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I ricorsi contro le decisioni delle Commissioni tutorie? Subito al Tribunale d’Appello!

Da: Mattino della domenica, papageno: in nome dei figli e dei futuri padri, 16.9.12 pag 10

Da anni nei vari media ticinesi (giornali, RSI, radio, internet, ecc), si leggono storie di drammi familiari, di famiglie dilaniate da interventi spropositati messi in atto da Commissioni tutorie regionali, quasi sempre avallate successivamente in sede di ricorso dalla Autorità di vigilanza sulle tutele di Bellinzona diretta da anni dalla capo ufficio avv. Alessia Paglia.

La celebre Perizia Affolter/Vogel di valutazione sull’organizzazione tutoria in Ticino ha descritto un centinaio di contestazioni (inserire il codice xyz12 nella rubrica “Cerca” del sito www.papapagenonews.ch). Tuttavia, il solo cambiamento significativo che il Consiglio di Stato propone a favore delle famiglie e dei minori sarà l’accorpamento della autorità di vigilanza sulle tutele (AVT) di Bellinzona al Tribunale d’Appello di Lugano (TA), nel senso che contro le decisioni delle Commissioni tutorie regionali (CTR) il cittadino potrà ricorrere direttamente al TA e non più passare prima dai meandri della AVT diretta tra l’altro da una capo ufficio che lavora a tempo parziale (70%)! Un grado di giudizio in meno dunque, prima di poter sottoporre l’operato della CTR al Tribunale Federale, passaggio obbligato per poter far constatare alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (CEDU) le violazioni dei diritti umani fondamentali messe in atto dall’autorità tutoria ticinese contro i propri cittadini.

Nei numerosi casi a nostra conoscenza emerge un denominatore comune: il lungo tempo che trascorre per ottenere delle decisioni ai ricorsi contro le risoluzioni delle CTR. Questo fattore è molto importante ritenuto che nelle decisioni delle CTR quasi sistematicamente viene tolto l’effetto sospensivo della misura imposta in caso di un eventuale ricorso: detto altrimenti, il cittadino può ricorrere ma la decisione delle commissione tutoria entra immediatamente in vigore. Al cittadino è concesso solitamente un termine di 10 giorni per impugnare le decisioni delle CTR. Tenendo conto che l’AVT fa trascorrere fino a 2 anni per evadere un ricorso e la prima Camera Civile del TA addirittura 4 anni, lasciamo al cittadino il compito di calcolare, nella peggiore delle ipotesi, la possibile tempistica della Giustizia ticinese in caso di ricorso.

Leggiamo nei media che la Commissione della Legislazione si è divisa: una minoranza (relatore il deputato al Gran Consiglio Galusero, PLRT) intende proporre in Gran Consiglio una procedura di reclamo alla Preture e poi al Tribunale d’Appello (con l’attuale prima Camera Civile) come eventuale secondo giudice: per questo ritiene inutile la costituzione di una Camera di protezione. Insomma, invece di ridurre i gradi di giudizio la minoranza vuole aumentarli. Solo chi ha avuto a che fare con l’ingerenza sproporzionata dell’autorità tutoria nella propria vita privata e nella propria famiglia può rendersi conto dell’assurdità di tale proposta. La politica è davanti ad un bivio. Deve decidere se l’autorità tutoria deve essere di aiuto e sostegno alle famiglie e ai giovani, e di conseguenza autorevole e degna della fiducia e del rispetto dei cittadini. Oppure se deve essere un organo di ingerenza e disgregazione nelle famiglie ticinesi, e di conseguenza autoritaria e temuta dai cittadini. Questa è la domanda basilare a cui i nostri politici devono innanzitutto rispondere prima di decidere. Oggi come oggi l’autorità tutoria è recepita dalla grande maggioranza degli utenti come un pericolo e non un aiuto a cui rivolgersi in caso di bisogno. Per questo non deve stupire se sempre più cittadini rivolgono domande di risarcimento danni di centinaia di migliaia di franchi e addirittura milioni a comuni che ospitano le CTR, segnatamente a Lugano. Auspichiamo che il Gran Consiglio respinga il rapporto di minoranza del relatore Galusero e che l’AVT venga accorpata al TA: è necessario che i cittadini possano ricorrere direttamente al Tribuna di Appello contro le decisioni delle CTR. La massima autorità giudiziaria cantonale offre maggiori garanzie al cittadino rispetto all’attuale autorità amministrativa di vigilanza. La tempistica in caso di ricorso va imperativamente ridotta. È con la pelle delle persone e dei bambini che si ha a che fare: non è un gioco!

Contatto:

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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