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Continua l’odissea di Walter Recchiuti. Sebbene assolto continua a non vedere i figli da luglio 2011

Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 30.6.13, pag 27


Sebbene assolto continua a non vedere i figli da luglio 2011


Continua l’odissea di Walter Recchiuti

Nel recente film “Tutto l’amore del mondo”, l’attore italiano Enrico Mon­tesano, interpretando l’avvocato De Angelis, al telefono con una sua cliente, le dice: “Senta signora, se suo marito continua a non pagare gli ali­menti, noi ci inventiamo che ha mole­stato la bambina e lo mandiamo in galera. Funzione sempre. Stia tran­quilla, un colpo da KO!”. Purtroppo questa non è finzione ma triste realtà. Infatti, sono tante le volte in cui le madri, forse, come nel caso del pre­detto film, istigate dai loro legali, de­nunciano falsamente i loro ex per maltrattamenti, violenza sessuale su loro stesse e sui propri figli. Come già scritto in diversi nostri articoli, durante gli accertamenti e l’inchiesta di poli­zia, i padri e i figli vengono allontanati gli uni dagli altri per mesi e, spesso, anni. Questo è stato l’ennesimo tenta­tivo messo in atto dalla moglie del no­stro associato Walter Recchiuti, la quale vive in Francia coi figli e da cui vive separato dal lontano 4 febbraio 2008. La madre da allora, ha sempre incassato cospicui alimenti dal marito Walter (circa 4'700 fr mensili).

Nel nostro articolo del 18.12.2011 vi avevamo informati che già anni prima la moglie aveva denunciato Walter per maltrattamenti su se stessa e i figli, de­nuncia terminata con una assoluzione del marito e padre. Nell’estate 2011 l’ennesimo tentativo di denuncia pe­nale sporta contro il marito. Infatti, dopo l’ultimo diritto di visita del padre coi figli avvenuto senza nessuna restri­zione a Minusio ai primi di luglio 2011, la moglie ha fatto ospedalizzare i due bambini presso l’ospedale La Ca­rità di Locarno. È seguita una denuncia contro il padre Walter per abusi ses­suali sui minori. A fine 2011 Walter è stato sottoposto ad interrogatorio e il suo domicilio è stato perquisito dalla polizia a seguito della denuncia penale sporta contro di lui dal suocero e pe­diatra Dr Arnaldo Catti: il padre Walter avrebbe abusato sessualmente dei suoi due figli di 10 e 5 anni toccando loro i genitali e infilando loro un dito nel­l’ano, e, mentre che i due figli adole­scenti di una sua amica picchiavano il figlio più grande, infierito verbalmente su di lui dandogli del “figlio di put­tana”. In un filmato consegnato dal padre agli inquirenti, uno dei due figli ammette che è stata la madre a dirgli di raccontare che sarebbe stato il padre a picchiarlo all’albergo dove pernotta­vano con lui. Di passata, ricordiamo che il denunciante Dr Arnaldo Catti, padre della moglie di Walter, ancora esercita la professione di pediatra a 80 anni e che alcuni anni or sono è stato condannato penalmente a sette mesi di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di due anni, in quanto autore colpevole di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, ai danni di una sua paziente minorenne, condanna confer­mata nel 2007 dal Tribunale federale di Losanna.

Dopo l’inchiesta del ministero pub­blico, in data 4 febbraio 2013 il procu­ratore pubblico (PP) ha emesso un decreto d’abbandono nei confronti del padre Walter Recchiuti, imputato per i reati di minaccia, atti sessuali con fan­ciulli, molestie sessuali e violazione del dovere di assistenza o educazione. Non soddisfatta, la madre ha inoltrato reclamo alla Corte dei Reclami Penali del Tribunale di appello di Lugano (CRP) avverso il decreto d’abbandono del PP. Il 17 giugno 2013 la CRP ha respinto il reclamo della moglie, accol­landole tasse, spese e ripetibili. Non è escluso che la moglie si rivolga ora al Tribunale federale.

Nel frattempo la moglie ha inoltrato istanza di divorzio in Francia, dove si sta svolgendo la procedura di divorzio. Presso il Tribunale penale francese la madre Astrid Catti è stata ritenuta in prima istanza colpevole del delitto di non avere presentato i suoi figli al padre Walter Recchiuti per le vacanze d'ottobre, Natale 2011 e febbraio 2012, ed è stata condannata a 4 mesi di prigione con la condizionale, oltre al pagamento di tasse, spese e ripeti­bili al marito. La moglie infatti non ha rispettato quanto stabilito dal giudice francese impedendo l’esercizio del di­ritto di visita tra i figli e il padre.

Walter, “presunto colpevole”, ritenuto innocente dal PP e dalla CRP, conti­nua tuttavia a non vedere i suoi due adorati figli dal mese di luglio del 2011, ossia da quasi 2 anni!

Abbiamo chiesto a Walter di dirci come si sente oggi: “Sono stanco, fi­sicamente e psicologicamente, di que­sto incubo e di queste ingiustizie, non vedo l'ora di porre fine a questo spreco di denaro che va solo ad arric­chire gli avvocati che si occupano del procedimento. Sarebbe importante tu­telare l'interesse dei due bambini, che ancora oggi si trovano nelle mani di una donna che odia il padre e fa di tutto per tenerci lontani, e sta adope­randosi per far dire loro delle falsità, con un’altra prassi che alcuni defini­scono della madre malevole, che serve a inculcare in loro false convin­zioni proprio come ha cercato (inutil­mente) di fare col tribunale. Mi chiedo se i miei figli sapranno riconoscere la verità dopo due anni di isolamento forzato, esclusivamente con la loro madre e quindi in mia totale assenza. Un assenza alla quale le autorità sviz­zere non hanno ancora reagito e che non finisce più! Io posso solo dire che questa mia storia è maledettamente simile a troppe altre, e tutte hanno un comune denominatore, il progetto del­l’annientamento della figura paterna. Storie dove si calpesta la dignità di una persona, in quanto uomo e padre, a cui si impone di fatto di rinunciare all'esercizio della paternità, con un grandissimo e incompreso danno per i nostri figli. Questo racconto non è uno sfogo, ma la narrazione della re­altà.”

Contatto:






Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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