Za­li in questa vicenda «è stato quel­lo di consulente amministrativo e giuridico». Ruolo - viene pre­cisato - che non può venir frain­teso con la sua funzione pubbli­ca che non è stata né «coinvol­ta », né «esercitata». Dopo il pro­scioglimento, il giudice Zali ha chiesto alla Camera dei ricorsi penali un risarcimento per i dan­ni e le spese legali.
 Emanuele Gagliardi

 



SANZIONATO

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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