Da: CdT 12.8.09 pag 1 e 2
GIANCARLO DILLENAAutomobilista solitamente prudente, rientrando una sera tardi dalla Svizzera interna, il signor M. è incappato in un controllo radar. Era una bella notte estiva, con ottime condizioni stradali e pochissimo traffico e lui filava un po’ troppo. Si è quindi preso le sanzioni del caso: una multa a più zeri e ritiro della patente per tre mesi. Abitando in una zona periferica ed essendo obbligato a circolare sovente per lavoro, le conseguenze saranno per lui particolarmente pesanti, sia sul piano economico che su quello pratico.
Una disavventura, la sua, comune a molti altri. Accettata, tutto sommato, dopo qualche comprensibile mugugno. Se non che nelle settimane seguenti il signor M. è incappato in un paio di fatti che l’hanno fatto parecchio pensare. E anche irritato.
Un suo vicino, fornitore di esercizi pubblici, è stato gabbato da un tale che non gli ha pagato fatture per diverse migliaia di franchi. Ha in corso una procedura che va avanti da mesi e gli sta costando tempo, soldi e amarezze. Intanto l’altro ha chiuso il precedente locale e ne ha riaperto tranquillamente un altro di lì a poco, grazie ad un’astuzia giuridica. Ad un altro suo amico è successo di peggio: il figlio è stato picchiato selvaggiamente, all’uscita di una discoteca, da due energumeni. I quali se la sono cavata, alla fine, con una lieve condanna e senza fare un giorno al fresco. Il malcapitato, ancora oggi in cura per le botte ricevute, li ha incontrati per caso dopo mesi e i due lo hanno ancora sfottuto e minacciato. La segnalazione del fatto alla polizia è valsa solo un consiglio: «per evitare guai, stia alla larga da quel posto».
A questo punto il signor M. si chiede con che tipo di regole abbia a che fare. La sua impressione è che i famosi piatti della bilancia, che ha visto tante volte nelle rappresentazioni simboliche della giustizia, siano a dir poco asimmetrici. Lui, cittadino onesto che non ha fatto male a una mosca ma ha infranto una norma amministrativa, è stato bastonato nel nome «del pericolo che avrebbe potuto rappresentare nel caso in cui...». Mentre altri, che di danni ne hanno fatti eccome ma sono molto più disinvolti o spregiudicati di lui, riescono a sfuggire per la tagente alle sanzioni o se la cavano con poco.
Un avvocato, ad una cena con amici, gli ha spiegato a lungo le ragioni giuridiche alla base dell’uno e dell’altro caso, con tanto di norme, dottrina, giurisprudenza. Ma non è riuscito a convincere né lui né gli altri presenti, fra i quali ha constatato invece un diffuso malessere nei confronti di un sistema che tende a colpire sempre più duramente certi «comportamenti trasgressivi» minori, anche se privi di effetti pratici; e sempre meno severamente abusi vistosi e gravidi di conseguenze per gli altri.
L’avvocato, messo alle strette, ha ribattuto che l’equilibrio della bilancia è sempre in evoluzione ed è percepito diversamente a seconda dei tempi, delle sensibilità e delle situazioni. Ma ha dovuto riconoscere che pure le sanzioni hanno una valenza diversa a seconda di chi colpiscono e che quando i cittadini cominciano ad avvertire un senso di ingiustizia, è un campanello d’allarme che politici, legislatori e specialisti di ingegneria giuridica dovrebbero prendere maggiormente sul serio. Poiché la bilancia è a sua volta legata ad un pendolo che, se spinto troppo in una direzione, rischia di portare a reazioni che lo ributtano di colpo dall’altra parte. E, in queste turbolenze, la bilancia fatica ancora di più a ritrovare l’equilibrio necessario.
Il signor M. stavolta pagherà la sua multa e subirà il ritiro della patente. Ma non se ne dimenticherà. E troverà il modo, prima o poi, di far sentire le sue ragioni. Anche e soprattutto a chi oggi non sembra dar loro molto peso.
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