Da: Mattino della domenica, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri", 2.12.12, pag 14
Dalla beneamata Vallemaggia, ci è giunta all’orecchio una situazione familiare a dir poco incredibile che ben illumina la degenerazione dei nostri tempi e della nostrana “anacronistica” (è un eufemismo!) applicazione della legge e della giurisprudenza.
Una madre, da poco sposata, con due figli piccoli di 4 e 6 anni, deporta i figli, con l’inganno, in Svizzera tedesca, a Dietikon, città dalla quale proviene lei. Infatti, al momento della partenza, aveva promesso al padre di rientrare in Ticino entro e non oltre un anno, anche per poter effettuare l’inscrizione dei figli a scuola. Figli appunto nati e cresciuti in Ticino, che hanno parenti, amici, maestre e compagni qui. Poi però la madre cambia idea, rimane stabilmente a Dietikon, cerca e trova un altro compagno, avvia di nascosto la procedura di separazione e divorzio. Ottiene, neanche a dirlo, tutto quel che vuole! La custodia dei figli sottratti al padre con l’inganno, i contributi alimentari chiesti (!), un punto di incontro ad Airolo per consegnare i figli al padre, poi i diritti di visita sorvegliati e vigilati in ambiente protetto (!) a Zurigo (!) con le spese di trasferta e di sorveglianza a carico del padre!
A dire della madre - e la sua opinione è stata inserita nei documenti ufficiali perché presa per buona e veritiera dal perito psichiatra Dr. Leonardo Critelli e dal pretore distrettuale (candidatosi nei giorni scorsi quale Giudice del nostro Tribunale di Appello che verrà eletto dal Gran Consiglio il prossimo 17 dicembre) - il padre sarebbe da considerarsi (badate bene, dalla separazione via!) inadeguato, immaturo, addirittura un potenziale pericolo per i figli! Oggi, nonostante la madre goda d’una convivenza stabile con un agiato compagno germanico, del quale tuttavia nessuno sa nulla, pretende pure più del doppio di alimenti, ben sapendo che il padre è senza impiego ed al beneficio di prestazioni assistenziali! Ma non finisce qui, anzi l’incredibile arriva ora.
In barba alle conclusioni della perizia psichiatrica ritenuta ammissibile quale mezzo di prova dalla Pretura, in barba alla sentenza di divorzio, la madre oggi scavalcando tutto e tutti, perfino se stessa e quanto affermato precedentemente durante la procedura di divorzio, riconsegna di sua iniziativa i figli al padre, per lunghi periodi di parecchie settimane consecutive, nonostante la sentenza preveda che il padre incontri i figli in ambiente protetto e sotto sorveglianza! Il perito psichiatra e il pretore ne sono al corrente, ma nessuno di loro ha mosso un solo dito per “proteggere i figli dal padre”! A conti fatti, ciò dimostra che il padre è stato incolpato ingiustamente di mettere i figli in situazione di pericolo! Infatti, se le accuse della madre mosse contro il papà corrispondessero al vero, oggi i figli non sarebbero affatto tutelati, né protetti, bensì messi dalla madre in grave situazione di pericolo. Se la madre avesse invece dichiarato il falso (e il fatto che abbia affidato e affidi tuttora tranquillamente i figli al padre sostiene nettamente questa ipotesi), e quindi il padre non è affatto un pericolo per i figli, allora pretura e/o perito psichiatra devono essersi sbagliati e dovrebbero dunque “correggere il tiro”, rettificando perizia e sentenza di divorzio.
Alla luce dei fatti e delle nuove dichiarazioni della madre, messe pure per iscritto, attestanti le buone capacità genitoriali del marito, il padre ha ripetutamente chiesto una rettifica della perizia e delle decisioni ma, né il Pretore, né il perito psichiatra Dr. L. Critelli, lo hanno degnato di una benché minima risposta. Ma per quali motivi la madre agisce in tal modo, contravvenendo ad una chiara decisione giudiziaria fondata su una perizia psichiatrica? Forse perché la sentenza della pretura non condanna per il momento il padre, in assistenza, a versare alla madre alimenti per i figli? È forse questo che ha aiutato ed aiuta la madre a decidere di far rientrare il padre nella vita dei figli? La “complicazione” economica? Oppure perché la madre preferisce trascorrere dei bei romantici indimenticabili momenti da sola con il nuovo compagno e “scarica” i bambini al papà? Chissà.
La domanda si pone: “La madre, il pretore, lo psichiatra, stanno forse violando i loro doveri educativi e di assistenza verso i due bambini, non facendo rispettare la sentenza della Pretura atta a proteggere i due figli dal padre?” Che fine faranno dunque questi poveri e maltrattati bambini? Che immagine potranno farsi della loro madre e del loro padre? Che idea matureranno della famiglia e del matrimonio e specialmente di una giustizia che non li tutela, che non li protegge affatto e li ha resi “orfani di padre vivo”? A giudici, pretori ed avvocati divorzisti, interessa di più la legge o la giustizia (che implica in più questioni etiche e morali)? Stanno maggiormente a cuore i diritti della donna e della madre o i diritti ed il bene dei minori (che ovviamente non sempre coincidono con quelli della madre ma alle volte invece collidono)? O peggio ancora, la Giustizia ticinese è solo una grande farsa, una pagliacciata, una ben collaudata e redditizia “fabbrica dei divorzi”, un affare di soldi? Sono domande retoriche perché purtroppo le risposte le conosciamo tutti.
Alle condizioni imposte dall’attuale giurisprudenza che regola i casi di separazione e divorzio, all’uomo avveduto ed adeguatamente informato, pare non convenga affatto, né il matrimonio, né l’assecondamento d’un qualsiasi desiderio di paternità. La paternità, l’avere avuto con una donna un rapporto sessuale fecondo, duole molto doverlo dire, è trattata dalla legge, dal diritto di famiglia, dalla nostra giurisprudenza, alla stessa stregua di un reato con un colpevole da “castigare”: il padre! Non sono queste semplici opinioni personali, lo ripetono da anni centinaia, migliaia di padri separati o divorziati, e ciascuna associazione di padri in tutta la Svizzera, in tutta Italia, in tutta Europa, in tutto il mondo.
Contatto:


La Pretura di Cevio.
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