Da: La regione 23.09.08 pag 1
L'editoriale
Il caso è chiuso, gli strascichi restano
di Matteo Caratti
Caso Zali: a sette mesi dalla promozione dell'accusa per
appropriazione semplice nei confronti del giudice penale è giunto il
decreto di abbandono. Buon segno dirà qualcuno. Sì, poiché la giustizia
dimostra di non guardare in faccia a nessuno: primo perché anche un
giudice, a maggior regione se penale e d'Appello, può finire come tutti
sotto inchiesta e, due, perché ad una promozione dell'accusa firmata da
un procuratore generale, può seguire un decreto d'abbandono di un
semplice procuratore di campagna.
Ma se guardiamo da vicino
questi sette mesi i segni buoni finiscono qui. Fra il giudice finito
sott'inchiesta e la pubblica accusa ( il procuratore generale Bruno
Balestra) non sono infatti mancate le ricuse e le contro denunce che,
a detta dei ben informati, contenevano a tratti anche affermazioni
assai pesanti.
Giunti a questo punto non può non preoccupare il
fatto che a fine agosto il passaggio dell'incarto dal procuratore
generale al collega più anziano, il procuratore Antonio Perugini, è
stato dettato dall'esistenza di elementi tali ( anche se non è dato di
sapere quali) da compromettere un sereno giudizio del procuratore
generale sulla vicenda. Un aspetto che merita d'essere chiarito, tanto
più che nella motivazione dell'abbandono si fa riferimento ad un «
ragionamento contorto
ed estraneo all'ambito penale che invece si deve basare sui fatti
» .
Ce n'è dunque abbastanza per chiedersi: sono ancora in
grado quelle due alte cariche della nostra magistratura, quella
inquirente e quella giudicante, di lavorare ripristinando la
necessaria serenità? Allo stato attuale è lecito dubitare se, come
detto, la ricusa di cui sopra è effettivamente da ricondurre
all'assenza di sufficiente serenità.
Aspetti questi che potrebbero
chiamare anche in causa il Consiglio della Magistratura.
Su un altro fronte poi, quello interno al Tribunale di Appello, questa
vicenda deve ulteriormente interrogare. Come mai il giudice Zali, una
volta promossa l'accusa, decise lo scorso mese di marzo ( fu lui a
chiederlo) di non più andare in aula, e venne sostituito da un
collega, salvo poi tornare a celebrare processi qualche mese dopo una
volta riconfermato dal parlamento cantonale senza che però la sua
posizione nell'inchiesta penale fosse mutata? Sarebbe opportuno che il
Tribunale di Appello avesse una prassi e la applicasse. Per tener alta
l'immagine della magistratura e non farla apparire come una casta
disciplinata da sue regole. Regole a geometria variabile.
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