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La legge li penalizza in tutti i modi. A tutela dei padri divorziati

Da: Il mattino della domenica, 2.12.2007

Scritto da MDD   
domenica 02 dicembre 2007
I padri separati con figli troppo spesso vengono trattati dalle autorità giudiziarie (preture) come l'ultima ruota del carro. Non di rado sono ridotti a semplici portafogli viventi, privi di diritti. L'unico "diritto" che hanno è quello di continuare a pagare alimenti all'ex moglie che magari convive con un altro uomo ma fa figurare il contrario per non perdere i contributi dell'ex coniuge, che magari  si rifiuta di cercarsi un lavoro che la renderebbe economicamente indipendente (tanto paga l'ex marito) e per tutto ringraziamento diffama il padre davanti ai figli.
Capita che il padre in questione si trovi dunque, dedotti alimenti e spese legali, sotto il minimo vitale. Questo mentre il pretore la tira per le lunghe e, invece di decidere una volta per tutte, continua  a tergiversare accogliendo tutti i cavilli più assurdi della controparte. La quale, nel caso in cui benefici del gratuito patrocinio (ossia pagato dai contribuenti), non ha evidentemente alcuna remora nel tirare le procedure più alla lunga possibile, sperando di ottenerne sempre maggiori vantaggi. A scapito dell'ex coniuge.
Naturalmente si verifica anche la situazione contraria: ossia, il padre di famiglia benestante che se ne va con la brasiliana 20enne lasciando l'ex moglie da sola e senza soldi; e che si arrangi a crescere i figli mentre lui se la spassa con la nuova compagna.
Queste situazioni di litigiosità sono fomentate da avvocati azzeccagarbugli che ci lucrano. E a soffrirne di più sono proprio i figli. Soprattutto quando - come capita sempre più spesso - le schermaglie si susseguono per anni, mentre le delegazioni tutorie, lungi dal fare il loro lavoro, si preoccupano solo di trovare scuse per piazzare i figli in istituto in modo da far lucrare gli amici del $ociale cosiddetto no-profit che invece il profit lo fa eccome.
Tuttavia, se per le donne, a parte la questione dell'anticipo alimenti che va assolutamente corretta, le difficoltà, quando ci sono, più che dal quadro legale difettoso, derivano dalla personalità dell'ex coniuge, per gli uomini la situazione è diversa. La legge sfavorisce i padri in maniera inaccettabile, e questo già di principio. Li riduce, per l'appunto e di fatto, a dei semplici pagatori senza diritti. Ebbene questa situazione non può continuare. Il disagio è palpabile come dimostra la nascita di associazioni a tutela dei genitori non affidatari. Quindi è ora che la politica intervenga!

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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