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Il
Gruppo operativo giovani-violenza-educazione, nominato dal Consiglio di
Stato e coordinato dal procuratore pubblico Antonio Perugini, ha
recentemente stilato il suo secondo rapporto trimestrale. Il documento
approfondisce alcune proposte ventilate in maggio e valuta misure
concernenti la possibilità di accesso dei minori agli esercizi
pubblici. Inoltre riprende l'argomento del coprifuoco che in maggio
aveva suscitato un'alzata di scudi da più parti. Intervistato, il
procuratore pubblico Perugini conferma le proposte già avanzate, senza
ripensamenti. È preoccupato dal fatto che i minorenni vaghino di
notte, da coloro che per divertirsi «si inventano la follia» e dalle
ragazzine a volte più sboccate e violente dei maschi.
Procuratore Perugini, il secondo rapporto trimestrale sulla violenza
giovanile stilato dal gruppo operativo da lei coordinato
approfondisce le misure per prevenire e contrastare il fenomeno. Si
riparla del «coprifuoco » notturno per i minorenni, proposta
controversa, ma nel frattempo adottata in alcune località
svizzere. Lei la conferma nonostante le critiche?
«La
misura già contenuta nel primo rapporto ha attirato, come era
prevedibile, un'attenzione a mio giudizio spropositata rispetto alle
tante altre misure proposte, forse anche più importanti e necessarie.
Mi risulta che là dove è applicata non causa problemi di sorta, anzi
sta dando buoni risultati. D'altronde qualcuno dovrebbe spiegare
perché sia sano, educativo e formativo lasciare i minorenni
vagabondare di notte, a qualsiasi ora, anche la più piccola. Il buon
senso e la responsabilità degli adulti dovrebbero già dare una
risposta senza che sia lo Stato ad imporla. Purtroppo la realtà invece
non fa che renderla attuale oltre che, forse, necessaria.
Tengoperòaprecisare chela misura, anziché restrittiva della libertà
della gioventù, è stata vista più come supporto e ausilio a quanto
ormai i genitori faticano ad imporre ai figli».
Alcune
misure sono di fatto proibizioni. Attuandole, lo Stato non rischia di
operare in campi dove la famiglia dovrebbe essere sovrana?
«Certamente,
ma non c'è alternativa visto che ormai si tende a delegare ad altri,
dalla scuola alla polizia, dalla magistratura alla rete sociale, quei
compiti di vigilanza e di educazione propri della funzione dell'adulto
in generale, non solo dei genitori».
Un divieto non rischia di calamitare i giovani verso realtà dalle quali invece li si vorrebbe tenere lontani?
«Se
oggi c'è un problema evidente è la quasi assoluta mancanza di
limiti:infatti per «divertirsi» bisogna addirittura inventarsi la
«follia». Non esiste contesto seriamente educativo senza regole e
disciplina. E non vi è regola che, se violata, non comporti
conseguenze.
Questo vale per tutti i comportamenti della vita e gli adulti dovrebbero insegnarlo ai giovani».
In che misura inasprire la repressione può risultare educativo per i giovani?
«Nella misura in cui trasmette la concezione che c'è un valore
superiore, privato o collettivo, da salvaguardare. Perché non c'è
solo libertà nella
vita: anzi!»
Il
fenomeno della violenza, o quantomeno del bullismo, vede sempre più in
prima linea le ragazze, specie in gruppo. Come valuta il fenomeno?
«È
preoccupante, poiché a livello verbale risultano più sboccate e
violente dei maschi. Basta ascoltare per strada il frasario giovanile
corrente. Ma il problema sta a monte, e cioè nell'educazione - scarsa - trasmessa dagli adulti».
Fra
i problemi da esaminare nei prossimi rapporti compare una più
efficace prevenzione a livello di ambienti sportivi, che non sono
immuni da fenomeni di violenza. Quale è la strada da seguire?
«Lo si leggerà nel prossimo rapporto. Se abbiamo preso in considerazione il tema è perché quanto avviene negli ambienti
sportivi giovanili, viene generato, a ben vedere, dalla medesima
matrice di degrado che si constata in casa, a scuola, per strada».
Ci sono ancora misure da perfezionare nell'ambito della violenza giovanile?
«Certamente.
Siamo anche consapevoli che non saranno risolutive nemmeno quelle
proposte dal nostro Gruppo. È necessario che tutti riflettano e che la
mobilitazione sia generale per assicu-
rare un futuro culturale ed educativo migliore alle generazioni che si apprestano a diventare adulte».
Qual è, infine, l'aspettativa del Gruppo operativo dopo avere lanciato le proposte al mondo politico?
«
L'auspicio è che il Paese in generale ne discuta, ci rifletta e anche
che formuli critiche costruttive. Il nostro mandante è il Consiglio
di Stato e noi gli rendiamo conto trimestralmente. Sta ora al Governo
prendere la parola sulle proposte formulate e deciderne il destino».
Il procuratore Perugini ed il Gruppo che coordina continuano il loro
lavoro, incuranti delle critiche e in attesa che il Consiglio di Stato
si pronunci. Il magistrato si riconferma dunque nella linea dura e
decisa. Auspica anche un dibattito che coinvolga il Cantone: la posta
in gioco è alta ed i rischi, lo dimostra la cronaca, sono temibili.
Urge intervenire, secondo Perugini, anche con misure che potrebbero
avere un sapore impopolare; ma gli spazi di azione, fa intendere, ci
sono: basta individuarli e delimitarli.
IL PP
Antonio Perugini.
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